Principale Arte, Cultura & Società Tutti a parlar di donne per il 25 novembre

Tutti a parlar di donne per il 25 novembre

Tutti a parlar di donne per il 25 novembre

di Evelyn Zappimbulso

Si affiggono locandine, si organizzano tavole rotonde con nomi altisonanti, si invitano sponsor, sfilano marce e si innalzano striscioni e si imbandiscono anche cene a tema con balli e violini. Parole, poesie, letture e poi ancora tante belle parole. Alla vigilia dell’avvio dei 16 giorni di azionismo e di lotta per i diritti umani, delle donne in particolare, che iniziano il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, sino al 10 dicembre, giornata mondiale dei diritti umani, tutti ricordano di aver scritto in qualche parte nei loro statuti che la missione della loro azione costante è, guarda caso, la difesa del ruolo della donna, il suo sostegno, la sua tutela.

Ma la cosa ancora più sorprendente è che tutte le tavole rotonde che inneggiano alla donna, giustamente apparecchiate in bella mostra in questo periodo in tutta Taranto e provincia, siano tutte scollegate tra loro. Ognuno pensa di far qualcosa e di farlo meglio dell’altro e per questo lo fa da solo.

Si affastellano iniziative a macchia di leopardo in tutto il territorio tarantino per il 25 novembre, ma nessuna organizzata in rete, nessuna in accordo con quelle vere associazioni di servizio che per 365 giorni all’anno lavorano per migliorare concretamente la condizione delle ragazze e delle donne nelle scuole, nei posti di lavoro, nelle famiglie e nella società in genere.

Perché se è vero che ancora oggi i dati delle violenze mortali sulle donne ci riportano statistiche agghiaccianti e ancor più vero che, sfilato il 25 novembre, con tanto di illustri relazioni e saluti istituzionali, si ristende il velo del silenzio sulla vera causa di un fenomeno che ci sta sfuggendo di mano. Una cultura radicata in stereotipi e sistemi che viaggiano attorno a noi silenti, tanto da apparire normali.

Non si ha nulla da celebrare il 25 novembre, se si ritorna ai posti di lavoro e comando uguali a prima, anzi forse con qualche ironia sul fatto che ancora manchi una giornata da dedicare alla violenza contro gli uomini. Basterebbe chiedersi il perché.

Le associazioni joniche che si impegnano fattivamente e con la sola forza di volontarie, che credono nella loro missione fondativa a sostegno delle donne, entrano nelle scuole con progetti di eccellenza di educazione alla cultura del rispetto ed offrono gratuitamente a studentesse e studenti esempi di come poter cambiare la rotta partendo dal basso, dal vivere in famiglia, dagli atteggiamenti tra amici, dalle relazioni d’amore. Perché è nelle scuole che si impara a stare al mondo e, a volte, a comprendere che anche chi ci è vicino può sbagliare, può essere vittima di una cultura che relega la donna sempre un passo dietro l’uomo, anche solo per etichetta.

Affrettarsi per celebrare una data non serve. Serve l’umiltà di riconoscere che c’è chi lavora per un futuro migliore per le ragazze nel mondo ogni giorno ed il coraggio di offrire aiuto concreto, perché le violenze, fatte anche di gesti e parole, si annientano con l’impegno condiviso. E soprattutto serve l’intelligenza per capire che a volte basta rimanere in silenzio e tendere l’orecchio verso orizzonti, non troppo lontani, dove c’è una donna, forse amica, forse sorella, forse moglie, collega o mamma, che chiede solo rispetto.

Evelyn Zappimbulso Vice Direttore Corrierepl.it

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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