Home Cultura & Società Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Satriano per San Nicola di Bari

Omelia di S.E. Mons. Giuseppe Satriano per San Nicola di Bari

Bari, Basilica S. Nicola, lunedì 6 dicembre 2021

Reverendissimo Priore, Signor Sindaco, Distinte autorità, cari sacerdoti, religiosi e religiose, cari fratelli e sorelle in Cristo, dopo mesi di fatica e dolore oggi torniamo a mettere il nostro cuore in festa!

Festa per la nostra città, per l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, per la Chiesa universale di cui S. Nicola, dopo la Vergine Santa, è il santo più venerato.

A lui siamo affezionati per l’intercessione taumaturgica e per la sua storia di vita, che lo rende ai nostri occhi fedele interprete del Vangelo di Cristo. Ecco perché oggi anch’io vengo pellegrino sulla sua tomba a celebrare questa eucaristia.

La sua testimonianza, di uomo radicato in Dio e proteso verso gli uomini, lo attesta come esempio di credente e pastore che, rinunziando alle seduzioni del mondo del suo tempo, visse quella pace del cuore, quel radicamento nella fede e quello slancio nella carità che ancora oggi lo rendono fulgido esempio per tutti noi.

Vivere la festa, con il suo tripudio di luci e di suoni, non deve distoglierci dalla centralità che in essa è chiamata ad assumere la dimensione personale di ciascuno. Vivere la festa deve condurci a quello spazio creativo in cui trovi ospitalità la centralità dell’uomo con le sue tradizioni, con il suo desiderio di cielo, con la sua capacità di costruire relazioni, comunità.

In un contesto simile desideriamo celebrare la festa di S. Nicola, “uomo vittorioso”, saggio, grande nella bontà verso piccoli e oppressi, fu sentinella vigilante del suo popolo.

Nonostante la crescente secolarizzazione e lo sfruttamento mirato da parte della propaganda commerciale natalizia, la figura di San Nicola rimane imponente e autorevole nel cuore dei baresi e di quanti, nel mondo, guardano a lui come padre e pastore amorevole.

In una società che registra la perdita di padri, di figure genitoriali autorevoli, e che sempre più avverte lo smarrimento e la perdita di identità, San Nicola ci sprona ad una profonda riflessione.

La Parola ascoltata ci aiuta a cogliere la forza provocatrice di questa figura. I testi ci aiutano a tratteggiare aspetti peculiari e salienti del Vescovo di Mira. Ne desidero sottolineare due:

L’essere vero pastore del gregge affidatogli e la sua fede operosa.

Essere pastore

Il dialogo tra Gesù e Pietro esprime tutta la ricchezza dell’immagine di pastore incarnata da San Nicola e che a noi riverbera come richiamo forte ad una cultura della cura, troppo spesso enfatizzata e poco vissuta.

Quel “mi ami tu?”, risuonato per tre volte è l’invito a entrare in una relazione cuore a cuore, lasciandosi toccare le viscere dalla vita.

Oggi più che mai, la realtà che ci circonda manifesta sete di Dio. Non basta essere preparati, desiderosi di aiutare il prossimo e non è sufficiente nemmeno essere persone dalla salda moralità. C’è una virtù che precede le altre ed è prioritaria: essere uomini di Dio, persone saldamente radicate in una intimità personale con Lui che passa attraverso una relazione profonda con la Parola incarnata, Gesù.

È in questa relazione che è nata e cresciuta la grandezza del Santo di Mira.

Il mandato ricevuto da Pietro “pasci le mie pecore” raggiunge il cuore di San Nicola, rendendolo padre di un popolo. Egli si prese cura degli altri, non come professionista del disagio, ma come accompagnatore umile, uomo accanto agli uomini; pastore e sentinella della “felicità” dei suoi figli.

È qui la sfida per tutti noi: ritrovare una responsabilità d’amore verso i fratelli che nasca dall’incontro con Gesù. Nell’affidare il suo gregge a Pietro, Gesù invita a farsi carico degli altri nel suo nome.

Egli desidera che ci prendiamo cura degli altri come accompagnatori umili che curano e sono curati, che parlano e “si lasciano parlare”, che perdonano e sono perdonati, che amano e si lasciano amare.

La fede operosa

Quella di Nicola non è stata una fede disincarnata, ma si è confrontata con l’oggi della sua storia, sapendo farsi carico delle necessità e delle urgenze che egli scorgeva nella vita della sua gente.

Come ci ricorda San Giacomo nella sua lettera, “la fede agisce”, si manifesta mediante le opere.

“A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?”

Nell’arco dei secoli ci sono stati, e anche oggi ci sono, cristiani che si accontentano di vivere una fede devozionale, cultuale, ritualistica, rimanendo chiusi e avidi dei loro beni, ma sordi alle necessità dei fratelli.

“Siamo intrappolati dalla frenesia di mille cose terrene e dall’avidità”

Lo ha affermato il Santo Padre nel suo recente viaggio ad Atene dopo aver visitato l’isola di Lesbo. Simone Weil, martire del secolo scorso, vittima della persecuzione nazista, ebbe a scrivere:

«”Tu non m’interessi”. È questa un’espressione che un uomo non può rivolgere a un altro uomo senza commettere una crudeltà e ferire la giustizia… Vi è in ogni uomo qualcosa di sacro».

Sono parole forti, che ci riportano a valutare lo spessore della nostra fede, chiamata a sposare Dio e il suo riflesso nella vita di ogni uomo.

S. Nicola, con la sua testimonianza, ci ricorda che solo l’amore che opera dona respiro alla fede. Come lui anche noi, oggi, non possiamo rimanere indifferenti a quanto ci accade intorno; siamo interpellati profondamente a saper porre resistenza a quanto il papa definisce: “naufragio di civiltà”.

Solo una fede operosa, intrisa di carità, può restituirci la dignità del vivere da figli di Dio, sapendo asciugare le lacrime di chi piange, condividendone i dolori, le attese, le angosce.

Per noi baresi, e oggi sento tutta la mia vicinanza a ciascuno di voi, questa giornata sia motivo per tornare alla preghiera e aprire il cuore a Cristo.

San Nicola interceda per noi, rendendoci docili e disponibili alla voce del Signore che viene. Il suo esempio ci incoraggi a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, lasciando profumare la vita delle sue virtù.

Tra poco il Sindaco porrà le chiavi della città tra le mani del Santo Patrono.

Un gesto simbolico con cui affidiamo a San Nicola le chiavi della nostra casa, dei nostri cuori.

Presentiamo alla sua intercessione il cammino della nostra Chiesa, della nostra città, delle nostre famiglie perché, giorno dopo giorno, fiorisca una reale capacità di comunione, di unità e di attenzione feconda ai bisogni emergenti della vita dell’uomo.

Desidero concludere con gli splendidi versi del poeta contemporaneo Douglas Malloch, un chiaro invito a essere il meglio di ciò che possiamo essere:

Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio, c’è qualcosa per tutti noi qui,

ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli, e quello che devi svolgere tu è li, vicino a te.

Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero, se non puoi essere il sole, sii una stella;

Non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai: sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.

San Nicola protegga i nostri piccoli, i nostri figli, quanti necessitano di vicinanza e aiuto, di cura e amore.

Il Signore Dio benedica Bari e tutti i baresi.

don Giuseppe, vescovo

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