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In Cina le coppie potranno avere 3 figli

Lo ha deciso il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo approvando la modifica della pianificazione familiare. Pechino, inoltre, introduce una nuova legge sulla privacy in Rete, che costringerà i colossi di Internet a una serie di obblighi nei confronti degli utenti e nel trattamento dei loro dati

La Cina ha approvato gli emendamenti alla legge sulla Popolazione e la Pianificazione Familiare che permetteranno alle coppie cinesi di avere tre figli. Lo riferisce l’agenzia Xinhua al termine dei lavori del vertice dell’organo legislativo cinese, il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo, apertisi a Pechino martedì scorso.

La revisione della legge stabilisce che “lo Stato promuove il matrimonio e il parto all’età giusta, l’assistenza prenatale e post-natale e che una coppia può avere tre figli”, si legge nella nota emessa dall’agenzia di stampa cinese.Inoltre, vengono adottate misure di sostegno per le famiglie di carattere finanziario, fiscale, assicurativo, educativo, abitativo, occupazionale e di altro tipo.

La Cina aveva interrotto la pluridecennale politica del figlio unico alla fine del 2015, dopo diversi allentamenti, permettendo a tutte le coppie di avere due figli, per contrastare l’invecchiamento della popolazione. La svolta non aveva, però, contrastato la bassa natalità, e a maggio scorso, i vertici del Partito Comunista Cinese avevano elaborato la politica dei tre figli dopo la crisi demografica emersa dai dati dell’ultimo censimento nazionale.

La dura legge sulla privacy online

Pechino, intanto, ha approvato una nuova legge sulla privacy in Rete, che costringerà i colossi di Internet a una serie di obblighi nei confronti degli utenti e nel trattamento dei loro dati. In base alle nuove regole approvate dall’Assemblea legislativa del popolo, l’organo legislativo nazionale, le società statali e private che gestiscono le informazioni personali saranno tenute a ridurre la raccolta dei dati e ad ottenere il consenso dell’utente per la lroo divlgazione.

Inoltre l’apparato di sicurezza dello Stato cinese manterrà l’accesso a grandi quantità di dati personali, obbligando le società a fornirglieli senza limitazioni. A questo proposito occorre ricordare che Pechino è stata a lungo accusata di sfruttare i big data per accelerare la repressione nella provincia nordoccidentale dello Xinjiang e altrove.

La legge, secondo le autorità di Pechino, mira a proteggere gli utenti dalle truffe su Internet, delle fughe di notizie e dagli abusi dei giganti della tecnologia che utilizzino le informazioni personali dei propri utenti senza rispettare i loro diritti e la loro volontà, attraverso “algoritmi che manipolano i big data e profilano le caratteristiche degli utenti, o anche nella determinazione di prezzi sleali. per la profilazione degli utenti e da algoritmi di raccomandazione o l’uso di big data nella determinazione di prezzi sleali”, come ha spiegato all’agenzia di stampa statale Xinhua un portavoce dell’Assemblea nazionale del popolo. 

 La legge è modellata su una delle leggi sulla protezione della privacy online più severe al mondo: il regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione europea. Inoltre il provvedimento stabilisce che i dati personali dei cittadini cinesi non possono essere trasferiti in paesi con standard di sicurezza dei dati inferiori rispetto alla Cina, egole che possono presentare problemi per le imprese straniere.

Le aziende che non si adeguano possono incorrere in multe fino a 50 milioni di yuan (7,6 milioni di dollari) o il cinque percento del fatturato annuo di un’azienda. I trasgressori gravi corrono il rischio di perdere le loro licenze commerciali e di essere costretti a chiudere. 

AGI

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Redazione Radici

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