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Russia. La morte di Navalny è l’inizio della fine del regime di Putin

La notizia del trasferimento in Siberia di Navalny mi rese chiaro, subito, come sarebbe andata a finire.
La morte di Navalny a causa di un malore è credibile quanto l’esistenza della befana.
Questo evento conferma che Putin è alla guida di un regime sanguinario e dispotico.
Ma esso segnala allo stesso tempo un senso di debolezza del despota.

Se questo è il modo di trattare gli oppositori di un regime che inscena da anni ormai una finta democrazia, vuol dire che la psicologia di Putin è governata anche dalla paura.
E le reazioni di colui che ormai non si può evitare di definire altro che un dittatore criminale, sono quelle di un ex
agente del KGB, quale egli è: i problemi si risolvono senza alcuna influenza morale.
Ma Putin dimentica che il popolo Russo è il popolo che fece la rivoluzione d’ottobre.
Le vaste aree popolari e agricole della grande Russia possono essere lontane dalla storia e non pregiudicare il sonno di Putin, ma le grandi aree metropolitane e i gerarchi capitalisti che sono L’ossatura dell’economia russa non sopporteranno ancora a lungo la pressione, pericolosa, della dittatura Putiniana.

La forma mentis del dittatore, ripeto, è quella di un uomo dei servizi russi, di un risolutore quindi, di chi i problemi non li affronta, ma li elimina.

Dal respiro corto , incapace di valutare e prevedere reazioni che potrebbero travolgerlo.
Vedi anche la sottovalutazione del dossier Ucraina, pensava a una guerra lampo: smentito dai fatti.
La morte di Aleksej Anatol’evic Naval’nyj
è per Putin l’inizio della sua fine. Ma lui, per colpa del suo delirio di onnipotenza, non lo sa.

Francesco Magisano

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