Principale Arte, Cultura & Società Lectio Divina e preghiera nell’Ordine Templare

Lectio Divina e preghiera nell’Ordine Templare

di Franco Faggiano *

Nell’Ordine della Milizia del Tempio, la lectio divina e la preghiera avevano, ovviamente, un ruolo importante. Non a caso nella regola del tempio (nella cui stesura San Bernardo di Chiaravalle contribuì con la sua sapienza) la troviamo in più capitoli. Il capitolo IX. riporta: “Nel pranzo e nella cena sempre si faccia una santa lettura. Se amiamo il Signore, dobbiamo desiderare di ascoltare attentamente le sue parole salutifere e i suoi precetti. Il lettore vi intima il silenzio.” Al riguardo, Malcom Barber nel suo libro “La storia dei Templari” scrive che prima che i frati cenassero, quasi all’ora della compieta, veniva scosso un sonaglio: “Al suono di questo sonaglio i frati devono riunirsi nella casa proprio come se avesse suonato la campana; anche il sacerdote ed il chierico debbono raggiungere la casa, e portare la croce. È quindi compito di un sacerdote o di un chierico leggere il vangelo a quanti vi sono riuniti, i passi che è solito leggere in quel giorno, che vanno letti senza un titolo; nel caso lo desiderasse può leggere seduto, ma deve farlo portando le vesti liturgiche; dopo aver letto un po’ può fermarsi. A questo punto i sergenti debbono portare del vino ai frati, e i frati se lo desiderano possono bere; quando hanno bevuto, colui che sta leggendo deve proseguire la lettura dei passi del vangelo fino alla conclusione. Una volta letto il vangelo, i frati, il sacerdote e il chierico debbono recarsi in cappella; il sacerdote deve lavare gli altari, sui quali va poi sparso il vino. E’ consuetudine della casa che successivamente tutti i frati si accostino agli altari per pregare e li bacino, e ciascun frate deve passarsi sulle labbra un poco di quel vino diluito sparso sugli altari e deve berlo.”¹.

Dunque, esempi di Lectio divina, sia nella Regola sia nel libro di Barber. Ma cos’è la Lectio divina? Non è una conferenza biblica e neanche una lezione di esegesi, né una discussione su un argomento biblico. Un’idea approssimativa ce la dà lo stesso significato dei termini. Il sostantivo lectio deriva dal verbo lego, che presenta, oltre alla valenza di leggere, anche quella di cogliere. In riferimento alla lectio queste valenze ricordano che, oltre a essere un’intelligente e accurata lettura di un testo biblico, essa mira a cogliere il pensiero racchiuso nel testo e a raccogliere il messaggio che da questo viene espresso. La lectio è qualificata come divina perché ha per oggetto la parola e le cose di Dio, ma soprattutto perché in essa hanno luogo la ricerca e l’incontro con la Parola che è « il Verbo divino di verità e di sapienza» (San Giustino, secolo II). La Parola-Verbo-Logos dona l’illuminazione che ci porta dentro il mistero del Padre, e suscita desiderio, attesa e collaborazione al compiersi del disegno di Dio nel cuore del credente. Anche lo Spirito Santo è all’opera nella lectio divina in quanto la sua «unzione rivelatrice rende luminosa la parola di Dio, dilata il nostro spirito e lo mette in grado di comprendere le Scritture» (Enrico di Marcy, secolo XIII). La lectio è ricerca del senso del testo biblico, ma soprattutto ricerca di Colui che è la verità; è studio, ma l’oggetto di esso è Dio. La lectio della Parola divina è, quindi, ricerca della verità di una Persona, anzi del contatto con essa. È ricerca pacifica e pacificante di Dio e compagna dell’anima nel suo itinerario verso Dio. Fin dalla più remota antichità monastica e medievale, la lectio divina ha preso una forma che somiglia più a un itinerario che a un metodo, nel senso che viene delineato il tragitto verso la meta, ma è consentita una certa libertà di percorso.

Per questo motivo è meglio parlare di tempi anziché di tappe del suo svolgimento. Il primo a fissare per iscritto i “tempi” è stato Guigo II, priore della Grande Certosa francese (1115-1193 d.C.), nell’operetta latina intitolata “La scala di Giacobbe”. Chi si accinge alla lectio divina deve anzitutto «entrare nel silenzio della parola di Dio, e nel silenzio rendere il cuore aperto ad accogliere le spiegazioni che il Verbo gli darà come ai discepoli di Emmaus» (Guy-Marie Oury), conservarle nel cuore e meditarle, come la vergine Maria (Lc 2,19.5 1). Il primo “tempo”, detto lectio, è finalizzato a comprendere con rigore esegetico il testo biblico nella sua letteralità. Per ottenere questo si mettono a frutto le risultanze della migliore esegesi biblica, dando la preferenza a quei commenti che evidenziano il messaggio che la Parola divina rivolge al suo lettore e lasciano spazio al “parlare” della Parola. Per questo gli antichi maestri abbinavano il “tempo” della lectio a quello dell’auditio, intesa come l’attività con cui l’orecchio e la mente cercano di capire e il cuore di comprendere. Il “tempo” detto meditatio consiste nella ricerca di quanto,all’interno del testo biblico, ha un contenuto. Perciò «sonda ogni particolare», «scava nella verità più nascosta», «penetra nel profondo» e «sale in alto»: così facendo essa «trova il tesoro e lo mostra» (Guigo II).

Templari a cavallo (Matthew Paris)

Ma la regola parlava anche di preghiera e al capitolo XVIII. troviamo: “Non approviamo che i soldati stanchi si alzino per i Matutini, come è a voi evidente: ma con l’approvazione del maestro, o di colui al quale fu conferito dal maestro, riteniamo unanimemente che essi debbano riposare e cantare le tredici orazioni costituite, in modo che la loro mente concordi con la voce secondo quanto detto dal profeta: Salmeggiate al Signore con pazienza: e ancora: al cospetto degli angeli salmeggerò a te. Ma questo deve dipendere dal consiglio del maestro.” Era infatti previsto recitare tredici Pater Noster in onore alla Vergine e altri tredici come impegno quotidiano. Un’abituale preghiera templare diceva: <<Nostra Signora è stata l’inizio del nostro Ordine, e in Lei e in suo onore sarà, a Dio piacendo, la fine della nostra vita, quando Dio vorrà che ciò accada…>>. Sempre relativamente alla preghiera, al capitolo LX. della Regola troviamo invece: “Comandiamo con parere concorde che, come avrà richiesto la propensione dell’anima e del corpo, i fratelli preghino in piedi o seduti: tuttavia con massima riverenza, con semplicità, senza chiasso, perché uno non disturbi l’altro.”

Affresco Chiesa di San Bevignate

La Loredana Imperio nel suo libretto “Il Templare: uomo del Medioevo” scrive: “In un libro liturgico templare vi è una propria fioritura di litanie alla Vergine. Moltissime di queste si trovano ancora in uso nell’odierna liturgia cattolica; alcune hanno chiari riferimenti alla Bibbia e alla Terrasanta, altre ai Salmi, e le ultime sono specifiche dell’Ordine del Tempio: Regina Militum, Regina Fratrum Templi, Regina Conventi ab albis stolis (i bianchi mantelli), Auxilium Templariorum, Regina Sancti Ordinis Templi. Tale devozione li portò ad intitolare moltissime case alla Vergine e vi fu una fioritura di precettorie chiamate Santa Maria del Tempio, in tutte le parti d’Europa. Grande devozione essi dedicavano inoltre alla Santa Croce e moltissimi testimoni descrivono le cerimonie religiose templari nella ricorrenza del Venerdì Santo e nelle feste dell’Invenzione della Croce il 14 settembre.” Anche San Bernardo scrisse, tra le tante cose, una preghiera a Maria Santissima: Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, Madre di misericordia, che non si è mai udito al mondo che alcuno, ricorrendo alla tua protezione, implorando il tuo aiuto, chiedendo il tuo patrocinio, sia rimasto abbandonato. Sorretto da tale confidenza, ricorro a te, o Madre di misericordia, Vergine delle vergini. A te vengo e con le lacrime agli occhi, reo di mille peccati, mi prostro ai tuoi piedi a domandare pietà. O Madre del Verbo, non disprezzare le mie suppliche, ma benigna ascoltami ed esaudiscimi. Amen.

A proposito della preghiera, Paolo De Benedetti, professore alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e all’Istituto di Scienze Religiose “Italo Mancini” dell’Università di Urbino, scrive: “…la preghiera serve a chi prega, nel senso che lo aiuta a trovare Dio, a rafforzare la propria anima. In questo senso ogni preghiera impegnata è efficace, e non perché Dio replica, ma perché rafforza il senso dello stare davanti a Dio, ma l’uomo deve, ogni giorno, ricominciare a porsi in tale situazione, lavorando su se stesso.” Ed è proprio con questo spirito che i Templari con la fede che li contraddistingueva – sia in pace sia in guerra – e tramite la preghiera, cercavano Dio, sacrificando tutto e donando anche la loro vita in nome suo. Infatti il loro motto era: Non nobis Domine, non nobis, sed Nomini tuo da gloriam (Psalmi 113b: Non a noi Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria).

* Franco Faggiano, dal 1994 si è dedicato al medieval re-enactment. Nel 1997 ha fondato il sodalizio nazionale Corporazione Arcieri Storici Medievali di cui è l’attuale Presidente. Socio onorario della Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani. Relatore a conferenze e convegni. Ricercatore storico e saggista, fin dal 1988 ha collaborato giornalisticamente con diverse case editrici, pubblicando anche un libro di saggistica “Arcieria & Cavalleria“.

Note:

¹: Cartulaire general de l’ordre du Temple 1119?-1150. Recueil des chartes et des bulles relativives à l’ordre du Temple, a cura del Marquis d’Albon, Paris 1913 – n. 359, pp. 230-231

Bibliografia:

Il Templare: uomo del Medioevo – Loredana Imperio – Edizioni Penne & Papiri – Latina;

La Bibbia di Gerusalemme – Edizioni Dehoniane – Bologna;

La preghiera e la Bibbia – Atti del Convegno Nazionale di Biblia – Orvieto 2002;

La Regola del Tempio – Fabio Giovanni Giannini – Editrice New Style;

La storia dei Templari – Malcom Barber – Edizioni Piemme.

Immagini: opere culturali libere.

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