Principale Estero L’Iran emette la prima condanna a morte per le proteste

L’Iran emette la prima condanna a morte per le proteste

Iran

La prima condanna a morte è stata emessa contro un manifestante, per le proteste in Iran che hanno scosso la dirigenza clericale del Paese. E’ quanto affermato dalla magistratura. Mentre un altro tribunale ha condannato altre cinque persone, da cinque a 10 anni di carcere ciascuno.

L’Iran emette la prima condanna a morte

Secondo la magistratura iraniana, questo è solo il punto di partenza dei processi per gli arrestati durante le proteste degli ultimi due mesi e ulteriori processi si terranno in seguito. Le sentenze sono state emesse da un “tribunale di primo grado” e possono essere modificate se i condannati rinviano il caso a una corte d’appello. Nessuno sa quando e dove si siano svolti i processi o se gli imputati abbiano avuto la possibilità di difendersi. Nella maggior parte dei casi simili il governo non consente agli imputati di scegliere i propri avvocati e non esiste un giusto processo legale. La persona condannata a morte in un tribunale di Teheran, che non è stata identificata, è stata giudicata colpevole di “aver appiccato il fuoco a un edificio governativo, turbato l’ordine pubblico, assemblea e cospirazione per commettere un crimine contro la sicurezza nazionale”, oltre ad essere “un nemico di Dio” e della “corruzione sulla terra”. Mentre gli altri cinque imputati, sono stati condannati a pene detentive comprese tra cinque e 10 anni per “aver radunato e cospirato per commettere crimini contro la sicurezza nazionale e turbato l’ordine pubblico”.

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Più di 2.000 persone erano già state accusate, quasi la metà nella capitale Teheran, da quando sono iniziate le manifestazioni, secondo dati della magistratura. L’epurazione ha anche portato all’arresto di dozzine di attivisti, giornalisti e avvocati la cui continua detenzione ha suscitato proteste internazionali. Le autorità iraniane domenica hanno trasferito in ospedale l’eminente dissidente Hossein Ronaghi che è stato arrestato a settembre ed è in sciopero della fame da più di 50 giorni. Il gruppo per i diritti afferma che almeno 20 persone devono affrontare accuse punibili con la morte. Mentre alcuni attivisti sui social media hanno minacciato di reagire violentemente e di andare oltre il lancio del turbante come risposta alle esecuzioni di manifestanti da parte della magistratura intransigente e delle forze di sicurezza. Nel frattempo, gli esperti iraniani hanno consigliato sia al governo che ai manifestanti di evitare il radicalismo. Secondo i quali, i dissidenti hanno impedito la conclusione dei negoziati per rilanciare l’accordo nucleare del 2015, hanno attaccato le ambasciate saudita e britannica in Iran e causato molte altre perdite alla Repubblica islamica e al popolo iraniano, del regime controllato dal sovrano 83enne Ali Khamenei e dalla Guardia Rivoluzionaria. 

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