Principale Arte, Cultura & Società Musica, Eventi & Spettacoli Intervista al cantautore Leone Romani: “l’importante è non fermarmi mai”

Intervista al cantautore Leone Romani: “l’importante è non fermarmi mai”

Una timbrica calda, il pianoforte e  la chitarra a cui sono affidate le storie e le emozioni racchiuse in attimi di vita vissuta, in un sound estremamente contemporaneo e fresco. Sono gli elementi fondanti della musica di Leone Romani, giovane cantautore romano dal talento poliedrico. L’intervista di Giorgia Piccolella

“Quando ho in mente una canzone, la immagino già pronta, completa di arrangiamento. Per non dimenticare il motivo registro la mia voce sulle memo vocali del telefono: simulando con la voce i suoni degli strumenti che  faranno parte del brano, per non rischiare di dimenticarli”.

A parlare è Leone Romani, giovane cantautore romano che vanta già un curriculum che riflette passione  per la musica e un talento a 360°.  Nei suoi pezzi  ama raccontare al pianoforte,  storie, sentimenti e attimi di vita vissuta  fissati in immagini, come in un’istantanea, il tutto restituito da sonorità estremamente contemporanee. Dotato di una voce calda e dalle mille sfumature  ha già all’attivo esperienze formative di tutto rispetto: da adolescente ha calcato i palcoscenici del teatro esibendosi nei musical, ha partecipato ad Amici (2012) e X factor (2019) e oggi su tutte le piattaforme streaming sono scaricabili i suoi brani e tre album scritti, arrangiati e prodotti  da lui stesso attraverso l’etichetta Savana Records.

 

Leone, come nasce la tua passione per la musica?

Ho iniziato a suonare a soli 4 anni, e il “deus ex machina” è stato mio  nonno, che si era accorto della mia attitudine per la musica e chiese a mia madre di farmi prendere lezioni di  pianoforte, che ho studiato per 10 anni.  Sono poi passato alla chitarra, e all’età di 14 anni ho cominciato a comporre i miei primi brani.

 

Hai dato vita anche a una casa di produzione tutta tua.

Partendo da una tastiera, da una chitarra acustica, un software per il computer utilizzato da tutti gli artisti, Logic, ho  costruito il mio studio a casa e ho cominciato ad arrangiare i miei pezzi. Questo aspetto e’ sempre stato  cio’ che mi ha sempre appassionato di più: è nata così l’etichetta discografica Savana Records con la quale mi autoproduco.Tra le mie passioni c’è anche la scrittura, scrivo anche le sceneggiature dei miei video, tutti realizzati in house.

 

Come nasce una canzone?

L’ispirazione è un momento per me talmente intimo che si traduce in una sfera parallela a quella della realtà, che devo riportare sul piano del reale attraverso la registrazione. Questo mi aiuta anche per la fase successiva, arrangiamenti e produzione. Ho poi due modi di scrivere: con il pianoforte scrivo un tipo di musica cantautorale, vicina alla tradizione musicale di grandi nomi, Battisti, Baglioni, Renato Zero, Venditti, Cocciante, con la chitarra mi avvicino più ad uno stile funk  e discomusic che rimanda alla tradizione pop degli anni 70 e 80, con la quale sono cresciuto:  è il caso di “Sabato Sera”ad esempio, come altri motivi più ritmati.

 

Nel 2020 hai pubblicato L’Ep “Magari poi”, e nel 2022 il nuovo album “Dietro le quinte”. Perché questo titolo?

L’album segna un passaggio più riflessivo della mia scrittura. Ho voluto raccontare  me stesso, attraverso delle canzoni più profonde, più mature. “Dietro le quinte”, che rimanda anche con il titolo alla passione per il teatro, sta a significare ciò che si cela nel back stage della vita: l’intimità, le speranze, le fragilità, le gioie segrete. Ho cercato di rappresentare cio’ che ho vissuto. Il brano “Trent’anni” è una  lettera che scrivo ad un Leone più grande,  come se mi immaginassi proiettato in un futuro prossimo: un me stesso su un aeroplanino di carta nel tempo, in cui mi vedo con una famiglia e  la realizzazione di tanti sogni che ho coltivato da sempre.

 

Tra questi pezzi c’è anche un brano in dialetto romano.

Ho vissuto la mia romanità e l’ho sentita particolarmente forte dentro di me soprattutto nel momento in cui mi sono allontanato e ho vissuto fuori, prima  a Milano, a Lugano, poi a Singapore. Mi sembrava giusto trasmettere tutto questo in una canzone. Il pezzo poi è nato casualmente, ispirato da una storia di Instagram di un mio amico che aveva pubblicato una sua foto con uno sticker, appunto “M’anco M’annava”, che è stato il fil rouge per tirar fuori ciò che avevo dentro. L’ispirazione come vedi puo’ nascere anche dalle piccole cose.

 

Una vita impegnata nello studio e nel canto. Quali sono le tue aspettative per il futuro e soprattutto il tuo sogno nel cassetto?

Tra i progetti futuri c’è un nuovo album, al quale sto lavorando e che uscirà in estate, ma cio’ che sogno veramente  è riuscire a realizzarmi  ed  essere sempre stimolato da questo mondo, spostandomi anche sulle altre passioni che ho: non solo la musica ma anche la recitazione, il doppiaggio, il teatro, senza fermarmi mai.

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