Principale Economia & Finanza L’Italia in ritardo sulle normative del Regolamento Europeo

L’Italia in ritardo sulle normative del Regolamento Europeo

L’Italia si trova in netto ritardo sull’applicazione del Regolamento Europeo, motivo per cui le piattaforme italiane di crowdfunding rischiano di cessare la propria attività.

Secondo i dati del Politecnico di Milano, nel 2022 in Italia ci sono ben 52 portali autorizzati da Consob per l’equity crowdfunding: ad oggi si contano oltre 500 milioni di euro l’anno raccolti per finanziare progetti imprenditoriali, startup innovative e PMI. Questa è senz’altro una grande risorsa che rischia però di essere persa però a causa dei ritardi sull’applicazione della nuova normativa. E’ importante agire al più presto per tutelare le PMI, le startups e complessivamente sull’economia del Paese.

Il punto della situazione

Il 10 novembre scorso è entrato in vigore il nuovo Regolamento Europeo 2020/1503 relativo ai fornitori europei di servizi di Equity e Lending Crowdfunding, che permetterà di organizzare investimenti e finanziamenti su base trans frontiera. Una grande opportunità per le piattaforme di crowdfunding italiane che potrebbero vedere una crescita dei mercati nazionali, abbattendo quelle barriere limitanti per le azioni di crowdfunding solo all’interno del proprio Paese.

Questo cambiamento finanziario ha previsto una fase transitoria di 12 mesi in cui tutte le realtà europee avrebbero dovuto prepararsi adeguatamente alla fase operativa del Regolamento. Questa tempistica preoccupava già gli Stati facenti parti dell’Europa e, ad oggi, l’Italia sembra accentuare il timore di non farcela.

A che punto è l’Italia?

Al momento il nostro Paese si trova ancora nella fase transitoria che terminerà a novembre 2022. Il tempo stringe e l’Italia sembra avere qualche intoppo nell’applicazione effettiva del nuovo Regolamento: dovrebbe aver designato già un’autorità nazionale che possa concedere le autorizzazioni europee alle piattaforme italiane. Se l’obiettivo non riuscirà ad essere raggiunto, oltre 100 piattaforme italiane di equity e lending non potranno richiedere l’autorizzazione e quindi dovranno cessare la loro attività.

Tra i personaggi di questo scenario che potrebbero svolgere un ruolo autoritario abbiamo Consob e Banca d’Italia, nel caso in cui non si voglia procedere con la scelta di una nuova figura. Prima del Regolamento Europeo, la Consob ha avuto l’affido dell’Equity Crowdfunding mentre la Banca d’Italia del Lending: La linea di confine tra le competenze delle due autorità è sottilissima, è ciò ha avuto una forte ripercussione sulla definizione dell’Autorità competente richiesta dal Regolamento sul crowdfunding. La necessità di trovare un’Autorità nazionale competente, oggi, si trova in uno stato di estrema urgenza.

L’avvocato Alessandro Maria Lerro – managing partner di Avvocati.net e presidente di Aiec – durante un webinar organizzato dall’istituto Lemonway spiega: “L’iter di autorizzazione sarà lungo: la nostra stima è di tre mesi. La mia proposta è che, una volta designata l’autorità nazionale, questa proceda subito al conferimento delle autorizzazioni di Escp alle piattaforme che ne hanno i requisiti, per poi controllare in corso d’opera la loro compliance con il regolamento. In questo modo possiamo velocizzare i tempi, permettendo al crowdfunding di continuare a essere un volano per l’innovazione e l’economia reale del nostro paese”.

Cosa dicono i nostri vicini?

Francia e Spagna sono più avanti dell’Italia nell’adempimento del regolamento: ciò vuol dire che esse potranno avere le autorizzazioni nazionali nei tempi giusti e anche l’opportunità di chiedere quella relativa ad altri mercati europei. In altre parole? Se il nostro Paese non riuscirà a decollare non potrà operare né all’interno del suo territorio né all’estero, rischiando un’invasione da parte dalle piattaforme francesi e spagnole che colonizzeranno un mercato nazionale in Italia.

Continua Lerro affermando: “Non è un caso che l’Esma, l’Autorità europea che regola finanza e mercati, abbia recentemente suggerito alla Commissione europea di considerare una modifica al regolamento, estendendo il periodo di transizione a tutte quelle piattaforme che faranno domanda di autorizzazione entro il primo ottobre 2022”.

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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