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Cambiamento climatico, meno risorse UE e andiamo sempre peggio

La Corte dei conti UE nel suo rapporto Climate Spending, denuncia di fatto la sottrazione di 72 miliardi di euro nella lotta al cambiamento climatico nel periodo 2014/2020.

Conti sbagliati della Commissione? Problemi di rendicontazione? Comunque, l’ammanco è quello citato.

Finalmente poi, un riscontro da parte della Corte di quanto da tempo si denuncia: si ignorano i potenziali effetti negativi, in termini di maggiori emissioni di CO2 conseguenti, per esempio alla costruzione di infrastrutture.

L’esempio ultimo italiano è la programmata costruzione della linea alta velocità Salerno/Reggio Calabria, dove congiuntamente a vari problemi la chicca è rappresentata dal paragrafo “carbon footprint” (impronta del carbonio) con una “metodologia sviluppata da ITALFER (sic!), in conformità alla norma UNI EN ISO 14064:2019” e in tal modo, a dire degli estensori si determinerebbe “l’impronta climatica del progetto”.

Incidentalmente il PNRR ha come finalità prioritariamente la decarbonizzazione.

Una ragione in più per un approccio serio e rigoroso nella determinazione del bilancio del carbonio.

La valutazione di impatto del carbonio va effettuata secondo standard di gestione ambientale internazionale ISO 14044/2021 e 14040/2021: la cosiddetta analisi del ciclo di vita (LCA: Life Ciclo Analysis).

Si valutano tutte le fasi: estrazione, fabbricazione, trasporto, distribuzione, uso, riuso, riciclo e smaltimento finale.

La modalità di esecuzione fa riferimento ad analisti certificati e la necessità di una conferma del giudizio da parte di una seconda valutazione, effettuata da analisti indipendenti (fonte: Manuale europeo ILCD hand book).

Questa è la corretta procedura non quella applicata da Italferr! Arduo per molti pensare, a un Draghi amante dell’ecologismo.

La contraddizione tra crescita con investimenti, in opere civili pesanti e decarbonizzazione è evidente e solo i cechi non la vedono.

Ritengo fallita, al di là degli annunci la transizione ecologica in Italia. Sarà il tempo, tra qualche decennio a farci comprendere l’inazione.

Richiamo sempre, quel numeretto fornito da IPCC nell’ottobre 2018 e denominato budget del carbonio, ci dice sintetizzando, che restano 14 anni di emissioni ai valori attuali, per contenere l’incremento di temperatura entro il grado e mezzo rispetto al 1870. Succede la fine del mondo dopo?

No. Gli sconvolgimenti climatici tipo siccità, inondazioni, bombe d’acqua, uragani, sconvolgimenti degli ecosistemi, soprattutto marini e profughi ambientali renderanno la gestione delle emergenze di complessità sempre maggiore.

Resta sullo sfondo l’incognita dello scioglimento dei ghiacciai, la modifica del grado di salinità delle acque dell’oceano Atlantico e la ripercussione sulla corrente termoalina.

Nell’Oceano Atlantico scorre senza sosta un Grande Nastro Trasportatore che conduce le acque calde dei Tropici fino alle alte latitudini di Islanda e Groenlandia, dove l’acqua si raffredda e sprofonda prima di viaggiare di nuovo verso sud, nelle profondità marine.

Questa circolazione regola il clima nell’Artico e in Europa.

Queste osservazioni mi sono venute in mente osservando due fatti. La pubblicazione del Sexth Assessment Report dell’IPCC, in verità del 3 working group, quello che parla degli adattamenti dei territori agli effetti dei cambiamenti climatici.

Le emissioni di gas serra sono continuate a crescere, risulta necessario raggiungere il massimo delle emissioni prima del 2025.

Negli ultimi 10 anni le emissioni totali di gas serra sono aumentare raggiungendo nel 2019, un volume di 59 MILIARDI di tonnellate, espresse in biossido di carbonio equivalente (si fa cosi: si misurano le concentrazioni dei sei gas serra e si rapporta il loro potere riscaldante rispetto a quello dell’anidride carbonica.

Esempio: una tonnellata di metano produce un riscaldamento quanto 21 tonnellate di CO2.

Si fa l’operazione per ogni gas e il tutto si esprime in termini di CO2 equivalente; CO2 equi).

Un 54% in più delle emissioni del 1990

IL rapporto firmato da 278 scienziati di 65 paesi dice, che con questa situazione non c’è possibilità per costruire nuove infrastrutture fossili.

Tutto il contrario di quello programmato dal Governo. Certo esiste la crisi energetica e noi ci troviamo, in questa tremenda situazione perché la lobby del fossile, ben rappresentata nel Governo degli ultimi 40 anni hanno boicottato risparmio ed efficienza energetica nonché le fonti rinnovabili.

Boicottati tre piani energetici e la porcata di Amato & C, con la fogna del Cip 6 del 1992. Non solo il fotovoltaico e l’eolico.

Qualcuno poi dovrebbe spiegare come siano compatibili con questa situazione SUV con massa di 2000 kg, potenza di 200 Kw e accelerazione pari al 37% (…ovvero 3,65 metri al secondo per secondo) dell’accelerazione di gravità terrestre.

All’ambiente poi l’uomo indicato da Grillo, che si becca la bocciatura da parte del Tar. IL motivo? Lui, Draghi, Gualtieri vogliono l’inceneritore a Roma.

Dimenticano il passaggio preliminare anche perché la spazzatura e tav sono i veri sovrani del Paese.

Devono fare la valutazione ambientale strategica (VAS da direttiva UE n 42 del 2001) sul Piano Nazionale, varato nel 2016.

In verità Draghi si permette di inserire nel PNRR l’alta velocità Salerno/Reggio Calabria senza VAS su un piano generale e con una legge sulla VIA peggiore di quella di Lunardi del 2001 / legge 443 e Regolamento attuativo 190 del 2002).

Erasmo Venosi

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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