L’enigma dei crochi

 L’enigma dei crochi

di Maria Pia Latorre

Ma ritrovare la strada sui passi tuoi e ritornare su all’aperto, questo è il vero scopo, la vera impresa.

Virgilio

L’enigma dei crochi è voce di un viaggio interiore  e chi si immerge nella lettura delle sue suggestive e attraenti pagine, ne attraversa il proprio, ripensando e condividendo silenziosamente emozioni, momenti, storie e ricordi.

Si resta travolti dalle emozioni che Maria Pia Latorre sparge a piene mani con le sue parole e i suoi versi, con i suoi pensieri ed esperienze per raccontare e raccontarsi con stupore e meraviglia.

I versi di Maria Pia nascono dalla voce interna di una persona riflessiva, dotata di grande sensibilità, spiritualità e raffinatezza e non pongono freni a slanci, a sentimenti intensi e nitidi, ad una religiosità consapevole in una coraggiosa e continua ricerca interiore.

L’enigma dei crochi sposta il lettore da un ‘emozione all’altra, invita a scoprire e a rivivere vissuti nascosti o dimenticati, scava nella memoria, ritrovando un oggetto, una musica, un biglietto come accade riaprendo un vecchio cassetto, dando vita a quello che si vuole, a quello che intimamente si vuole e inconsapevolmente si cerca.

Riconoscere sentimenti ed emozioni in sé stessi e offrire l’occasione di visitarle negli altri, non è alchimia. Emozione è una parola che ci rimanda all’idea  di movimento, un’eredità del mondo classico, dal latino motus animi , moti dell’animo,diventati poi stati d’animo. Moti e stati, due concetti opposti di sentire le emozioni,  che l’Autrice sa sapientemente intrecciare in modo che ognuno le attraversi e  che, contemporaneamente esse stesse ci attraversino.

Le parole di Maria Pia affascinano, nascondono segreti e custodiscono verità, fanno compiere viaggi nella mente e nel cuore, fanno sorridere e piangere, evocano situazioni, invitano a guardare oltre in una sorta di atto liberatorio per sentirsi più” leggeri”.

Le canzoni d’Autore citate dalla stessa Autrice, quelle “parole di musica” così come De Andrè definiva la sua “poesia” o quelle di De Gregori, quelle del ’68, stella sotto la quale nasce la nostra Maria Pia e quelle degli anni 70, erano un biglietto da visita con cui presentarsi << Le canzoni d’autore per noi sono state una bandiera, un modo di vivere e comunicare ideali, passioni, amore, emozionandoci>>.

Stiamo vivendo decenni di cultura iper-razionalista, di fredda saggistica e di oggettività benchè si tratti di utile informazione, di economia che ormai sorregge e regge il mondo come quasi esclusivo valore e, riscoprire ciò che fa bene alla sfera emozionale, significa dare voce e senso al “ pensarsi e ripensarsi”, monito lanciato dal filosofo Jean-Paul Sartre, in tempi non sospetti e L’enigma dei crochi induce e accompagna il lettore in questo percorso.

<<L’autocoscienza è il momento più delicato e faticoso, poiché bisogna tendere tutte le energie su se stessi per poi lanciarsi nel mondo>>, scrive Maria Pia Latorre in uno dei suoi aforismi: è necessario raccogliersi per non naufragare ma per volare.

Non è usuale imbattersi in una raccolta di componimenti di vario genere, dalla prosa, agli aforismi,  che definisco cartoline di viaggio, fino alle liriche.

Il libro si compone di quattro sezioni, la prima “ Quarantanni ferma al rosso”, un racconto autobiografico, una metafora per girarsi indietro, per ripercorrere nel presente suggestioni, riflessioni, eventi storici e sociali, propositi, dolori, tristezze e spiritualità  e guardando sempre al futuro. Ecco la coraggiosa ricerca dell’Autrice che viene proposta al lettore con leggerezza, delicatezza e intimità nelle pagine che racchiudono tutto ciò che si trova aprendo quel vecchio cassetto.

Maria Pia Latorre dà corpo all’anima attraverso le parole che sono quello che siamo, quelle che si scelgono, raccontano come si è, e attraverso i ricordi, restituisce a chi legge, la possibilità di rimettere insieme pezzi di vita; fa ritrovare un’essenza, una sostanza fatta di amore, di desideri, di ragionamento, di dialogo interno, di religiosità, frugando a ritroso.

La seconda sezione è affidata a Maree. Maria Pia diventa un Gulliver che compie il suo viaggio nel corso del quale incontra luoghi e situazioni che le permettono di condividere il proprio universo emozionale con cartoline di vita.

<<Vuoi la vita? Prendila. Allunga la mano, il sole è là per te.>>

Un inno alla vita così tanto offesa, oltraggiata e forse amata in apparenza: comprendere ed intercettare il senso delle parole e saperle utilizzare nei confronti di sé stessi, degli altri, delle cose e del mondo, vuol dire volersi bene e costruire comunità.

La terza e quarta sezione sono costituite da Poesie Prime e da L’enigma dei crochi.

Poesie Prime raggruppano versi scritti negli  anni 80 – 90, fili invisibili che intrecciano sogno, religione, carità. In Florinda si legge << Vorrei chiamarmi Florinda per essere mare terra sole per essere fiore che sboccia al mattino…..Florinda di paesaggi perduti miti caduti….Florinda di sale e di gote vermiglie>> Questa è anche una cartolina della nostra Puglia. Il nostro oro e i nostri colori: il cielo terso, la terra , il mare, il sole e le gote vermiglie!

Non c’è distacco fra le varie sezioni del libro, ma è un continuum, una ricerca nel tempo della vita, come avrebbe detto Orazio “una riflessione maturata nel tempo” messa a nudo da versi chiari, limpidi, di quella stessa proverbiale chiarezza degli antichi di cui Omero ne è stato un insigne rappresentante.

La poesia non è un genere letterario desueto, è un’ancora che aiuta l’uomo ad elevarsi.

Michele Tortorici, poeta e cultore della poesia alla domanda “ cosa fa la poesia’”così risponde: la poesia fa tre cose. Fa il disvelamento di ciò che è attraverso il suono; fa meravigliare; nel suo esitare, nel suo andare tra il suono e il senso, affida a chi ne fruisce, una decisione da prendere, più di un percorso da seguire e, dunque, una scelta da compiere a ogni verso.

La poesia è un bisogno dell’uomo che aiuta a capire, a toccare, a sentire la bellezza e il senso di comunione, che è cura e rispetto, come afferma Felice Di Lernia e, in Maria Pia Latorre si assiste ad un lirismo pieno, emozionante proprio della tradizione classica  che pervade tutti i versi  della sezione L’enigma dei crochi. Struggenti, intensi quelli dedicati alle figlie Rossella e Gabriella e all’adorata madre nei quali appare chiara e a tutta luce la sensibilità di Maria Pia, una sensibilità al femminile intrisa di sincerità e slancio emotivo.

La poesia di Maria Pia Latorre è anche il vivere pratico, quotidiano. I crochi sono i fiori dello zafferano, spezia certamente presente nelle dispense delle nostre cucine; fiori pregiati proprio per la delicatezza dei suoi filamenti che possono spezzarsi facilmente come sottile è il filo che unisce la vita alla morte, ma anche  fiori a forma di coppa pronti ad accogliere speranze, tristezze e gioie. Ma è’ necessario sceglierli con cura poiché esistono i crochi velenosi. E nella vita si fanno spesso scelte difficili, complesse.

Nei versi di Maria Pia si ritrovano motivi politici, sociali; la sua poesia è anche fede, costruisce ponti: si prega nella misura in cui si ama e ogni cartolina autobiografica è testimonianza di un esercizio introspettivo continuo.

Una raccolta che sembra una dichiarazione d’amore e forse lo è…

Qualcuno mi ha detto che lo è!

Ho avuto il privilegio di leggere e di rileggere i pensieri che Maria Pia Latorre ha donato con L’enigma dei crochi ed ogni volta ho ritrovato una suggestione nuova che mi ha permesso di tornare indietro per poi ripartire…buon viaggio!

Gheti Valente

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

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