Prospettive dal PNRR? Macelleria sociale e nessuna innovazione

Prospettive dal PNRR? Macelleria sociale e nessuna innovazione

Di Erasmo Venosi* – Pensiero unico o quasi intorno al Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza, se ne decantano impatti positivi e addirittura un nuovo Rinascimento italiano.

I numeri però hanno la testa dura e l’inerzia della verifica di molti commentatori, nell’approfondire i documenti ufficiali, porta a una lettura distorta e fin troppo ottimistica delle prospettive del paese.

Un atteggiamento fiducioso fondato unicamente sull’autorità di un banchiere centrale diventato presidente del consiglio. La lettura del Documento Economia e Finanza del mese scorso ci restituisce un quadro segnato da un’incredibile, rigida austerità che paradossalmente farebbe chiedere alla terribile pandemia di restare, per evitare la macelleria sociale emergente dal DEF.

Il deficit 2021 è segnato pari all’11,8% del PIL. Nel 2019 tale deficit era stato dell ‘1,6% e nel 2020 doveva essere del 10,8%, diventato del 9,5%, per incomprensibili mancati sostegni del Governo Conte per 20 mld autorizzati tra l’altro dall’Europa.

Nel DEF Draghi prevede di passare nel 2024 a un deficit al 3,4% cioè un taglio di dell’8,4% di PIL in tre anni. Nella Nota di Aggiornamento di settembre, del governo Conte la riduzione del deficit era del 7,8% quindi uno 0,6% inferiore.  Sembra adeguato il vecchio adagio: “quello che ti dà con una mano, te lo toglie con l’altra”. La botta idonea a risvegliare l’Italia dello Stellone e del funzionariato di Banca Italia e dei tecnici economici in particolare arriverà già il prossimo anno quando è previsto nel DEF la riduzione del deficit di quasi sei punti percentuali passando dall’11,8% al 5,9%. Incomprensibile visto che avevamo dall’UE il disco verde per sforare anche il 2022 con il deficit. Non succederà nulla? Forse, ma in economia l’investitore vuole certezze, non il gioco delle tre carte. Rispetto poi all’impatto del PNRR sulla crescita reale la stima per il corrente anno è di 6,9 miliardi, a fronte di una maggiore spesa per 24,3 miliardi. Nel 2022 crescita per 9 miliardi rispetto a una spesa di 31,2 mld. Anno successivo: spesa 40 mld e crescita reale per 1,9 miliardi. Un PNRR quindi abbastanza “freddo” per la decantata rinascita italiana. Almeno stando ai numeri che derivano dalle simulazioni del modello QUEST’applicato al PNRR e riportati nel DEF. Il modello QUEST conferma che l’impatto sul saldo esportazioni importazioni a favore di quest’ultima sarà significativo. Rilevanti saranno le riforme strutturali da approvare e che sono la condizione vincolante per fruire dei fondi del Recovery Fund. Riforme che tengono conto delle Raccomandazioni che la Commissione aveva già rivolto all’Italia nel 2018 e 2019 nell’ambito del Fiscal Compact. Giustizia, concorrenza, riforma procedimenti amministrativi. Zero riforme? Zero fondi! Molti autorevoli commentatori affermano che questo PNRR indurrà a un incremento delle importazioni e una riduzione delle esportazioni e sarà particolarmente incidente nel settore  dell’edilizia e del commercio,  invece che sul sistema produttivo e soprattutto non incide minimamente sulle produzioni innovative.

* ex docente associato Uni Sapienza


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