Principale Estero A Kiev arriva un nuovo macellaio di fiducia di Biden

A Kiev arriva un nuovo macellaio di fiducia di Biden

Zelensky, lo elogia per i suoi grandi successi quale la “difesa” di Kiev (che in realtà i russi non volevano prendere) e l’offensiva di Kharkov dove furono i russi a ritirarsi senza combattere perché al tempo non volevano sacrificare troppe forze per quella parte di fronte ed erano invece interessati ad attirare truppe ucraine lontano dai luoghi di maggiore frizione. Ma se questi “successi” sono in qualche modo dubbi è certo invece che Syrsky nel 2015, sarebbe stato anche responsabile del famigerato calderone di Debaltsevo dove le truppe ucraine furono circondate dalle milizie del Donbass e persero più di 3000 uomini oltre a tutta l’artiglieria e ai blindati. Nonostante questo smacco gigantesco il suo servilismo lo ha mantenuto a galla nella palude del potere ucraino ed è finalmente arrivato a riemergere alla luce del sole nel momento in cui sull’Ucraina cala il buio. Non perché sia particolarmente abile, ma perché risponde alle richieste di Zelensky e dunque degli americani di non badare al consumo di uomini purché continui a sembrare che l’Ucraina esiste e combatta assieme alla Nato. Tanto ormai è chiaro che semmai si dovrà trovare un altro Paese disposto a fare da serbatoio di carne da cannone, ma adesso è importante che tutto venga sacrificato alla causa della possibile rielezione di Biden.

La prima cosa che farà Syrsky, sarà di buttare tutte le riserve ad Avdeevka, dove i russi stanno avanzando per mostrare che Kiev merita ancora armi e miliardi. Manderà i suoi soldati ad assalire con scarsissimi mezzi le postazioni russe e a morire per dimostrare che è più fico di Zaluzhny e il suo signore supremo non ha scommesso su di lui invano. Zelensky, a sua volta, deve mostrare qualcosa di mediaticamente spendibile per elemosinare più soldi dai suoi padroni occidentali. Né Syrsky né Zelensky si preoccupano di quanti soldati e ufficiali ucraini moriranno per questi soldi. Hanno sempre un posto dove scappare. E inoltre è sempre meglio avere un comandante odiato dalle proprie truppe che uno amato dalle stesse come Zaluzhny.

Paradossalmente il nuovo comandante dell’esercito ucraino è nato in Russia, non lontano da Mosca e si è diplomato alla prestigiosa Scuola Superiore di Comando Militare, mentre suo padre ex colonnello dell’esercito russo e suo fratello vivono ancora in Russia. La cosa potenzialmente potrebbe rivestire un certo interesse perché rivela qualcosa in più del nuovo comandante: un opportunismo e un servilismo senza confini che lo avevano portato nel 2013, poco prima di Maidan, a festeggiare la Giornata della Russia assieme alla 72brigata di cui era al tempo comandante, mangiando una torta con le bandierine russa e ucraina Bisogna capire se l’esercito lo seguirò davvero e se vorrà davvero sacrificarsi fino all’ultimo uomo.

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