Principale Arte, Cultura & Società Musica, Eventi & Spettacoli “L’ultima parola” è il primo singolo della cantautrice barese Rosemary Nicassio

“L’ultima parola” è il primo singolo della cantautrice barese Rosemary Nicassio

INTERVISTA – Rosemary Nicassio è una giovane cantautrice e teatrante originaria di Adelfia (BA), un’anima poliedrica nel mondo dell’arte. Ricca di suggestioni, emozioni e dotata di un moderno classicismo ha compiuto una scelta difficile al giorno d’oggi: immettersi nel mercato discografico italiano, si sa fin troppo affollato. Come sempre, il Corriere di Puglia e Lucania punta sulle nuove leve e crede nei talenti che il suo territorio dona, quindi non potevo che scambiare con Rosemary qualche battuta in occasione di questo suo primo lancio e farla conoscere a voi lettori.

Qual è la genesi della tua passione per la musica e il canto?

Ho iniziato a studiare canto circa a quattordici anni. Poi, la mia vita ha preso delle direzioni diverse: ho continuato con gli studi tradizionali, mi sono iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza ma sentivo dentro di me delle tensioni verso altre discipline che fino ad allora erano rimaste inascoltate. Perciò ho cominciato a dedicarmi a una vecchia passione della me liceale, ossia la letteratura, e pian piano ho ripreso anche con lo studio della fotografia e della scrittura creativa. Dopodiché mi son detta che era giunto di momento di rendere pubblica la mia passione che da troppi anni trovava il proprio exploit solo nel privato. Quindi ho iniziato a studiare teatro con una compagnia e canto pop con la mia carissima insegnante, Lisa Manosperti, seconda classificata a The Voice Senior della scorsa edizione. Sotto la sua guida ho sì perfezionato la tecnica, ma ho anche intrapreso la direzione artistica e cantautorale più emotivamente vicina ai miei gusti.

In seguito hai deciso di esibirti anche dal vivo.

Sì, piano piano ho maturato il desiderio di mettere a disposizione degli altri e di condividere con loro il mio messaggio denso di sentimenti e di profondità. Perciò, ho cominciato a vedere la mia passione anche come una professione, seppur in realtà mi piace sempre dire che per me non è un lavoro nel senso letterale del termine perché io in primis lo faccio per emozionarmi e dopodiché traggo da questo scambio un guadagno. Per lungo tempo ho raccontato sui palchi l’interpretazione dei miei brani del cuore appartenenti però ad altri, mentre adesso volevo anche finalmente raccontare l’interpretazione dei brani che io ho concepito.  

Quando e come è avvenuto il passaggio dal cantare “gli altri” al voler cantare “te”?

Sai, non c’è stato un momento esatto. Quando vieni chiamato ad esibirti nei locali o nei contenitori culturali, devi mettere a loro disposizione tutti i progetti che puoi proporre. Io ne ho uno sul cantautorato internazionale, uno sul cantautorato francese e un progetto teatrale che racchiude monologhi d’autore insieme a musica d’autore. Nel corso degli anni però mi è capitato sempre di più che dopo le esibizioni il pubblico mi chiedesse di ascoltare una mia canzone o di acquistare il mio disco. Queste sono state le parole chiave che dentro di me hanno fatto scattare qualcosa e dal quel qualcosa la mia mano ha iniziato a scrivere.  

E ora eccoci qui. Hai dato luce al tuo attuale progetto artistico personalissimo, che spicca il volo con il singolo “L’ultima parola”. Come l’hai concepito?

L’ultima parola nasce nel 2021: ho iniziato a lavorare a questo brano tanto desiderato scrivendolo di getto, su una base musicale che era già nata in precedenza da varie sperimentazioni ma che è stata più volte rimaneggiata nel 2023 con l’arrangiatore, in modo da dargli quella struttura e quel sound che meglio si sposassero con il mood del testo e dell’intero disco che avevo in mente di realizzare. Per questo brano mi sono avvalsa di musicisti grandiosi che vorrei citare: Pasquale Buongiovanni alla chitarra acustica, Giovanni Chiapparino al basso elettrico, al synth e alla programmazione elettronica, Francesco Manfredi al clarinetto e Leonardo Torres al pianoforte. Il mio progetto si mostra non solo come trasversale, ma come circolare, perché sostanzialmente racchiude varie fasi della mia vita, identitarie e di studio. Chiaramente ho dovuto operare una scelta su ciò che conoscessi meglio e mi emozionasse di più e questo mi ha portata a ricadere inevitabilmente sulla letteratura e nello specifico per questo pezzo, su Cesare Pavese. Volevo fare una sorta di bilancio della sua vita, riportando citazioni e frammenti testuali delle sue opere, quali “La luna e i falò” e “Il mestiere di vivere”, e delle sue poesie. I cori inseriti nel brano derivano, infatti, proprio da una poesia dell’autore e lo stesso finale ricalca esattamente le parole che Pavese scrisse prima di suicidarsi. Da qui appunto l’idea di intitolare la canzone “L’ultima parola”.

Perché proprio lui?

Nel 2013 ho vinto il Premio letterario internazionale Cesare Pavese per delle poesie che ho scritto ispirandomi al suo stile letterario. Per farlo ho studiato tantissimo la sua poetica e quindi ho ritenuto di avere materiale a sufficienza per poter dare una voce alle sue idee con la musica. Il mio intento in effetti era proprio questo: raccontare all’interno di una canzone un fatto valido, un fatto credibile. Lui per me è sempre stato di stimolo per la sua capacità di soffrire e di amare; aveva forte il desiderio di esistere, ma sentiva lontana l’esistenza nella quale potersi immergere. L’unica attività in cui sentiva di riconoscersi in toto era la scrittura, però al tempo stesso viveva nella forte consapevolezza della incomunicabilità, dell’incapacità di amare e di essere amato e il suo entusiasmo di vita, di amore insoddisfatto di cui non riusciva ad assumersi il peso, lo ha portato poi al suicidio. E questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore e che dà compiutezza alla struttura circolare a cui prima facevo riferimento.

Ci sono, però, anche altri riferimenti all’interno del brano, penso all’America per esempio.

Sì, sono partita da un racconto dell’America perché ne “La luna e i falò” Pavese parla di un ragazzo, Anguilla, che va in America ma poi sceglie di ritornare al suo paese natale. Ho voluto inserire questa reference per trattare anche i temi del radicamento alle origini, dell’appartenenza, della ricerca di un’identità. Nel ritornello infatti dico “Il paese in cui sono nato, io ho creduto fosse il mondo”, rifacendomi a quel passo celeberrimo in cui Pavese parla dell’allontanamento e della conoscenza del mondo che lo circonda dal quale ne deduce che nonostante tutto abbiamo bisogno di riconoscerci in un paese, il nostro d’origine (“…non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”).

Il singolo anticipa un disco in uscita a maggio, “Millenovecento MY ICONS”. Che disco sarà e perché questo titolo?

Sarà un album concettuale, che parte dall’idea di voler raccontare alcune delle mie icone e ispirazioni del Novecento, attraverso l’utilizzo delle mie arti. L’obiettivo è quello di creare e promuovere un prodotto artistico che sia una sorta di opera di teatro contemporaneo, che accolga musica, letteratura e teatro stesso. Ogni canzone, infatti, è un ritratto, ognuno diverso dall’altro, di una personalità che rappresenta una faccia del prisma della grande letteratura, filosofia, musica dell’epoca. Il senso da questo punto di vista sta nel voler omaggiare la multiformità della coscienza del Novecento e di artisti appartenenti a realtà anche tra loro distanti.

Per il suono su quale genere ti sei orientata?

Sono rimasta sul mio, un cantautorato pop, ossia classicità nella modulazione e nella tecnica vocale ma con la ripresa di frequenze pop e di elettronica, perché ho pensato che questo incrocio di dimensioni potesse essere la soluzione che meglio avrebbe reso il mio desiderio di contemporaneità e la complessità dei protagonisti. Giusto per intenderci, come riferimento ho preso Niccolò Fabi e poi ci ho aggiunto la verve interpretativa, e quindi anche in questo teatrale, di Tosca. Colgo qui l’occasione per ringraziare Digressione Music che mi sta dando l’opportunità di realizzare questo album producendolo e credendo in me.  

Live all’orizzonte?

Sicuramente dopo la pubblicazione del disco ci saranno delle presentazioni. Ho già ricevuto degli inviti e questa è una risposta incredibile per me perché sta a significare che il pubblico fa richiesta di un tipo di espressione artistica dal vivo che è il momento massimo di condivisione delle emozioni attraverso il corpo e la voce. E poi nel futuro più prossimo, vedremo. 

 

Ascolta qui “L’ultima parola”: https://open.spotify.com/intl-it/track/4Es8Le1zmGgaBvOYiGi4Xp?si=0844e51c92a34d41

Guarda qui il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=FcKV18CyWGw

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