Principale Cronaca Il mito della Primula o dell’Agenda Rossa ?

Il mito della Primula o dell’Agenda Rossa ?

Editoriale a cura del Co-direttore Daniela Piesco 

Corruzione e mafie sono fenomeni distinti e, tuttavia, tendono a costruire un legame simbiotico che favorisce sia lo sviluppo di un esteso mercato della corruzione, che il successo delle attività criminali.

Il loro sviluppo è favorito dai medesimi fattori, come la debolezza dei legami di fiducia interpersonale e il pessimismo dei cittadini sulla capacità dello Stato di tutelare diritti ed erogare imparzialmente servizi. Il legame tra attori pubblici corrotti e mafiosi discende dalla domanda di servizi e prestazioni che gli uni possono fornire agli altri, aumentando i profitti e riducendo reciprocamente “rischi professionali” delle rispettive attività, lecite e illegali. La corruzione poi è preferibile per le mafie al ricorso alla violenza, all’intimidazione. Un funzionario, magistrato o politico, una volta entrati in un rapporto di scambio occulto con soggetti criminali, sono legati ad essi permanentemente, esposti alla minaccia e al ricatto.

Ecco perché in una democrazia evoluta come la nostra ci sono state latitanze di boss mafiosi della durata di oltre quarant’anni, (Bernardo Provenzano fu latitante per ben quarantatré anni)..

Ma che Sicilia è quella che ha protetto Messina Denaro, o semplicemente ha fatto finta di non vedere?

I romani quando assediavano le città da conquistare come arma privilegiata utilizzavano quella dell’interruzione di acqua e viveri. Gli assediati dopo pochi giorni erano costretti ad arrendersi. Questa tecnica si dovrebbe applicare al caso di cui discorriamo. Basterebbe interrompere gli intrecci con la politica, l’economia, la finanza e tutta quell’area grigia che lo ha protetto per venirne a capo .

Il problema probabilmente è che Messina Denaro conosceva così come conosce qual è quella parte di Stato deviata che ha partecipato alla stagione stragista, conosce i nomi e i cognomi che ancora oggi hanno interesse a proteggerlo e ne hanno favorito, indubbiamente, la lunga latitanza.

Latitanze così longeve godono inevitabilmente di coperture politiche di pezzi deviati delle nostre istituzioni corrotte.

Non è normale che i migliori investigatori d’Europa e un’apprezzabile magistratura, corroborata da una pur sempre efficace legislazione antimafia, non siano riusciti a catturare un latitante per ben oltre quarant’anni , trent’anni…

I grandi boss mafiosi (di camorra, ndrangheta e mafia siciliana) coltivano il loro potere soprattutto grazie all’enorme disponibilità economica di cui godono.

Messina Denaro ha avuto un’ulteriore dote : ossia quella di poter gestire segreti e misteri, per riuscire a conservare l’essenza di una Cosa Nostra capace di adattarsi a tutte le circostanze, pur di mantenere la propria egemonia sul territorio.

Appare evidente che il riferimento sia  alla famosa agenda rossa che costituisce un mezzo di ricatto per alcune personalità delle nostre istituzioni deviate poiché contiene , a mio avviso, indizi e prove sulle stragi di Capaci e di Via D’Amelio.

I grandi latitanti creano un sistema di protezione che prevede la piena condivisione di certi valori rispetto a uno Stato totalmente irreperibile

La vera grande forza delle mafie è all’esterno della loro organizzazione criminale e questo Messina Denaro lo sapeva benissimo.

E così per trent’anni, un uomo può farsi latitante e poi essere scoperto come una persona qualunque, che va ad operarsi a Marsala per poi fare i controlli chemioterapici a Palermo solo se c’è una zona grigia di connivenza con la cittadinanza.

Inoltre nella società siciliana c’è un’antisocietà che è impregnata da un feudalesimo culturale dove la frase d’ordine è ‘Chi mi dà da mangiare è mio padre’. Questa espressione, tipica siciliana, fa capire un po’ il senso della sudditanza del cittadino nei confronti dell’autorità, che in questo caso si veste di mafia. Può esserci una consapevolezza ma queste autorità ti prendono al laccio e rispondono a un bisogno rispetto al quale le persone non sempre hanno gli strumenti per emanciparsi.

Su questo humus si innesta il mito.

Tutto rientra in quello che Recalcati chiama ‘società di evanescenza del padre’. È caduto un altro padre, paradossalmente più autoritario e più autorevole.

I ragazzi hanno bisogno di padri quando c’è da definire il limite e il loro stare al mondo. Se non c’è il limite c’è la perversione che può essere criminale. Che sia bene o che sia male lui esprimeva un punto di riferimento. Per molti ragazzi, soprattutto adolescenti, vale la regola ‘Dammi un’identità purché sia un’identità’. Essere senza identità significa stare nell’angoscia e nell’ansia perenne. Molti giovani in certe fasce sociali si sono affidati a questo ambire ad essere come lui..

Possiamo dire, con una provocazione, che lascerà un vuoto nelle giovani generazioni siciliane..

La sua latitanza è finita perché qualcuno ha deciso di farla terminare

Ma con la sua cattura lo Stato ha dimostrato di essere più forte della mafia ?

Assolutamente no in quanto il suo arresto non determinerà nessuna sconfitta per la mafia poiché “morto un Papa se ne elegge subito un altro”.

Magari ci si augura, sommessamente, che crolli un mito e un simbolo di potere e di complicità a ogni livello..ossia quella nuova mafia che si è ormai pienamente integrata nella politica, nell’economia e nella finanza e vive di complicità con quell’area grigia che la rende più invisibile e meno contrastabile.

Messina Denaro ha simboleggiato con la sua latitanza questa nuova criminalità organizzata.

Allora vale sempre l’impegno contro la mafia?

Si ! È L’impegno contro la mafia che fa davvero paura ai mafiosi , quello quotidiano in cui si dimostra da che parte si sta ogni minuto che passa, facendo il proprio dovere e denunciando ogni forma di mafiosità.

Come aveva ben compreso don Pino Puglisi, la mafia si combatte a partire dai banchi di scuola, attraverso un’opera di educazione al rispetto delle regole e delle leggi, capace di indirizzare le nuove generazioni e non solo, verso una cultura di legalità e fiducia nello Stato di diritto. E nella scuola, così come sulla stampa, in tv e su internet, bisogna sforzarsi di proporre ai giovani modelli positivi, evitando ogni rappresentazione del fenomeno mafioso e dei suoi esponenti che possa risultare in qualche modo attrattiva.

Un ruolo decisivo in questa lotta lo fa chiunque faccia il proprio dovere ogni giorno, costi quel che costi com’era solito dire Giovanni Falcone.

Il mito del boss, della sopraffazione violenta, del denaro facile, va smontato e demolito, va stigmatizzato. Ad esso vanno contrapposti un altro modello e ben altre figure, personalità che possono costituire un esempio di impegno morale e civile. Anche per questo è importante trasmettere ai giovani la memoria del sacrificio di quanti hanno contribuito alla lotta contro le mafie pagando di persona, spesso con la vita

Ma ora che Messina Denaro è stato catturato il mito inizierà a sbiadire per poi frantumarsi?

In queste ore lui fa lo sbruffone, si definisce ‘incensurato’, a conferma di un atteggiamento del tipo ‘Non devo cedere mai’. Ma ormai è stato sconfitto dalla forma più alta di democrazia, che è il tumore. Una considerazione molto amara, ma realistica.

Qui decadono tutti i deliri di onnipotenza.

Daniela Piesco Co-direttore Radici 

Redazione Corriere Nazionale 

Redazione Stampa Parlamento 

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

pH Giovanni Franco

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