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Grande successo per il musical “7 spose per 7 fratelli” al TeatroTeam di Bari

10-11 DICEMBRE – Ormai è chiaro a tutti: i musical sono tornati di moda, riempiono teatri e conquistano una quantità vasta e variegata di pubblico. A conferma di ciò il successo riscosso quest’anno dal remake della celebre opera “brodwayana” candidata a 5 Oscar nel 1954, 7 spose per 7 fratelli. Dopo le due produzioni italiane del 1988 con Tosca e Raffaele Paganini e del 2014 con Flavio Montrucchio e Roberta Lanfranchi, il cult del cinema americano è riuscito nuovamente ad affascinare gli italiani con una versione stavolta diretta e coreografata da Luciano Cannito e prodotta da FDF Entertainment, Roma City Musical e Art Village.

Il libretto porta la firma di Lawrence Kasha & David Landay, le liriche di Johnny Mercer, la musica di Gene de Paul con canzoni aggiunte di Al Kasha e Joel Hirschhorn (traduzione di Michele Renzullo), mentre le scene sono a cura di Italo Grassi, i costumi di Silvia Aymonino e la direzione musicale è affidata al grande maestro Peppe Vessicchio. Sul palco un cast di 22 interpreti, capitanati dall’attrice e cantante Diana Del Bufalo e l’attore comico Baz, al secolo come Marco Bazzoni, rispettivamente nei panni della dolce ingenua Milly e del rude montanaro Adamo Pontipee.

In seguito al grande debutto al Teatro Brancaccio di Roma, sono approdati per ben due spettacoli anche al TeatroTeam di Bari in un fine settimana decembrino, registrando quasi il tutto esaurito.

La trama, nota bene o male a tutti, vede un’ambientazione western in pieno stile Quentin Tarantino, il che è già un programma. È il 1850 e in una fattoria tra le montagne dello stato dell’Oregon vivono i sette fratelli PontipeeAdamoBeniaminoCalebDanieleEfraimFilidoro e GedeoneAdamo, fratello maggiore, sente che è arrivato il momento di sposarsi con una donna forte che si occupi della casa e della cucina. Recandosi in città per vendere pelli, conosce Milly, la cameriera della locanda del villaggio e tra i due scatta il colpo di fulmine. Così, saltando le lungaggini del classico corteggiamento, nonostante le ritrosie di amici e parenti di lei, decidono di unirsi in matrimonio e di partire per la fattoria. Una volta arrivati a casa, Milly si ritrova a sua insaputa a prendersi cura non solo del marito, ma anche dei suoi sei fratelli, rozzi montanari rissosi e refrattari all’igiene personale e alle buone maniere. Pur colta di sorpresa e adirata con Adamo per l’inganno, la giovane sposa non demorde e in brevissimo tempo riesce ad “addomesticare” la sua nuova famiglia, insegnando loro come comportarsi e come corteggiare. Dopo la festa del villaggio, durante la quale dimostrano i risultati del processo educativo, i sette fratelli organizzano il rapimento di sei ragazze, approfittando della stagione invernale che ne impedisce il salvataggio. Nel corso dei mesi a seguire, Milly mette al mondo una figlia e le fanciulle si innamorano dei Pontipee a tal punto da volerli sposare e rinunciare per sempre alle loro noiose vite in città.

Lo spettacolo è diviso in due atti e propone scene sia parlate, che cantate e ballate. A supporto dell’avanzamento narrativo, la chiusura del sipario con la proiezione di scritte temporali e di “capitoli” della storia, per rimanere sempre in tema western. La scenografia appare accurata, ma al tempo stesso essenziale e i costumi pienamente rispondenti al contesto descritto. Nonostante spesso la regia risulti poco dinamica con lunghe pause e silenzi non richiesti, che inducono il pubblico inevitabilmente a colmarli con applausi, il brio, la freschezza e l’ilarità che caratterizzano gli avvenimenti e i personaggi non mancano di certo.

La Del Bufalo sembra aver trovato la sua “perfect zone”, il musical, che enfatizza al massimo le eccellenti doti canore di cui è dotata e la sua verve ironica e buffa, per cui è da sempre conosciuta sul web. La mancata preparazione atletica alle danze, si nota ma non disturba lo spettatore che, al contrario, ne apprezza talmente la voce da creare sempre un’ovazione al termine delle sue canzoni.

Dall’altro lato, Baz, pur aiutato da una voce mascolina e potente e da una esteriorità affascinante, non ci cattura per le sue capacità attoriali, bensì per evidenti retaggi propri del suo background da comico che suscitano ancora gran riso, ma che in alcuni casi risultano anche di troppo (forse per questo motivo continua ad essere conosciuto con il suo pseudonimo?!).

Grande sorpresa il resto del cast – e in particolare Gedeone Pontipee, interpretato da Mark Biocca – per le abilità artistiche, canore e recitative. È evidente la loro provenienza dal mondo della danza classica: grazie a loro la messa in scena acquista quella raffinatezza ed eleganza che non ti aspetteresti mai di trovare in un villaggio rurale ottocentesco degli Stati Uniti, tipicamente caratterizzato da movenze e balli rustici. Le coreografie bucano la quarta parete e coinvolgono tutti i presenti in sala, che spontaneamente si uniscono a loro con applausi concitati a ritmo di musica. Davvero notevoli soprattutto la scena della festa del villaggio per struttura, qualità di movimento e cura dei dettagli, così come il gran finale ricco di virtuosismi e acrobazie. In questi due punti il focus è sicuramente tutto concentrato sull’ensemble, anziché sulla Del Bufalo e Baz che spesso escono proprio di scena, e questo ci permette di affermare che l’attuale cast non consta di due soli protagonisti e di figure minori o secondarie, ma tutti sono parimerito essenziali alla buona riuscita del musical e alla sua fluidità.

Seppur non suonate dal vivo da un’orchestra, le musiche di Vessicchio sono l’ulteriore, se non il primario, elemento vantaggioso dell’intera rappresentazione. Accompagnano perfettamente ogni momento, dal più allegro al più saliente, riempendo di bellezza sonora anche i vuoti e le chiusure di sipario.

Nel complesso, l’intero lavoro è degno di una forte stretta di mano, seguita da un “ben fatto!”. Era un compito arduo da portare a termine nel migliore dei modi, eppure con tanto impegno e determinazione – palesi agli occhi di tutti – il risultato è stato piacevole, scherzoso e meraviglioso da guardare e ascoltare. Un ottimo motivo, insomma, per tornare a riempire i teatri italiani, i quali necessitano di tutto il nostro supporto per superare la tremenda crisi che sta attraversando il settore.

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