Principale Arte, Cultura & Società Formazione & Scuola L’eccellenza dell’eccezione: giovani a confronto

L’eccellenza dell’eccezione: giovani a confronto

Ha fatto scalpore il caso della modella ed influencer ventitreenne Carlotta Rossignoli laureata in medicina all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con 110 lode e menzione d’onore.  Stando alle accuse dei suoi compagni di corso, avrebbe sostenuto esami a porte chiuse (ovvero senza testimoni, pratica illegale) riuscendo a laurearsi in maniera esclusiva ben tre sessioni prima. E da qui il polverone. Tra coloro che appoggiano i corsisti indignati e chi, come il professor Roberto Burioni, si schiera dalla parte della ragazza attestando la liceità del suo percorso, l’Italia si è spaccata in due.
 

Al di là della cronaca, risalta il prototipo dello “studente d’ acciaio”: dorme poco, multitasking, perfetto seguace del celebre motto di Steve Jobs stay hungry, stay foolish”. Sia chiaro: non c’è nulla di male ad essere ambiziosi, a lavorare alacremente per raggiungere un obiettivo. L’importante è rimanere umani, prendersi il proprio tempo e rispettare i propri ritmi. Altrimenti, da esempi sani si diventa tossici. Inoltre, è sbagliato spacciare una eccezione per l’eccellenza. 

Emergere dalla massa per un talento o una abilità utilizzando strumenti pari è sublime ed eccezionale. Al contrario, primeggiare per strumenti privilegiati rispetto agli altri, comporta l’eccezione.
Siamo nell’era del merito o, almeno così pare.
Infatti, il bailamme mediatico scaturito da tutta questa faccenda ha dato voce ad una storia eccezionale e non d’eccellenza che sembrerebbe rientrare poco e nulla nel meritevole. Si spera in futuro di dar voce a tutti quei ragazzi e ragazze che studiano, lavorano e s’impegnano nella normalità lottando ad armi pari per ottenere il proprio posto nel mondo.  Per questo, oggi diamo voce a due studentesse, giovani di belle speranze e grandi sogni, provenienti da due università diverse: una pubblica e l’altra privata.  

 “Ritengo che il caso Rossignoli, per quanto esaltato come eccellenza, è sicuramente un’eccezione” afferma Martina, studentessa di Economia presso LUM, risoluta nel conseguire la laurea magistrale nell’ambito del marketing legato alla moda. Infatti, precisa l’intervistata “il mio obbiettivo è diventare manager o responsabile marketing di un’azienda in questo settore”.  Sul caso Rossignoli, afferma “non è un esempio sano da imitare. Ci sono dei bisogni fondamentali fisici e sociali irrinunciabili, vitali per il raggiungimento dei propri obbiettivi. In una società che corre così veloce è spesso facile identificarsi in modelli sicuramente meritevoli ma non rappresentanti la maggioranza.” Dello stesso parere anche Martina G., studentessa di Lettere Moderne presso Uniba , determinata a proseguire gli studi con un percorso magistrale e una formazione continua. “Mi piacerebbe entrare nell’editoria, offrendo le mie competenze umanistiche al servizio della società”.  afferma sul suo futuro, commentando in seguito “il caso Rossignoli promuove un percorso di vita non sano. In quanto futuro medico, Carlotta ha sostenuto che riposarsi e dormire adeguatamente non siano azioni necessarie per l’essere umano. Sul resto, su come sia arrivata a laurearsi in così poco tempo non potremo mai giudicare.” 

Al di là delle opinioni sul caso, entrambe le studentesse hanno espresso profonde considerazioni sull’Università. Per Martina della LUM è “una palestra di vita: ti prepara ad affrontare diverse situazioni non solo accademiche e lavorative ma anche sociali. Si è catapultati in un luogo che racchiude tanti tipi di esperienze diverse. Impari a stare al mondo e a reagire alle situazioni in modo professionale”. Inoltre “rappresenta un palcoscenico di libera espressione in cui ogni individuo ha la possibilità di scegliere il proprio percorso da seguire.” osserva Martina G. E’ un ambiente che ti prepara socialmente al mondo del lavoro in quanto impari ad ottimizzare i tuoi tempi e contare sulle tue capacità”.  

L’Università, infatti mette alla prova. “Nonostante sia solo al secondo anno, ho alle spalle due esperienze molto diverse fra loro. Ho frequentato il primo presso la facoltà di Marketing all’Uniba, per poi passare ad un’università privata.” commenta Martina, futura manager aziendale, riflettendo sulle difficoltà universitarie “Ho imparato a contare sulle mie forze e a sfruttare le mie competenze. Ritengo che il problema principale fosse non essere riuscita da subito a trovare la strada giusta. Penso che il problema principale sia proprio questo: spesso gli studenti sono messi davanti a tante scelte diverse senza avere ancora le idee chiare su quale sia quella corretta.” Se per alcuni studenti è la mancanza di un percorso post diploma la difficoltà maggiore per altri può essere il distacco con la realtà scolastica. “La cosa più difficile in Università è stata accettare di essere una persona anonima” afferma Martina, futura esperta di editoria “Il distacco dall’ambiente liceale è stato molto evidente. Per quanto riguarda l’organizzazione dello studio, possedendo già un metodo abbastanza consolidato, non ho riscontrato gravi problemi ad adattarmi alla quantità di studio assegnato. Mi sono resa conto che non bisogna mai mettersi a confronto con le scelte degli altri perché ognuno ha i suoi tempi e i suoi limiti. Ho imparato a vedere i miei colleghi come una fonte di ispirazione positiva verso una serenità interiore nella mia quotidianità universitaria.” 

Ed è proprio in merito a questa quotidianità è stato chiesto loro di evidenziare la percezione dell’Istituzione universitaria e dello Stato come enti a misura delle loro aspirazioni. “Penso che gli studenti siano spesso poco seguiti e che abbiano in mano pochi strumenti per capire a cosa vanno incontro. L’Università dovrebbe garantire più orientamento affinché si abbia una giusta informazione.” osserva Martina della LUM, continuando sullo Stato italiano il quale “dovrebbe garantire pari opportunità per qualsiasi studente, senza tenere conto del proprio background, guardando principalmente l’impegno e le capacità effettive.” Gli studenti, insomma, chiedono un miglioramento. Infatti, conviene Martina dell’Uniba l’Università dovrebbe rendersi più innovativa sia per la didattica che per la struttura fisica. Inoltre, andrebbero incrementate le attività di gruppo e le opportunità pratiche nei vari settori lavorativi. Anche lo Stato potrebbe fornire maggiori corsi di orientamento ai ragazzi che si affacciano al mondo universitario” commenta la studentessa “Si dovrebbe dare la possibilità, a prescindere dall’ università pubblica o privata frequentata, di sperimentare tirocini e stage per ogni campo di studi, non rimanendo relegati al mondo scientifico che sembra essere privilegiato.” 

Insomma, i nostri giovani chiedono innovazione, supporto, reale senso di merito e parità.
E’ arrivata l’ora di accontentarli per costruire insieme un futuro migliore. 

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