Principale Arte, Cultura & Società Musica, Eventi & Spettacoli Distorsioni Sonore Fest 2022: Duocane, Comrad, I Botanici e Voina

Distorsioni Sonore Fest 2022: Duocane, Comrad, I Botanici e Voina

18 SETTEMBRE 2022 – Si è conclusa domenica scorsa la 10^ edizione del Distorsioni Sonore Fest , ospitato nel suggestivo Atrio del Palazzo de Mari di Acquaviva delle Fonti (BA).

Già le prime due serate del 16 e del 17 avevano cominciato egregiamente a riscaldare la location con degli ospiti appartenenti a una scena ancora molto indipendente della musica d’oggi, ma è stata senza dubbio l’ultima delle tre date a far esplodere (metaforicamente, ndr) le quattro antiche mura comunali, grazie alla potenza inarrestabile delle band in line-up.

Il genere prediletto per l’evento è stato il rock quello più punk/hardcore/alternative che si conosca e, nonostante la partecipazione copiosa e coinvolgente, mi chiedo se sia una fortuna o meno che in Italia questo risulti ancora un genere di nicchia. Le grida e i testi sono così forti e profondi da poter arrivare ovunque, ma le atmosfere sono tanto ristrette, intime e viscerali da farti sentire un corpo solo e non so se questa sensazione la cambierei mai.

A dimostrazione di ciò, sono saliti per primi sul palco i Duocane, il duo pugliese nato nel 2019 dall’incontro di Stefano Capozzo (voce e basso elettrico) e Giovanni Solazzo (batteria), che ha dato vita a un mix ironico e dissacrante di math-rock, stoner, noise e alternative. Hanno presentato i brani contenuti nei loro due EP all’attivo, Puzza di Giovani e Sudditi, anticipando anche qualcosa del primo album full-length Teppisti in azione nella notte e il singolo già lanciato “Neqroots”. Erano a casa loro, si vedeva e si sentiva: l’accento nostrano, la tipica estrosità e la fan base familiare in prima fila.

A seguire, nel buio, quattro ragazzi seduti a terra, uno accanto all’altro, con le gambe incrociate e lo sguardo basso, fin quando una voce calma e “profetica” ha rotto il silenzio per ricordare a tutti di liberarci dei pensieri tossici e dei giudizi altrui e, piuttosto, di rinvigorire e riaccendere il nostro spirito. Come? Restando vicini. È, infatti, Restiamo vicini il titolo programmatico dell’EP di debutto della nuova band punk rock, Comrad, formatasi a Bari un annetto fa tra Giò Sada (voce), Marco Fischetti (batteria), Pierpaolo Caldarola (chitarra), Francesco Loconte (basso) e Giovanni Lisena (chitarra). Il loro, più che il semplice frutto dell’amicizia artistica che li lega, arriva come una incontenibile urgenza espressiva, melodica, potente e sincera.

Sul palco hanno portato tutti e cinque i brani del loro primo lavoro, tra cui “Che bello è” e “Grande salto”, e alcuni nuovi pezzi appena sfornati, ma non ancora pubblicati quali “Cado morbido”, “Il fondo” e “Camaleonte” (consiglio personale: segnateveli sin d’ora). Tra un pogo e l’altro del pubblico, è scappata anche una cover-omaggio di “Acida” dei leggendari Prozac+, durante la quale numerosi ragazzi hanno raggiunto i microfoni della band per ricreare gli iconici coretti. Quando ormai il collo è perso e le corde vocali supplicano pietà, ti ritrovi in un frullatore di positività, abbracciato e compreso dai tuoi simili, perché “se sembra una disfatta, è solo l’inizio di una luna nuova”.

Subito dopo è stata la volta de I Botanici, gruppo alt-rock nato nel 2015 a Benevento e composto da Gianmarco Ciani (voce, chitarra), Antonio Del Donno (chitarra, cori), Gaspare Vitiello (batteria) e Stefano Titomanlio (basso). In scena, in simbiosi con i loro strumenti “fanno poche chiacchiere e tanto rumore” esprimendo, con chiarezza e solo attraverso la musica, la loro disperazione narrativa. Tornano dopo un bel periodo di astinenza dalla Puglia, riproponendo i pezzi più smooth e più strong dei loro precedenti album Solstizio (“Magari sì” e “Non sbaglio più”) e Origami (“Polaroid”, “Quarantadue”, “Nottata” e “Sfortuna”) e presentando le canzoni post-hardcore – come loro stessi le hanno definite – ossia i singoli usciti quest’anno che preannunciano il nuovo lavoro, Diverso/uguale, Grandina, Cose Superflue e Un istante. Il loro sound è ipnotico, sia sulle trame robuste e raffinate dei riff sia nelle parole intense e disarmanti.

Su un terreno che ormai tremava incessantemente da ore, sono poi giunti i Voina a infuocare il palco per il gran finale. La band alt-rock/post-hardcore di Lanciano datata 2005, rivelazione pura e cruda nell’ambito della musica indipendente, ha deciso di perforare il cielo stellato di settembre e decisamente anche i nostri cuori con chitarre distorte e testi affilati. Ci hanno lasciati sempre più spaccati a metà, canzone dopo canzone, facendoci entrare nella loro dimensione per condividere gioie e dolori, ferite e conquiste. Il risultato? Una interconnessione ritmica, emozionale ed energica, a tratti tragicomica, che in qualche modo pian piano ci ha ricomposti.

Ivo Bucci alla voce, Domenico Candeloro e Mauro Bucci alla batteria/percussioni/sintetizzatori, Nicola Candeloro e Mattia De Iure a chitarre e cori e Andrea Paone al basso, hanno eseguito senza risparmiarsi – e con aria seria e scanzonata allo stesso tempo – “Ossa”, “Io non ho quel non so che”, “Le ore piccole”, “Calma apparente”, “Blu” e “Luna park”, insieme ai nuovi brani dell’ep Yoga pt1 come “Stranger Things” e “Oceani”. L’amore per la musica e per la loro storia ci ha schiaffeggiati inconsciamente e ha reso tutto così terribilmente incredibile.

Uscita dalla bolla esplosiva dell’Atrio, ho pensato: “Mi sento viva”. Grazie Distorsioni Sonore Fest e grazie musica che ogni giorno in molteplici modi ci salvi!

GUARDA IL VIDEO DELLA SERATA

Duocane – Spotify

Comrad – Spotify

I Botanici – Spotify

Voina – Spotify

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