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Responsabilità di parola

Responsabilità di parola

di Francesca Ceneviva (5^A Classico Liceo Moscati di Grottaglie)

Nuove riflessioni sull’art. 21 della Costituzione italiana

Questo breve scritto inizia con due parole luminose.

Democrazia e libertà: sembra quasi un’associazione così naturale e scontata, ne parliamo sempre con una tale ingenuità e superficialità, senza renderci veramente conto del significato eroico che esse riflettono.

In realtà tali termini hanno tanto di eroico poiché se noi ora possiamo esprimere tranquillamente il nostro pensiero e la nostra opinione è soprattutto grazie a persone che hanno rischiato la vita, anzi l’hanno addirittura persa, per difendere i principi basilari della vita democratica e, quindi, per creare una società libera e garantista per il nostro io più qualificante, il pensiero (“cogito ergo sum” di cartesiana memoria).

Da parte nostra dobbiamo esercitarci a non dare per scontato le libertà che ci sono garantite, solo perché ci sono; basti pensare che in molti, ancora troppi, Paesi, invece, ciò è negato e in essi vi è la minaccia del carcere addirittura ove si dovesse pronunciare una parola ritenuta sbagliata, quale “guerra”.

Pertanto dobbiamo preservare come principio basilare e prenderci cura dell’art. 21 della nostra Carta Costituzionale che tutela e garantisce che ‘tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo”, stabilendo che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Pertanto la libertà di espressione e il diritto all’informazione rappresentano al tempo stesso pietre angolari e baluardi della democrazia, ne costituiscono il tratto caratterizzante essendo il fondamento di un ordinamento democratico basato sul pluralismo ideologico: si potrebbe dire che è il termometro che misura il livello di democrazia di un Paese.

Per la sopravvenuta innovazione tecnologica nelle nuove frontiere aperte dall’informatica, oggi occorre una nuova riflessione e un’interpretazione dell’art. 21 che tenga conto non solo dei problemi gravi ed urgenti come gli attacchi alla libertà di stampa in corso in diverse aeree geografiche del globo e la concentrazione degli apparati dell’informazione nelle democrazie moderne,  ma anche, appunto, delle straordinarie innovazioni introdotte dalla rivoluzione digitale con l’utilizzo di Internet e quindi di nuove forme di comunicazione come le chat, i forum, i social network etc., con tutte le conseguenti implicazioni relative alle questioni delle fake news, cioè dell’informazione ingannevole o distorta anche se verosimile, del cyberbullismo, della violazione della privacy, dell’uso violento dei social.

Tali nuove questioni ci portano alla consapevolezza del ‘potere della parola’ e del suo ruolo fondamentale nella formazione della persona e del cittadino affinchè sia veramente libero e promotore di cambiamento e miglioramento; nel contempo ci portano alla riflessione che la ‘libertà di parola’ deve necessariamente associarsi alla ‘responsabilità di parola’, nel senso che dobbiamo essere consapevoli che, ad esempio, ogni nostra parola sui social ha un peso specifico molto più grande di quanto possiamo immaginare:  siamo liberi di esprimerci, ma nell’atto stesso in cui lo facciamo, o meglio ‘pubblichiamo’ un nostro contenuto – soprattutto ora che il mezzo usato amplifica e replica a dismisura il nostro pensiero – non solo rischiamo di diventare ‘fonte’, ma anche di colpire la sensibilità altrui fino alla peggiore degenerazione della ‘gogna mediatica’.

In questo nuovo contesto è necessario quindi imparare ad ascoltare e ciò per avere un vero confronto di idee che sia costruttivo, nonché abbassare i toni anche nell’uso di parole che possono essere violente e lesive.

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale

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