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Francesco Cecchin, vittima senza giustizia: intervista a Nicolò Dal Grande

Il 17 giugno col dott. Nicolò Dal Grande, segretario nazionale dell’associazione culturale Identità Europea e collaboratore della rivista Domus Europa, è iniziata la rubrica “Vittime Scomode” parlando del barbaro omicidio di Francesco Cecchin

https://www.corrierepl.it/2022/06/17/francesco-cecchin-una-delle-vittime-scomode-intervista-a-nicolo-dal-grande/

Una tragedia umana e civile alla quale se ne aggiunge altresì una giuridica, che costituisce un vero e proprio oltraggio a uno Stato di Diritto: una morte senza alcun condannato.
Non per nulla, la stessa Corte d’Assise manifestò grandi perplessità sulla serietà della perizia sul corpo di Cecchin.
«Veramente grave e singolare appare pertanto che i periti non abbiano approfondito l’indagine, non si siano recati sul terrazzo dell’abitazione degli Ottaviani, ma semplicemente si siano limitati a dare un’occhiata dall’alto del ballatoio; e abbiano dato una “scorsa” altrettanto superficiale ai rilievi effettuati dalla polizia scientifica, come dichiarato dal professor Umani Ronchi all’udienza del 20 dicembre 1980. Altrettanto singolare che non abbiano tenuto in alcun conto i referti dell’ospedale San Giovanni.»
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiiiOyK_r74AhVrh_0HHRr-DmAQFnoECBIQAQ&url=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FOmicidio_di_Francesco_Cecchin&usg=AOvVaw3Ai6qYKOVRRa7Sbl2jkOos
Parole che già presagivano l’amaro epilogo; infatti il processo assolse l’unico imputato, precisando che le responsabilità non potevano essere accertate a causa di una serie di gravi negligenze nelle indagini ed ipotizzando, senza peraltro darne poi seguito, eventuali responsabilità degli inquirenti.
La sentenza del processo non individuò i colpevoli ma sostenne che Francesco Cecchin fu aggredito e scaraventato giù dal muretto (forse già svenuto) con la chiara intenzione di ucciderlo, come ribadito nella Sentenza della Corte d’Assise di Roma:
«È convinzione della Corte che, nel caso di specie, non si sia trattato di omicidio preterintenzionale, ma di vero e proprio omicidio volontario.»
(Dalla sentenza del 23 gennaio 1981)
https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiiiOyK_r74AhVrh_0HHRr-DmAQFnoECBIQAQ&url=https%3A%2F%2Fit.wikipedia.org%2Fwiki%2FOmicidio_di_Francesco_Cecchin&usg=AOvVaw3Ai6qYKOVRRa7Sbl2jkOos

Dott. Dal Grande, perché nel condurre le indagini su un fatto così aberrante, che vede protagonista un vita spezzata in modo animalesco e per di più per futili motivi, ci sono stati così tanti errori, così tanta superficialità?
Ha forse ragione il senatore Gasparri?
Il quale ha dichiarato:
“In quegli anni, è innegabile che ci sia stato un uso politico della giustizia, con arresti di avvocati, intimidazioni e la mancata individuazione dei responsabili degli omicidi”.
“Sono tanti i fascicoli ancora aperti.
Noi sappiamo chi sono i colpevoli, – conclude – vorremmo che anche l’Italia lo sapesse, perché non ci sia solo il nome di Francesco Cecchin tra le vittime del terrorismo, ma anche quelli di chi lo ha ucciso nell’elenco degli assassini”.

https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjCkdLL_774AhVxh_0HHbteC8oQFnoECAYQAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.ilgiornale.it%2Fnews%2Fpolitica%2Fanni-piombo-quelle-vittime-serie-b-cos-cecchin-rimasto-senza-1955187.html&usg=AOvVaw14En_j0OCs17pc815dg5XW

Da queste parole ci si pone altresì un’altra legittima e amara domanda:
Perchè così tanto silenzio sulle vittime di destra seminate durante gli anni di piombo e tutto questo, per di più, in un Paese dove vige il principio di uguaglianza formale e così in lotta contro le discriminazioni?

“È un tema molto spinoso e delicato, una di quelle questioni scottanti che generano sdegno e ribrezzo. È innegabile che la giustizia italiana di quegli anni, specie per ciò che concerne gli omicidi dei giovani militanti missini, abbia presentato diverse lacune e addirittura delle macchie incancellabili agli occhi non solo dei familiari delle vittime ma anche di chi, con criterio e probità, apra gli scrigni della memoria per comprendere meglio l’essenza di quegli anni duri.

Si può parlare di “giustizia politicizzata”? Certamente il dubbio è forte e la risposta appare scontata. Tuttavia, più che un’ideologia politica, a mio avviso la questione andrebbe analizzata più approfonditamente, cercando di comprendere se la giustizia stessa abbia subito influenze o pressioni esterne o, addirittura, da strutture “deviate” degli apparati statali. Certamente l’opinione pubblica era fortemente condizionata dalla stampa e dai vari movimenti politici di sinistra; si pensi al peso che ebbero, ad esempio, le opinioni di diversi esponenti della cultura e dello spettacolo italiano, alcuni dei quali giunsero a fondare “Soccorso Rosso”, il cui scopo era sostenere gli accusati dei delitti e cercare di screditare le accuse di testimoni e parenti – emblematico in merito il caso dei fratelli Mattei. La pressione era veramente forte. E la lotta impari. Ma va anche notato come i diversi episodi di violenza, di qualsiasi matrice – non solo comunista -, giovassero al gioco della cosiddetta “strategia della tensione”, che avrebbe favorito il sorgere di movimenti terroristici al fine di orientare la maggioranza degli italiani a sostenere i vari governi che si susseguirono sull’asse dell’alleanza fra Dc e Psi.

La giustizia era dunque politicizzata? Era deviata? Era condizionata? Forse tutte e tre le cose. Soltanto il tempo e il divenir della storia potranno, un domani, chiarire la cosa. Oggi è ancora troppo presto.

Per quanto concerne, invece, i principi di uguaglianza e sulla lotta alle discriminazioni “all’italiana” si potrebbero scrivere pagine intere senza trovare risposta. Perché questo silenzio sulle giovani vittime missine? Le risposte sono molte, nessuna delle quali all’altezza di dare una spiegazione esaustiva. La demonizzazione totale dell’avversario è una delle pagine più bieche delle ideologie del mondo contemporaneo, in grado addirittura di negare l’evidenza di eccidi e genocidi pur di preservare un’immagine di purezza delle proprie idee. Basti pensare al vergognoso silenzio sulle Foibe o la costante negazione turca nell’ammettere il genocidio armeno. Analogamente, fu ciò che accadde allora. Per avere una totale trasparenza occorrerebbe un’Italia pacificata in tutto e per tutto, dove l’onestà intellettuale trionfi sulla faziosità ideologica. Ma l’Italia è ben lontana dall’essere un paese pacificato; ancora oggi non siamo in grado di porre una corretta e – soprattutto – condivisa riflessione sul Risorgimento, età tutt’altro che eroica ma bensì densa di ombre; ben che meno lo siamo sulla storia del ventennio fascista e sulla seguente guerra civile, figuriamoci sugli anni di piombo. Finché la faziosità ideologica – qualsiasi sia il colore – avrà presa sulle menti con l’obbiettivo di condizionare l’opinione altrui non si giungerà mai ad una pacificazione”.

 

Rita Lazzaro

 

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