Principale Cronaca Violenza Lavoro minorile: una piaga che non si arresta

Lavoro minorile: una piaga che non si arresta

Lavoro minorile: una piaga che non si arresta
di Rita Lazzaro
Sabato 30 aprile, di mattina, in Egitto, un veicolo si è ribaltato affondando nel Nilo.
Vicenda che ha comportato la morte di otto bambini, i quali avevano tra i 12 e i 15 anni e lavoravano in una fabbrica.
Le vittime lavoravano a circa 140 chilometri a nord della capitale Il Cairo. Almeno quattro persone sono sopravvissute all’incidente e i soccorritori sono alla ricerca di un’altra persona che si trovava a bordo del veicolo
I procuratori hanno aperto un’indagine per accertare la causa del ribaltamento del mezzo.
Una vicenda che si può perfettamente e soprattutto amaramente definire: “Una tragedia nella tragedia”.
Piccole vite spezzate in un incidente mentre stavano andando a lavorare in una fabbrica.
Delle cause dell’incidente se ne occuperà la Procura e invece, del fatto che dei bambini tra i 12 e i 15 anni anziché studiare, giocare, vivere di spensieratezza e quindi vivere il sacrosanto diritto all’infanzia e all’adolescenza, erano su un pullman diretto a una fabbrica per farli lavorare, ne vogliamo parlare?
Vogliamo parlare, soprattutto, di questo orrore umano, sociale e giuridico?
Il 12 giugno è la giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, peccato resti la solita costruzione barocca, ossia ricca fuori e misera dentro. Ricca di parole e sviolinate politicamente corrette, che sanno solo di ipocrisia visto che i fatti non le rispecchiano.
Vogliamo parlare infatti dei 160 milioni di minori, vittime di questa violazione dei diritti all’infanzia?
Un crimine, il cui incremento è di 8 milioni negli ultimi quattro anni.
Vogliamo parlare del principio nono della Dichiarazione dei diritti del fanciullo?
“Il fanciullo deve essere protetto contro ogni forma di negligenza, di crudeltà o di sfruttamento. Egli non deve essere sottoposto a nessuna forma di tratta. Il fanciullo non deve essere inserito nell’attività produttiva prima di aver raggiunto un’età minima adatta.”
Può capitare, ahimè, di perdere la vita in un incidente mentre si va a lavoro ma ciò vale per il mondo dei grandi e non certo di chi ha una vita che deve ancora sbocciare.
“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro, unici strumenti di lavoro di un bambino che dovrebbe tenere in mano sono penne e matite.” Vi abbraccio, vostro Iqbal.”
Tratto dal testamento di Iqbal Masish, il bambino operaio e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile.
Una battaglia che, a quanto pare, è dura a vincere, tanto quanto lo è quella contro l’indifferenza di un mondo umano a intermittenza o semplicemente convenienza.
Li chiamavano diritti del fanciullo, la chiamavano civiltà, la chiamavano umanità e invece… abbiamo solo tanti sepolcri imbiancati.

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