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Buon Natale, Taranto

L’atmosfera del Natale è sempre un po’ particolare. Ci regala emozioni, rallenta il vivere quotidiano, scalda l’anima e ci fa sentire meglio. Si rinnova, tutti gli anni. E’ così. Difficile spiegare veramente il perchè ne siamo ammaliati.
Chi ha vissuto gli anni ’60 e ’70, ricorda come in giorni come questi nei palazzi si circolava senza problemi. Tombolate spontanee a casa ora dell’uno ora dell’altro, ragazzini che cercavano fortuna per far qualche soldino, dolci e qualche bibita e sorrisi e la semplicità e il piacere di stare insieme. Piccole comunità che vivevano poi la Notte di Natale a messa, l’apice in un certo senso di un periodo davvero atteso tutto l’anno. Perchè tra lo stare insieme con i vicini di casa e le tavole imbandite con le famiglie, il Natale era nella pelle, nel cuore, nella voglia di viverlo fino in fondo con spensieratezza. Con amore, nello spirito. E il consumismo era parola sconosciuta.
Chi ha vissuto quegli anni fatti di speranza e rinascita, oggi ne ha nostalgia. Siamo preda dei tempi, di quel rincorrere una felicità artificiale fatta di lucine e regali e della tavola più bella e del selfie strappa ‘mi piace’. Lasciando fuori spesso i sentimenti.
Certo, la pandemia in qualche modo ha risvegliato i cuori. Ma ha anche acuito frizioni. Abusiamo della parola libertà mascherando l’egoismo, e dimentichiamo che proprio la libertà è saper stare insieme. Non sappiamo più neppure cosa sia la solidarietà, che è poi il senso di benessere condiviso e non certo un semplice gesto di donazione.
Ecco, forse sarebbe il caso di approfittare di questo Natale ancora differente dal passato, per capire quanto l’essere umano non può vivere da solo. Se chi ha il potere ponesse al centro l’uomo, allora parecchio cambierebbe. Le fragilità, i disagi, le difficoltà, non si affrontano con una legge o una mancia elargita: queste restano strumenti, non certo il pensiero che li utilizza. Un tempo si permetteva al treno o al bus di arrivare anche nell’angolo più remoto pur di permetterne l’uso a chi era isolato dal resto del mondo. Oggi non è più così: contano i numeri. Perchè ormai siamo solo numeri. Per un letto in ospedale, per un’azienda in crisi, per un corso universitario, per un buono spesa.
La pandemia esalta le distorsioni di una società poggiata sui numeri. Ed è per questo che non fa distinzioni sociali. Eppure, i vaccini per i Paesi più poveri scarseggiano ancora per esempio. Gli stessi Paesi più ricchi agiscono in ordine sparso nella corsa per il titolo di ‘più bravo di tutti’, trascurando il fatto che accanto può esserci un popolo in affanno e perciò moltiplicatore di questo virus subdolo ma pericolosissimo.
Papa Francesco invoca dignità nel lavoro. L’arcivescovo Santoro richiama alla speranza per una città sfortunata. Tutto vero, tutto buono, tutto condivisibile: ci mancherebbe. Forse, però, tornassimo soprattutto umani, questa società compirebbe un piccolo salto avanti. I numeri sono click come social che penetrano nelle nostre teste e indirizzano il nostro agire. E questa città sa molto bene che significa lavoro, salute, precarietà, disagio, fragilità: tutti numeri, appunto, per chi ama banche dati tanto fredde quanto spesso inutili. Ecco, se quei numeri scuotessero le coscienze, probabilmente qualcosa comincerebbe a cambiare. Proprio come la pandemia, dove in troppi parlano e la libertà è un valore spesso sbandierato a vanvera.
Buon Natale, Taranto.

foto di Mino Lore

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

Corriere Nazionale

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