Home Politica Bari “Dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza”

Bari “Dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza”

“Comincia oggi una impresa non facile, quella di spiegare ai cittadini italiani a che cosa serve il Pnrr del quale tutti parlano come se si trattasse di una ricetta miracolosa. In realtà sono danari in parte a fondo perduto e in parte in prestito che l’Unione europea dà all’Italia per accelerare la ripresa economica e aumentare la nostra capacità di resistenza alle conseguenze del Covid”.

Lo ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine dell’incontro “Italiadomani – Dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza” in corso a Bari, prima tappa in Italia. “Questo lavoro – ha spiegato Emiliano – implica un ruolo di coordinamento da parte delle Regioni e un grande impegno per mettere insieme a questi fondi supplementari tutti i finanziamenti che erano già in corso.

Ci auguriamo di riuscire a liberare una serie di risorse che possono essere spese con maggiore calma e che erano già a finanziamento di molte opere che in Puglia si stanno realizzando, per potere finire queste opere con i fondi del Pnrr e utilizzare le risorse liberate per esempio per fare l’autostrada Bari-Lecce, altre case popolari, realizzare a Taranto i Giochi del Mediterraneo e tante altre cose di cui i pugliesi hanno bisogno”.

“Le Regioni avranno un compito specifico diretto in sanità: probabilmente i soldi alle Regioni per la sanità verranno trasferiti direttamente e verranno impiegati come se fossero soldi del bilancio della Regione.
La stessa cosa avverrà per i Comuni, ognuno secondo le proprie competenze”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine dell’incontro. “Le Regioni sono coinvolte per forza – ha detto Emiliano – perché la quasi totalità delle opere di cui parliamo prevede una competenza o urbanistica, o ambientale o di sicurezza o sanitaria da parte delle Regioni. Sono tutte procedure di competenza delle Regioni che sono il cuore amministrativo dell’Italia”.
“Siamo qui – ha detto il  sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  Roberto Garofoli, anche lui  a Bari per la prima tappa dell’iniziativa “Italiadomani Dialoghi sul Pnrr” soprattutto per confrontarci e per ascoltare, perché il Governo vuole principalmente ascoltare quali sono le aspettative e le criticità dei territori, degli enti territoriali, dei Comuni, delle Regioni”.  Si parte “da Bari e dal Sud – dice Garofoli – perché uno dei principali obiettivi del Pnrr è affrontare e ridurre i divari. Tra i divari non c’è dubbio che vi sia quello territoriale”.
Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, nel corso del videoforum “Il cantiere delle riforme del governo Draghi 2021”, promosso da Italia Oggi in collaborazione con la Cnpr, presieduta da Luigi Pagliuca, ha sottolineato che “Il Pnrr è parte centrale dell’attività del governo.
Ci stiamo concentrando sulla sua attuazione costruendo le regole della governance e la cabina di regìa, mettendo al tavolo diversi i livelli di governo, regioni, province e comuni. Accanto a questo abbiamo avviato il tavolo di partenariato economico e sociale con le imprese e i sindacati.
Alla verticalizzazione del Piano va applicato il principio di sussidiarietà in modo che lo stesso rispetti le esigenze del Paese nel suo complesso ed abbia la massima attuazione sul territorio”. “Da un lato l’obiettivo è quello di portare avanti la transizione ecologica e digitale; dall’altro è quello di superare il divario tra Nord e Sud del Paese su infrastrutture occupazione e valorizzazione del capitale umano.
Delle 53 riforme che compongono il cronoprogramma buona parte sono già state realizzate. Ma bisogna portarle a termine tutte. Per realizzare la riforma fiscale – ha proseguito la ministra – ci sono 18 mesi di tempo.
Abbiamo fortemente voluto una legge di bilancio espansiva con 8 miliardi per il taglio dell’Irap e per la revisione dell’Irpef; più complessivamente la metà delle risorse sono impiegate per il taglio delle tasse.  Accanto a questo abbiamo previsto una stretta sul reddito di cittadinanza che è punto qualificante della manovra. Non possiamo disperdere denaro pubblico in assistenzialismo. Doveroso è contrasto alla povertà ma no ad assistenzialismo fine a se stesso.
Le risorse risparmiate devono essere investite in politiche attive e di formazione e apprendistato. Vi sono ancora misure a sostegno della famiglia con l’assegno unico per sostenere la genitorialità, la conferma del congedo parentale, misure a sostegno edilizia, il rinvio della sugar tax e della plastic tax.
Tutto questo – ha concluso Gelmini – concorre a disegnare un cronoprogramma di riforme che l’Europa ci chiede. Le aspettative del Paese sono altissime e non vanno deluse”.
Della necessità di alcuni correttivi al dl Fiscale ha parlato Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’Economia: “Il governo ha inteso lasciare campo aperto per il confronto con il Parlamento per definire meglio gli interventi su Irpef e Irap con diverse ipotesi allo studio.
Due interventi che richiedono risorse importanti e sono parte importante della più ampia legge di riforma fiscale. Un decreto che risponde già alle tante istanze sollevate, ad esempio sull’estensione dei termini per i pagamenti delle tasse e delle rateizzazioni, ma che necessita di alcuni ritocchi.
Come ad esempio per il ‘patent box’ sul quale sono state rilevate alcune criticità. Le risorse devono essere dirette verso il sostegno alla ripresa economica con il rifinanziamento di misure per la transizione 4.0 per le imprese”.
Sull’indirizzo da dare alle risorse economiche ha posto l’accento Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera: “Il Parlamento è sovrano e può cambiare i termini della legge delega sulla riforma fiscale, ma il punto è come e all’interno di quale quadro.
Alle spalle c’è un lavoro parlamentare di un anno con una larga condivisione. Si deve decidere adesso su come utilizzare gli 8 mld di euro destinati alla riduzione delle tasse e poi sui diversi decreti legislativi.
Vorrei che ci fosse un accordo complessivo sistemico che valorizzi il lavoro svolto da parlamento e governo, altrimenti temo seriamente che ci troveremo a spendere queste risorse in modo disomogeneo. Con 4 o 5 interventi da 1 mld l’uno senza produrre alcun effetto macroeconomico.
Le risorse – ha osservato Marattin – vanno concentrate in un’unica direzione. Riusciremo a farlo in questo bailamme che coinvolge anche l’elezione del Capo dello Stato? Il lavoro istruttorio c’è già; adesso si deve decidere con un ampio accordo politico”.
Sull’impiego dei fondi europei è intervenuto anche Gilberto Pichetto Fratin, viceministro allo Sviluppo economico: “Dobbiamo riuscire a conciliare le spese che i fondi europei ci consentono con l’esigenza di realizzare grandi infrastrutture, trasporti, banda larga e ancora l’impegno sulla formazione e valorizzazione del capitale umano.
Per centrare questi obiettivi abbiamo a disposizione circa 192 miliardi di euro più 30 di fondi complementari ai quali vanno aggiunti oltre a 80 miliardi di fondi ordinari e 79 miliardi del Fondo Sviluppo e coesione.
E’ una sfida che il Paese deve vincere spendendo bene questi fondi anche se la storia dell’impiego dei fondi europei da parte dell’Italia non depone bene per noi.
Un’altra gamba del contratto che abbiamo siglato con l’Europa è quella delle riforme per creare le condizioni per un’Italia più moderna e vicina all’Europa nelle regole. Bisognerà trovare una mediazione tra le diverse forze politiche che compongono questa ampia maggioranza – ha sostenuto il viceministro al Mise – per trovare nuovi accordi su occupazione, sul fisco e su tutti i punti per i quali abbiamo gli occhi puntati dei partner europei”. 

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