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Gianni Liviano, in “Torna quando vuoi” dubbi personali e sociali di una Taranto di periferia

Torna quando vuoi o torno quando voglio, si potrebbe parafrasare così, dopo la presentazione del libro di Gianni Liviano presso l’Università in città vecchia.

Il nostro riferimento è legato al suo intervento finale denso di passione politica, dopo l’esperienza di cinque anni alla Regione, prima al seguito e poi quasi contro Emiliano.

Nel libro vi è un personaggio di nome Michele, parrocchiano di Don Roberto, il protagonista del romanzo, che sull’Ilva prima afferma che bisogna chiudere e poi esattamente il contrario.

 

Diciamo che questo è il primo romanzo vero dello scrittore Liviano, gli altri suoi libri sono più riflessioni intimiste legate al proprio vissuto.

Anche se: “Torna quando vuoi” edito da Casa del Libro della famiglia libraria di Taranto Mandese, pagg 159, appare un riecheggiare autobiografico di Gianni Liviano vissuto in parrocchia da ragazzo e molto legato alla Chiesa anche da adulto.

Bella la presentazione de libro che si è tenuta presso l’Aula Magna dell’ Università Aldo Moro.

Relatori, dall’On Graziano del Rio a Don Davide Errico padre spirituale del seminario di Molfetta, dal prof Gianni Bella, docente di Storia università di Modena e Reggio Emilia al prof Riccardo Pagano direttore dipartimento jonico università di Bari.

Tutti convergono sul fatto che il romanzo, bene interfacciato sui drammi ambientali della città, riporti l’esperienza politica dell’autore, la sua verve vitale, il suo gustare il senso dell’impegno, traduzione profonda di una fede militante.

Ecco i due personaggi allo specchio, Roberto e Don Roberto, desideri e amore da una parte, amore universale e cura delle persone e del quartiere dall’altro.

La vicenda narrata è densa di fatti, cronaca di periferia, dubbi interiori e sociali di una comunità che deve fare i conti anche con la pandemia.

Si traccia la biografia di questo Roberto, prima fidanzato e poi sacerdote che in età adulta deve fare i conti con il suo passato.

Come nelle migliori fiction i fatti personali s’intrecciano col presente, con i problemi del quartiere, aggiungendo pathos di vita vissuta in una ipotetica periferia della nostra bella Taranto.

Roberto De Giorgi

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