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Un Sinodo per tutta la Chiesa in uscita, non solo per gli addetti ai lavori! 

Papa Francesco il 9 e 10 ottobre ha aperto il Sinodo dei Vescovi trasformandolo da evento a processo e rendendo protagonista il popolo di Dio. Dal 17 ottobre è iniziata la fase diocesana che si concluderà nell’aprile del 2022. L’articolazione in tre fasi passando per una fase diocesana presieduta dal rispettivo Vescovo e una continentale daranno vita a due Instrumentum laboris ; condurranno il procedimento fino alla fase conclusiva a livello di Chiesa universale.

I due livelli diocesani e continentale lavoreranno in parallelo sino all’ultima fase che si terrà nell’ottobre del 2023. Si parte quindi dal basso, dal Popolo di Dio. Ecco la rivoluzione

In fondo il Papa ha messo mano alla Chiesa come un grande meccanico che ha compreso il guasto al motore della Chiesa e vuole che i fedeli contribuiscano ad aggiustare questo grande ingranaggio oggi senza rinviare i cambiamenti. La carrozzeria è importante ma prima è necessario avere un motore che ritrovi lo la ratio evangelica. Fin dal 24 aprile 2021 aveva approvato il nuovo itinerario “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”.

Ma cos’è un Sinodo e in che cosa si distingue da un Concilio?

Il Sinodo dei vescovi è un’istituzione permanente del Collegio episcopale della Chiesa cattolica. Papa Paolo VI lo istituì il 15 settembre 1965 per desiderio dei padri del Concilio Vaticano II al fine di mantenere viva l’esperienza dello stesso Concilio.

il termine concilio è riservato alle riunioni dei vescovi, e può essere particolare, se ha una limitazione territoriale (per esempio, l’assemblea plenaria di una Conferenza episcopale è un concilio particolare), oppure ecumenico, quando si riuniscono tutti i vescovi della Chiesa cattolica; un sinodo è una riunione di vescovi e altri membri del clero; e il Sinodo dei Vescovi è un’istituzione permanente della Chiesa cattolica.

In latino, concilium significa assemblea, riunione, adunanza. In greco sýnodos significa all’incirca la stessa cosa, una riunione di persone. Inizialmente la lingua ufficiale della Chiesa era il greco e molti termini greci poi si trasferirono nella lingua latina cambiando solo la desinenza: per esempio, sýnodos divenne synodus.

Dal punto di vista etimologico, quindi, i due termini dovrebbero essere sinonimi. Ma che non lo erano e non lo saranno.

Il Concilio in definitiva è un’Assemblea dei vescovi per discutere e definire questioni in materia di fede, di costumi e di disciplina: concilio nazionale, provinciale, diocesano | Concilio ecumenico o universale, quello cui partecipano, con titolo di padri conciliari, tutti i vescovi della Chiesa per definire questioni fondamentali | Decreti, atti del concilio, deliberazioni prese nelle assemblee conciliari | Spirito del concilio, il nuovo atteggiamento assunto dalla Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II (1962-65).

Il sinodo ha un’accezione più dinamica in quanto la voce deriva dal greco

 sýnodos ‘convegno’, comp. di sýn ‘insieme’ e hodós ‘via’.

La differenza tra i due consessi è questa: il termine concilio è riservato alle riunioni dei vescovi, e può essere particolare, se ha una limitazione territoriale (per esempio, l’assemblea plenaria di una Conferenza episcopale è un concilio particolare), oppure ecumenico, quando si riuniscono tutti i vescovi della Chiesa cattolica; un sinodo è una riunione di vescovi e altri membri del clero ed è un’istituzione permanente della Chiesa cattolica.

La novità di questo Sinodo

Sia chiaro un principio e questo lo dice Papa Francesco: “ la consultazione del Popolo di Dio non comporta l’assunzione all’interno della Chiesa dei dinamismi della democrazia imperniati sul principio di maggioranza “.

Questo non vuol dire che la dinamicità non ci sia. Anzi deve essere sempre presente ed emergere in tutte le fasi. Quindi il protagonista è lo Spirito Santo tanto invocato e che i fedeli non lasciano agire come vorrebbe e dovrebbe.

Nei principi esposti del processo sinodale alla domanda chi può partecipare si legge:

“Nei Vangeli vediamo come Gesù si rivolge a tutti. Egli non salva solo le persone individualmente, ma come un popolo che egli riunisce come l’unico Pastore di tutto il gregge (cfr. Giovanni 10,16). Il ministero di Gesù ci mostra che nessuno è escluso dal piano di salvezza di Dio.”

L’Arcivescovo di Bari- Bitonto Mons. Satriano ha richiamato in apertura della fase diocesana “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga” (At 10,34-35). Non disperdiamo questo patrimonio e tutti gli uomini di buona volontà siano attenti a questa Chiesa che sicuramente nel 2023 nella sua terza e ultima fase celebrerà il Sinodo e ne uscirà migliore se farà tesoro e saprà vivificar le procedure stabilite nella Costituzione apostolica Episcopus Communio.

L’auspicio

Mi auguro che i fedeli non vengano distratti e seguire come stampa questo evento che si snoda nell’arco di tre anni significa coglierne il vero significato per diffonderlo come bisogno di verità e di bene, messaggio a chi vuol fare il proprio lavoro di ogni giorno perbene. In questo caso i laici maggioranza del popolo di Dio saranno protagonisti nella misura in cui si farà coinvolgere.

Don Giuseppe vescovo come si firma l’Arcivescovo  ha chiosato “Vivere il Sinodo ci purifichi da quell’io arrogante e presuntuoso sapendoci rendere accoglienti e disponibili nel rispettare e amare anche quelli che spesso giudichiamo distanti o estranei.”  E in questo ce la metterò tutta.

Dario Patruno

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