Puoi se vuoi riprendere in mano la tua vita

Puoi se vuoi riprendere in mano la tua vita

Capita spesso, sempre più spesso e direi soprattutto negli ultimi tempi di avvertire dei momenti in cui sentiamo un chiaro quanto impellente bisogno di emergere dal di dentro di noi stessi, quasi fosse un imperativo da seguire.

Questa voce arriva e la sentiamo con maggiore forza soprattutto quando la vita ci propone una delusione, quando quello verso cui abbiamo profuso le nostre energie ci delude, svanisce, si frantuma.

Un mancato riconoscimento professionale dopo aver investito tutte le nostre risorse motivazionali, comprese quelle formative; il tradimento di un’amicizia a cui avevamo dedicato tanto del nostro tempo per attivare in un rapporto di fiducia un dialogo sincero fatto di rispetto, stima e collaborazione sono occasioni che scatenano la voglia di chiudersi in se stessi, di dire basta e di riprendere il timone della nostra vita. R

icevere una critica troppo aspra e intima rivolta a noi da chi mai ce lo saremmo aspettati e verso il quale abbiamo sempre avuto grande comprensione, la separazione da una persona importante a cui avevamo donato il nostro affetto e forse anche molto di più, la perdita del lavoro nonostante anni di dedizione sono esperienze dolorose che però ci possono aiutare ad avviare una seria e profonda riflessione.

Protrarre nel tempo il rancore verso chi ci ha feriti o deluso, nutrire rabbia verso chi non ha soddisfatto le nostre aspettative ci impedisce di volgere la nostra attenzione proprio dentro di noi dove ci sono le nostre risorse nascoste, risorse a cui fino a quel momento non avevamo creduto!.

Quando perdiamo il senso di governo della nostra vita è perchè ci siamo sbilanciati un po’ troppo verso il mondo esterno.

Abbiamo bisogno di conquistare una posizione sociale, del danaro o mantenere l’immagine ideale di noi stessi per sentirci amati, protetti o per sentirci accettati.

Arriva il tempo in cui sentiamo la voglia di riprendere il “controllo” di noi stessi e non sentirci più in balia del mondo esterno.

Quando le cose non girano più nel verso a noi gradito allora vuol dire che è arrivato il tempo di trovare o raccogliere le forze per scegliere di fare ciò che è in sintonia con la nostra natura più intima e smettere di inseguire persone, cose o le situazioni dalle quali far “dipendere” il nostro benessere.

Ritrovare il benessere psicofisico è ​sentirci protagonisti nella nostra vita e riprendere il timone della nostra esistenza, assaporare il gusto della libertà di “osare”. La paura del giudizio, la vergogna di sentirsi sbagliati o di perdere certe sicurezze, ci impedisce di esprimere le nostre esigenze, di fare quello che sentiamo buono per noi.

Sono paure che abitano distretti del corpo, sono stampate nella struttura neurale più antica e per poterle gestire dobbiamo sviluppare capacità profonde in grado di controbilanciare queste paure antiche.

Prendere in mano la propria vita significa, dunque, volgere lo sguardo verso la propria interiorità e chiedersi: “in che modo mi faceva stare bene dipendere dal successo professionale, dall’approvazione di certe persone o dal bisogno di sentirmi accettato?”; “a cosa ho rinunciato fino ad ora di buono per me in quella particolare situazione?”.

“Sono tante le ragioni per le quali ci stiamo rivolgendo verso la consapevolezza, non ultima forse l’intenzione di conservare la nostra salute mentale o di recuperare il senso delle proporzioni e o il significato delle cose, o anche solo di tenere testa al tremendo stress e alla grande insicurezza del nostro tempo …in effetti limitarsi a sedere e a stare tranquilli per un po’ di tempo per proprio conto è un atto radicale di amore.”, per dirla con  Jon Kabat Zinn.  

Accanto al percorso “di consapevolezza di sé” sarebbe consigliabile praticare “l’arte del rifugiarsi” come esperienza di meditazione che aiuta a controbilanciare quel senso di disorientamento e di incertezza costante che deriva dal non avere il controllo su come andranno le cose. Bisogna attivare e mettere in campo sia “l’arte del radicarsi” che aiuta, a controbilanciare il timore di non farcela e “il senso di inadeguatezza” in quanto aiuta a controbilanciare il senso di solitudine profondo in cui non percepiamo il nostro valore. “L’arte del rifugiarsi”, a sua volta, aiuta a riportare dentro se stessi la presenza di quel “luogo sicuro” che per anni abbiamo vissuto al di fuori di noi.

Per esempio abbiamo rinunciato a realizzare i nostri talenti per non perdere le certezze che ci garantisce il presente, per esempio un posto di lavoro sicuro.

L’arte del radicarsi aiuta a sentirsi radicati  su un terreno stabile sotto i propri piedi, impariamo a non sentirci capaci solo in certi contesti o solo quando qualcuno riconosce il nostro valore, ma impariamo a darci il permesso di rischiare la conquista di nuovi spazi di realizzazione, ci diamo il permesso di essere noi stessi anche a costo di essere criticati o giudicati.

L’arte del guardare con amorevolezza aiuta a sentirci amabili anche quando nelle relazioni importanti ci sentiamo rifiutati. In definitiva occorre riprendere in mano la propria vita”, ma puoi farlo solo se con ferma gentilezza volgi la attenzione in modo intenzionale e non giudicante verso la tua interiorità!

Giacomo Marcario

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


Redazione

Redazione