Moralità e dignità

Moralità e dignità

Moralità e dignità – L’opinione di Roberto Chiavarini

Moralità e dignità – Che Dio salvi l’anima di chi, affidato al ruolo di “controllore”, infligga ai “controllati”, proprio malgrado, le pene dell’inferno sulla terra.

Norimberga insegna che chi riceva un ordine, emanato perfino da un ente impositore superiore, ma che produca sofferenze nel cittadino indifeso, abbia comunque un limite ed un dovere etico-morale, oltre il quale non possa e non debba assolutamente andare.

Tanto più se quell’ordine vìoli, eventualmente, anche i principi fondamentali della nostra Costituzione o, peggio ancora, il Documento della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sottoscritto a New York il 10 dicembre 1948, da 48 Nazioni.

Altrimenti, non varrebbe il principio per il quale, un individuo, nel corso della propria vita, si possa associare ad un evento, ma si possa anche dissociare.

Perché la responsabilità materiale e morale, è sempre soggettiva.

Anche quando l’esecutore, sia gerarchicamente sottomesso a compiere atti eticamente non condivisibili.

È assolutamente vero che ci sono le leggi dell’uomo, ma tanto più è vero che ci sono soprattutto le Leggi di Dio.

E se, poi, il “controllore”, dovesse ritenere di non avere la forza per opporsi ad un ordine superiore, ritenuto ingiusto, la cui esecuzione potrebbe rappresentare, eventualmente, causa di sofferenze nel “prossimo”, avrà sempre la facoltà di spogliarsi di qualsiasi investitura e potrà, in conseguenza di ciò, rassegnare le proprie dimissioni, dissociandosi.

Vivrà sicuramente una vita migliore e quando arriverà all’ultimo giorno della sua esistenza, e sarà pronto a presentarsi al cospetto di Dio, quantomeno morirà in pace con se stesso.

Guai a chi dovesse illudersi che, col pentimento dell’attimo finale, possa prendere in giro Dio.

Perché, a dirla alla “Francesco” maniera, Dio, non è mica uno scemo.

Ogni azione che un uomo compia (perfino nelle funzioni del proprio esercizio), resta solo e soltanto una intima battaglia personale che, comunque vada, segnerà per sempre la sua coscienza.

Così scriveva a tal proposito il Presidente degli Stati Uniti, J. F. Kennedy, molto più autorevolmente e più terrenamente:

…“un uomo fa quello che è suo dovere (morale) fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.

Questa, è la base di tutta la “Moralità” umana”.

Così sosteneva, invece, Il Giudice Giovanni Falcone:

“Occorre compiere fino in fondo il proprio “Dovere”, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della Dignità umana”.

ROBERTO CHIAVARINI

Opinionista di Arte e Politica

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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