La Carta dei diritti fondamentali riconosce il diritto ad informare o ad informarsi

La Carta dei diritti fondamentali riconosce il diritto ad informare o ad informarsi

Il presupposto indispensabile della libertà di informazione è che la vita istituzionale e politica dell’ordinamento sia improntata a un regime di pubblicità in cui venga garantito il pluralismo delle voci.

In un momento in cui si aggrava la crisi dell’editoria e in un periodo storico in cui il giornalismo di qualità ed il pluralismo si rivelano quanto mai importanti, da sempre lancio un invito a sostenere i giornalisti indipendenti ed i piccoli editori impegnati nel diffondere cultura e conoscenza.

Oggi, grazie al riscontro dei lettori che da anni mi testimoniano stima e affetto vorrei porre l’accento sull’annosa questione meridionale. https://www.corrierenazionale.net/2021/04/19/lettere-al-direttore-ringraziamenti/(si apre in una nuova scheda)

Il Meridione costituisce un caso di industrializzazione importata e incompleta e di modernizzazione passiva.

Indubbiamente, durante tutta la storia dell’Italia unita, anche nel Sud si sono realizzati processi di modernizzazione che hanno migliorato le condizioni di produzione e di esistenza della popolazione: il reddito medio dei cittadini del Sud è cresciuto di dieci volte e con esso sono migliorati gli indici di benessere: speranza di vita, altezza, mortalità infantile, alfabetizzazione, incidenza del lavoro minorile, disuguaglianza e povertà .

Ma tali processi di modernizzazione non hanno modificato un dato di lungo periodo: l’incapacità del Sud di avviare meccanismi autonomi di creazione della ricchezza in grado di promuovere un definitivo processo di convergenza con le aree più sviluppate del paese; nel Sud non si è avuta una crescita economica basata sull’industria locale, mantenendosi di fatto la «scarsa o nulla propensione all’investimento produttivo»

Infrastrutture, rifiuti, degrado, servizi scadenti, piani progettati e mai attuati sul territorio, promesse di risanamento. Il Mezzogiorno da decenni deve fare i conti con una politica che non l’aiuta a uscire dalle sue difficoltà. Strategie provvisorie che rimandano i problemi all’amministrazione successiva

In questa eterna querelle fra Settentrione e Mezzogiorno d’Italia non si tratta di criminalizzare i meridionali, né di sostenere la superiorità della cultura del Nord su quella del Sud ma di consentire a due civiltà diverse, che si sono dimostrate, dopo un secolo di inutili sforzi, largamente incompatibili, di procedere ognuna secondo i propri ritmi e le proprie intime tendenze invece che inquinarsi e stravolgersi a vicenda.

Il sud deve riavere cio’ che non ha avuto, deve crescere con le proprie gambe ,con quelle dei giovani che costituiscono la forza motrice del meridione.

Dobbiamo evitare la fuga dei nostri cervelli, le nostre università devono essere aperte alle nuove generazioni scardinando vecchi baronati.

I nostri imprenditori devono avere piu’ coraggio di investire e questo significa credere in una nuova classe politica seria, professionalmente preparata e capace di assumersi le proprie responsabilità, senza fare del potere il bancomat personale.

Dobbiamo prendere in mano la situazione politica di questo movimento e di altri, pertanto, dobbiamo essere il loro faro e la loro voce.

Antonio Peragine

direttore@corrierpl.it


Redazione

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