Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

Poesia. ‘Pane e…Quotidiano’

La Poesia è per tutti

foto di copertina  Federico Garcia Lorca

… la poesia non si mangia ma può diventare indispensabile

Rubrica culturale del Corriere di Puglia e Lucania, a cura di Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

L’intento della rubrica è quello di sfatare l’idea che la poesia sia qualcosa di astruso e che possa piacere o non piacere. In realtà la poesia è nelle nostre vite più di quanto noi possiamo immaginare. Basti pensare alla commistione della poesia con le altre forme artistiche, per esempio alla musica pop, di cui essa è un riflesso.

Proporremo, ogni giorno, pochi grammi di poesia, legati ad un fatto del giorno o ad una data da ricordare sperando che, tra le mille incombenze quotidiane, ogni Lettore, possa ritagliarsi qualche minuto per stare a contatto con l’universo poetico che vibra intorno a noi.

Buona Poesia!

Maria Pia Latorre ed Ezia Di Monte

redazione@corrierepl.it

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Il 17 marzo 1884, nacque a Pedace, Michele De Marco, in una famiglia appartenente alla locale borghesia intellettuale, dove la cultura e l’arte in particolare erano un dono e un’antica consuetudine. La sua preparazione letteraria e umanistica iniziò nel collegio di San Demetrio Corone proseguendo poi nel liceo classico di Cosenza. Nel 1907, conseguita la laurea in giurisprudenza all’università di Urbino, iniziò ad esercitare  la professione di avvocato, ma ben presto si accorse che non vi era tagliato. Insegnò lingua francese e italiano a Cosenza per lungo tempo. Fu irriducibile antifascista. Lottò sempre per l’affermazione della libertà e per il riscatto della povera gente, alla quale spesso dava voce attraverso i giornali da lui fondati e diretti: l’Ohè e Calabria Democratica. I suoi versi furono raccolti, nel 1940 , in un volume con lo pseudonimo di Ciardullo. Fu anche scrittore di teatro. Scrisse drammifarse e commedie in dialetto calabrese, raccolti in volume da Antonio Piromalli.

Maju, tu riesti sempre nnu gran mise;
lu mise de l’amure e de li ncanti:
li juri bielli a stise, a stise, a stise,
l’arvulli granni tue tutti giganti
vestuti a festa, chi hau dintra li rami
cientu aggielli chi fau canti e richiami;

e rose, rose, rose senza fine,
a mazzetti, a cappucciu, a ciancianelle;
rose granne, scarlatte e dommasc-chine,
piccirilluzze, ccu tri pampinelle!
Nso duve guardi, nso duve vai vai,
rose e pue rose, e nun finisciu mai!

Ed e’ dintra sta festa grannizzusa,
dintra sta granne e vera pumpusia,
sintra stu mise, biellu senza scusa,
dintra stu santu mise de Maria,
chi cada beneditta e ricurdata
tutta luce ppe nue chissa jurnata!


Redazione

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