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Bullismo, gli spettatori silenziosi

di Adalgisa Portale

Negli articoli precedenti abbiamo analizzato il ruolo e la personalità del bullo e della vittima, mentre in questo articolo analizzeremo il ruolo dello spettatore silenzioso.

I comportamenti violenti, in genere, sono causati da diversi stati emotivi come per esempio l’odio, il risentimento, l’invidia, il bisogno di predominio sugli altri o altro.

Nel mondo degli adolescenti le azioni di violenza o di prevaricazione avvengono solitamente alla presenza dei compagni, che assumono così il ruolo di spettatori.

Gli atti di sopraffazione o di presa in giro spesso vengono filmati e messi in rete, magari dagli stessi spettatori, e ciò può determinare, talvolta, un autocompiacimento in chi è autore della violenza. Avere infatti la presenza di spettatori o essere il centro dell’attenzione, anche se per comportamenti negativi, permette al bullo di godere di maggiore visibilità agli occhi dei compagni e di sentirsi quindi protagonista.

Il silenzio degli spettatori o i loro sorrisini compiacenti costituiscono, inoltre, un forte incoraggiamento per il bullo, poiché rappresentano un’incitazione a continuare nell’azione di prepotenza. A livello non-verbale significano dire al prevaricatore: bene, bravo! Mi piaci, continua così!

Dalle ricerche effettuate in questo ambito le statistiche confermano che gli spettatori silenziosi solitamente tendono a non schierarsi in difesa della vittima e che soltanto una piccola percentuale di chi osserva interviene a protezione del più debole. Questo dato significativo è stato rilevato anche nelle indagini fatte nei decenni passati da Telefono Azzurro ed Eurispes, attraverso la somministrazione di questionari all’interno delle scuole. Per esempio nel 10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza (1) molti soggetti intervistati affermavano di non intervenire in soccorso del perseguitato poiché avevano paura (dichiarato dal 25,7% del campione).  

Altri intervistati ammettevano di aver provato rabbia di fronte alla prepotenza (il 30,3% del campione), ma che non conoscevano strategie adeguate in difesa del più debole senza correre il rischio di subire ritorsioni da parte dell’aggressore.

Il 10% del campione mostrava solidarietà con il bullo mentre il 3,1% dichiarava di essersi divertito come spettatore.

Provava ammirazione per il bullo l’1,7% del campione e il 2.7% provava invidia per il più forte.

Infine il 3,4% dichiarava di rimanere indifferente di fronte ad un’azione di sopraffazione (AA.VV. 2009).

Questi dati confermano la costante presenza dell’indifferenza nel ruolo degli spettatori silenziosi (non voglio essere coinvolto, potrei diventare io il bersaglio dell’aggressione). Disimpegno morale che nella maggior parte dei casi maschera la paura di ricevere ritorsioni da parte del prevaricatore. Nella terapia clinica è facilmente riscontrabile negli spettatori non soltanto il timore di prendere il posto della vittima in caso di difesa del più debole, ma anche il timore di essere discriminati dal gruppo di riferimento. A tale proposito è emblematico, ad esempio, il racconto di un ragazzino che mentre scendeva le scale della scuola, in fila con la classe per la fine delle lezioni, si è sentito spingere minacciosamente dietro le spalle dai compagni perché aveva dato la mano ad una ragazzina straniera, che era emarginata dal gruppo. 

Questi episodi, se pur isolati, ci fanno capire che l’indifferenza dello spettatore di fronte a un atto di sopraffazione talvolta può essere determinata non soltanto dalla paura di ritorsioni da parte dell’aggressore, ma anche dal timore di essere emarginato dal proprio gruppo di amici (…stai lontano da noi, non vogliamo essere coinvolti per colpa tua…). Chi interviene in difesa della vittima subisce così una doppia punizione.

D’altra parte la vittima senza l’aiuto degli spettatori da sola non può farcela.

Per questo motivo gli studiosi suggeriscono che per combattere la sopraffazione all’interno di una scolaresca sia indispensabile far leva sulla collaborazione della maggioranza silenziosa. Secondo alcune ricerche è dimostrato che nel momento in cui uno o più compagni coraggiosi inizieranno a sconfiggere l’indifferenza, il senso di solidarietà diventerà contagioso e si propagherà all’interno del gruppo. Anche l’autore Zamperini nelle sue pubblicazioni (2007; 2001) sostiene che smarcarsi dall’indifferenza può essere l’inizio di un contagio positivo in grado di trascinare gli altri.

Dalle ricerche emerge che l’identikit del difensore della vittima ha uno spiccato senso della giustizia, possiede capacità empatica ed è in grado, quindi, di riconoscere le proprie emozioni e di sintonizzarsi facilmente con le emozioni degli altri.  Inoltre i dati statistici confermano che chi ha una buona dialettica riesce a mettere in difficoltà il bullo attraverso l’uso del linguaggio (Colleoni, 2008).

Prendendo a modello queste caratteristiche potrebbe essere possibile attivarle ed incentivarle all’interno del gruppo classe, attraverso programmi di prevenzione.

Programmi educativi che dovrebbero essere progettati e realizzati principalmente all’interno dell’ambito scolastico, con la partecipazione e collaborazione da parte di studenti, insegnanti, genitori e operatori dei servizi del territorio.

Per prevenire e contrastare la prevaricazione in genere nei prossimi articoli mensili analizzeremo quali possibili spunti o suggerimenti didattico-educativi possono essere utilizzati nei diversi ordini di scuola: asilo nido /scuola materna, scuola primaria, secondaria e superiore.

  • Notazione: Statistiche del 10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza di Telefono Azzurro ed Eurispes. Ricerche pubblicate nel 2010 e presenti sul sito internet (http://www.romagnanoi.it/news/Lifestyle/468614/Pediatria-Eurispes-Telefono-Azzurro-bullismo-a-scuola-per-1-bimbo-su-3.html) oppure(http://www.azzurro.it).
  • Buccoliero E. e Maggi M. (2005) Bullismo, Bullismi. Milano, FrancoAngeli.
  • Colleoni I. (2008), Bullismo, «Intervenire sul disagio giovanile», dispensa

dell’evento formativo (ECM) del Centro Ricerche Evolutive dell’Essere

(CREDES) della dott.ssa Clara Serina, Milano.

  • Menesini E., Ciucci E., Tomada G. e Fonzi A. (1999), Il bullismo a scuola:

alcune questioni di metodo. In A. Fonzi (a cura di), Il gioco crudele,

Firenze, Giunti.

  • Milgram S. (2003), Obbedienza all’autorità, Torino, Einaudi.
  • Zamperini C. (2007), L’ indifferenza. Conformismo del sentire e dissenso

        emozionale, Torino, Einaudi.

  • Portale A., in collab. Sedda A., Bottini G. (2012), All’origine del bullismo, casi emblematici e approfondimenti neuroscientifici, Trento, Erickson Live

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