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La battaglia dell’ereditiera per il Pissarro rubato dai nazisti

Il quadro era stato sottratto ai suoi genitori adottivi, eredi dei fondatori delle Galeries Lafayette; ora fa parte della collezione dell’Università dell’Oklahoma.

Martedì prossimo arriva in tribunale, a Parigi, la disputa milionaria sul quadro di Camille Pissarro, ‘Pastora che fa rientrare il suo gregge’, rubato oltre 80 anni fa dai nazisti e finito dopo varie vicissitudini al museo dell’Università dell’Oklahoma, negli Stati Uniti.

Esposto dal 2017 al Musée d’Orsay, dovrebbe tornare negli Usa alla fine dell’anno, ma la figlia adottiva del proprietario a cui fu sottratto all’epoca delle grandi razzie di opere d’arte detenute da proprietari ebrei, ne rivendica la restituzione, perché resti a Parigi.

Léone-Noelle Meyer, pediatra in pensione ed ex presidente delle Galeries Lafayette, 81 anni, è fra le donne più ricche di Francia e la sua non è quindi una battaglia a sfondo economico. Il quadro è valutato circa 1,5 milioni di euro, ma quello che conta per l’anziana ereditiera (la sua famiglia ha fondato lo storico grande magazzino di Boulevard Haussmann)  è il suo valore sentimentale e simbolico.

La “Pastora” fu dipinta da Pissarro nel 1886, quando aveva 56 anni e l’impressionismo era al suo massimo splendore. I genitori adottivi della signora Meyer, la cui madre naturale è morta ad Auschwitz, erano stati fra i tanti ebrei francesi derubati dai nazisti negli anni ’30. Sopravvissuti alla Guerra, negli anni successivi si misero alla ricerca dei quadri perduti (oltre al Pissarro, anche opere di Renoir, Modigliani, Bonnard). 

Nel 1951, Meyer scopre che la Pastora si trova in Svizzera, ma si scontra con le norme locali sulle prescrizioni e non riesce a rientrarne in possesso. Solo molti decenni più tardi, nel 2012, il figlio di Léone-Noelle lo trova sul sito del museo americano: fa parte della collezione da quando è arrivato, assieme ad altri 31 dipinti impressionisti, in eredità da una coppia di collezionisti che lo aveva acquistato in Svizzera nel 1957.

Anche se il quadro figura nel lungo e incompleto elenco delle opere depredate e da restituire, avviato nel 1947 e successivamente aggiornato mano a mano che gli eredi ricostruivano la memoria dei patrimoni perduti, il museo dell’Oklahoma non intende privarsene, giustificandosi con il ritardo della richiesta dell’ereditiera.

Nel 2016 la signora Meyer viene convinta a firmare un accordo secondo il quale il quadro apparterrà a rotazione al Museo Fred Jones Jr e al Musée d’Orsay. Quando i tre anni parigini stanno per scadere, però, l’ereditiera, che a suo tempo aveva anche offerto una transazione finanziaria rifiutata dagli americani, ci ripensa edecide di dare battaglia per ottenere che l’opera di Pissarro resti per sempre al più importante museo del mondo per le opere impressioniste, senza dover affrontare ogni tre anni un costosissimo viaggio transoceanico.

L’Università dell’Oklahoma però non ha intenzione di cedere e recentemente ha anche ottenuto dalla giustizia Usa una condanna dell’ereditiera a pagare le spese milionarie dovute alla violazione del contratto del 2016.

I legali di Meyer temono che questo possa aprire la strada a nuove difficoltà per le restituzioni dei beni sottratti negli anni ’30 e ’40 alle famiglie ebree. L’anno scorso, un altro Pissarro, “La raccolta di piselli”, fu restituito ai legittimi eredidopo che una sentenza della Corte di Cassazione francese ha considerato nulle tutte le compravendite effettuate sotto il regime di Vichy e le successive. 
AGI – Agenzia Italia 

 

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