Bankitalia rivede al ribasso le stime del Pil, il debito balza al 156%

Economia & Finanza

La Banca d’Italia rivede al ribasso la stima del Pil per il 2020 prevedendo una contrazione del 9,2% a fronte del -9% indicato nelle proiezioni macroeconomiche di dicembre. “La stima di crescita per l’anno in corso – spiega Bankitalia nel Bollettino economico – risente in misura significativa dell’effetto sfavorevole di trascinamento della flessione del prodotto prefigurata per la parte finale del 2020”. 

Impennata del debito

Si impenna intanto il debito. “Sulla base dei dati preliminari di dicembre si può stimare che nel 2020 il rapporto tra il debito e il Pil sia aumentato di oltre 20 punti percentuali, collocandosi intorno al 156%”  afferma la Banca d’Italia. Alla fine di novembre il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a 2.586,5 miliardi, 140,1 in più nel confronto con lo stesso periodo del 2019. La vita media residua del debito si è lievemente allungata, a 7,4 anni in novembre, da 7,3 alla fine dello scorso anno. L’onere medio del debito è sceso al 2,4% alla fine di settembre, dal 2,5 al termine del 2019; negli ultimi mesi dell’anno i tassi all’emissione si sono ridotti in modo significativo.  Tornando al Pil nel 2021 la ripresa italiana vedrà una crescita del Pil pari al 3,5%. La stima e’ in linea con le proiezioni macroeconomiche diffuse a dicembre. Il governo stima per l’anno in corso una crescita del Pil del 6%.

Nel 2021 crescita del 3,5%

L’istituto di Via Nazionale stima “un’espansione del Pil attualmente valutabile nel 3,5 per cento in media quest’anno, nel 3,8 il prossimo e nel 2,3 nel 2023, quando si recupererebbero i livelli precedenti la crisi pandemica”. Gli investimenti, sottolinea Bankitalia, “riprenderebbero a crescere a ritmi sostenuti, beneficiando delle misure di stimolo, e sarebbe considerevole la ripresa delle esportazioni; quella dei consumi sarebbe invece più graduale, con un riassorbimento solo parziale della maggiore propensione al risparmio osservata dall’insorgere dell’epidemia. L’inflazione rimarrebbe bassa anche nel corso di quest’anno, per poi salire solo gradualmente nel biennio 2022-23″.  “In Italia la crescita superiore alle attese nel terzo trimestre ha evidenziato una forte capacità di ripresa dell’economia. La seconda ondata pandemica, come negli altri paesi dell’area, ha tuttavia determinato una nuova contrazione del prodotto nel quarto trimestre: sulla base degli indicatori disponibili, tale flessione è attualmente valutabile nell’ordine del -3,5 per cento, anche se l’incertezza attorno a questa stima e’ molto elevata”. “Il calo dell’attività è stato pronunciato nei servizi e marginale nella manifattura”. Nelle indagini condotte dall’istituto centrale, “le valutazioni delle imprese sono divenute meno favorevoli, ma restano lontane dal pessimismo raggiunto nella prima meta’ dello scorso anno; le aziende intendono espandere i propri piani di investimento per il 2021. Secondo le famiglie intervistate dalla Banca d’Italia sono i timori di contagio, piu’ che le misure restrittive, a frenare ancora i consumi di servizi”. 

Nel 2020 la produzione industriale dovrebbe scendere del 10%

“Dopo il rialzo del terzo trimestre in novembre la produzione industriale è diminuita dell’1,4% rispetto a ottobre, portandosi su un livello del 4,7% inferiore a quello di gennaio 2020. Secondo nostre stime, l’attività industriale sarebbe tornata a ridursi lievemente (di circa l’1%) nel complesso del quarto trimestre; sarebbe scesa di oltre il 10% per l’intero 2020”, si legge nel rapporto.   Il Pil “tornerebbe a crescere in misura significativa dalla primavera” ma “devono essere contrastati rischi ancora elevati”. Lo afferma la Banca d’Italia nel Bollettino economico. “La possibilità di conseguire questi ritmi di incremento del prodotto (Bankitalia stima una crescita del 3,5% in media nel 2021) presuppone che: si manifestino appieno gli effetti espansivi degli interventi (ancora in corso di definizione) previsti nell’ambito della Next Generation Eu; che le misure di sostegno evitino che il maggiore indebitamento delle imprese abbia ripercussioni negative sulla stabilita’ finanziaria; che non tornino a peggiorare i timori sull’evoluzione dell’epidemia”. La crescita, osserva l’istituto di Via Nazionale, “potrebbe per contro essere più elevata nell’ipotesi di un più rapido progresso nel controllo dei contagi”.