Altamura teatro di rappresaglie da parte delle truppe  tedesche, durante il secondo conflitto mondiale

Cronaca

Giovanni Mercadante

Il Corrriere della Sera ha riportato a pag. 28 nell’edizione di venerdì11 settembre 2020 , nella sezione “Lo dico al Corriere”, un breve trafiletto  a firma del collega  Gianfranco Matera, di cui riporto integralmente il testo:

La nostra storia

Siamo un Paese che non vuol ricordare? Mio nonno paterno Francesco Fiore, ferroviere, morì a Potenza il 9 settembre 1943 mentre era in servizio a causa dei bombardamenti alleati che devastarono tutto il Rione Addone a Potenza , ma nessuna lapide alla Stazione lo ricorda.

Nessuno ricorda anche Antonio Cannito, un ragazzo di 16 anni di Altamura fucilato dai tedeschi, perché si rifiutò di collaborare con gli ex alleati nei lavori di fortificazioni, o due soldati sbandati, Nicola

Di Benedetto e Antonio Cappetta, mentre tentarono di entrare a Gravina (Bari). Siamo un Paese che non vuole ricordare?

Sono episodi che richiedono ovviamente approfondimenti. Le segnalazioni servono allo storiografo  per avviare delle indagini.

Bene ha fatto Gianfranco Fiore a comunicarmi queste vicende per portarle all’attenzione dei lettori del nostro territorio, da cui possono venire fuori ulteriori notizie.

Colgo l’occasione per segnalare che una decina di anni fa, un mio carissimo amico di famiglia mi indicò che in fondo a Via Pietro Colletta, ad una curva, c’è un cippo che ricorda la tragica fine di una coppia di altamurani. Recatomi sul posto ebbi contezza di quanto riferitomi, la cui iscrizione recita: Qui per mina nemica orribilmente straziati, uniti anche in morte Disabato Giovanni, fu Michele e Cornacchia Maria, fu Saverio, il 22 settembre 1943 mentre i tedeschi erano in fuga.

 

 

Giovanni Disabato morì a seguito dell’amputazione del piede sinistro e delle varie ferite multiple, mentre la moglie era deceduta sul posto nello scoppio della mina.

Questa triste vicenda  l’ho poi riportato nel mio libro “Spinazzola tra passato e presente”/Arti Grafiche Pecoraro/Altamura/2018 in concomitanza con un’altra tragedia accaduta ad un gruppo di 29 soldati italiani intercettati a Murgetta Rossi, appunto in agro di Spinazzola,  trucidati a sangue freddo dopo averli torturati.

Le ricerche in quella circostanza mi portarono a scoprire altri due tragici eventi, descritti anch’essi nel libro. Pasquale Diele di Bartolomeo, abitante in Via Recchia Luciani 28 (traversa di Corso Federico II di Svevia), era stato coinvolto nella stessa dinamica nelle campagne in direzione di Gravina.

L’altro fu un forestiero, registrato all’anagrafe di Altamura come Giovanni, poi corretto con decreto, nato il 10 aprile 1920 e Cimadolmo (Treviso), figlio di Girolamo e Berna Italia, paracadutista del 185. Rgt. NEMBO, fu ferito nei pressi dell’abitato in combattimenti isolati contro reparti tedeschi. Trasferito all’ospedale locale a seguito di lesione penetrante sul fianco destro con scoppio del fegato e frattura all’avambraccio destro, morì durante il trasferimento al nosocomio. Non ebbe tempo di fare alcun testamento.