Apprensione per Felice Basile per lo sgombero della sua abitazione

Cronaca

L’imprenditore Felice Basile  (foto Gino Fiore)

Giovanni Mercadante

Ore di apprensione per l’imprenditore Felice Basile per il provvedimento di sgombero della sua abitazione

Dopo la presentazione del suo libro nella sala consiliare avvenuta sabato scorso 18 gennaio 2020 davanti ad un folto pubblico,  l’imprenditore altamurano Felice Basile, a cui sono stati pignorati tutti i suoi beni per un valore di oltre un milione di euro, sta vivendo ore di apprensione per il preannunciato sgombero coatto previsto per mercoledì mattina 22 gennaio. Dovrà lasciare la sua abitazione  davanti alle Forze dell’ordine.

Una vicenda umana che ha toccato tutta la comunità altamurana con gesti di solidarietà da ogni parte. Alla presentazione del libro scritto da lui, dal titolo emblematico, “L’Italia al contrario”, l’autore racconta tutta la sua vicenda iniziata 8 anni fa.  Titolare di una attività di impianti elettrici per uno scoperto di circa 51 mila euro presso una banca, per il rientro della somma viene avviata una procedura fallimentare, rigettata dal Tribunale.

A nulla sono servite le varie denunce all’ Autorità giudiziaria. Nell’introduzione, rivolge una dedica: “A tutte le persone che si sono tolte la vita a causa della crisi economica e degli abusi subiti. A tutte quelle persone che sono morte per la Giustizia e la Legalità“.

Queste le prime battute. Nel mezzo della conferenza è intervenuta la sindaca avv. Rosa Melodia. Ha condotto il dibattito il giornalista Paolo Rausa di Milano; presenti Francesco Margari di Casarano che ha illustrato la sua vicenda di famiglia, altro esempio di malagiustizia; il giornalista Michele Cannito del periodico La Nuova Murgia; la giornalista Titti Vicenti del periodico “Free Magazine”; sono seguite le incursioni vocali (assente – presente) dell’attore Marcello Vitale.

  1. Basile ha tenuto da subito a ringraziare il pubblico per la sua vicinanza a questa situazione emblematica che attanaglia il mondo economico.
  2. Impegnato da giovane nello sport, si è poi distinto   a difesa del bene comune come cittadino attivo. Grazie soprattutto al sostegno morale  della moglie e della famiglia,  trova le energie per non mollare.

La sua vicenda l’ha portata all’attenzione dei massimi rappresentanti delle istituzioni italiane, dapprima al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e poi  con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Se i giovani diplomati, laureati, menti brillanti, stanno scappando via dall’Italia e soprattutto dalla nostra regione – ha detto il giornalista Paolo Rausa – è perché non c’è più speranza. Si è tornati agli anni ’60 del secolo scorso che si emigrava per un futuro migliore.

Questa situazione è tornata nuovamente  più preponderante, perché nel nostro Paese impera la malversazione, l’abuso di potere che si sono incuneati in tutti i gangli delle istituzioni e soprattutto della giustizia, nei cui circuiti soggetti rapaci distruggono aziende partite da zero.

Le normative in vigore vanno rimodulate. Il sistema coercitivo del recupero crediti si ritorce contro lo stesso Stato, i cui rappresentanti anziché condannare l’imprenditore, se incriminato di un reato, distrugge tutto    il sistema economico intorno al quale gravita la filiera del reddito.

In altri termini se  l’imprenditore non viene sostenuto: perde il portafoglio clienti, perde il rapporto con i fornitori i quali a loro volta contano sul suo fatturato sviluppato negli anni precedenti; perdono i dipendenti perché non possono più contare sullo stipendio; e perde lo stesso Stato perché tutti questi soggetti hanno perso la loro fonte di reddito. E’ una vite senza fine. Insomma viene chiusa l’attività.

Francesco Margari ha raccontato la storia di famiglia con attacchi al patrimonio. Nel ’67 il padre  aprì un negozio di mobili durante il famoso boom economico, durante la cui attività lo show room coprì un’area  di 5 mila metri quadri di esposizione e con una flotta di furgoni per le consegne. L’azienda venne chiusa dopo 11 anni per alcune vicissitudini e la giustizia lenta ha fatto il suo percorso. Prima tappa espropriazione della casa, pignoramento e il curatore fallimentare che gestisce i beni sequestrati.

Inoltre, ha aggiunto F. Margari, non c’erano i presupposti per il fallimento e stranamente la Corte d’Appello risponde alle sollecitazioni con notevole ritardo.

Il lentezza  nelle risposte da parte dei Tribunali è la causa scatenante della malagiustizia. Ecco perché i processi durano oltre 35 anni. In questa operazioni subentrano gli speculatori, le banche ed altri soggetti che in maniera del tutto discutibile  operano borderline/ai margini della legalità. I tribunali gestiscono volumi d’affari incredibili.

Chi li controlla? E’ giusto che le nostre istituzioni ad ogni livello – ha continuato F. Margari – e soprattutto i nostri politici dormienti, si sveglino. Si è tutti potenzialmente attaccabili.

Qualche altro soggetto deve poter controllare l’operato dei magistrati che negli anni hanno  acquisito una forza devastante. Norme che vengono interpretate ad personam. Un mondo parallelo è stato scoperto per caso, ha concluso F. Margari – da cui stanno venendo fuori un sacco di denunce soprattutto in provincia di Lecce.

Il titolo del libro “L’Italia al contrario”  racconta di un Paese che fa fatica a rialzarsi. Dal dibattito è venuto fuori un grido di aiuto corale rivolto ai politici, affinché gli stessi sostengano gli imprenditori e le banche investano nel territorio.

Intanto Felice Basile nutre ancora un po’ di speranza nella giustizia, altrimenti rischia di andare fuori di casa con provvedimenti illegittimi.        

Paolo Rausa
              Momento della conferenza nella sala consiliare di Altamura
                                                   (foto Gino Fiore)