Spuntano altre due vittime dei bulli di Manduria

Cronaca

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“Quello che abbiamo notato” è stata “una particolare insensibilità nei confronti dell’essere umano, non quello in generale ma dell’essere umano debole e vulnerabile”. E’ quanto ha detto il procuratore dei Minorenni del tribunale di Taranto, Pina Montanaro, a proposito dei nuovi arresti in relazione alle angherie e alle violenze subite a Manduria da Cosimo Antonio Stano, il pensionato 66enne morto lo scorso 23 aprile, e da altre due vittime da parte di un branco di giovani bulli. “Le tre vittime che abbiamo identificato in questo procedimento hanno questo elemento in comune: sono soggetti con una disabilità di natura psichica e fisica e, in quanto deboli e vulnerabili, vengono considerati quasi come oggetto di divertimento e non come persone che meritano rispetto e dignità”. “Mi auguro come già detto che il processo penale diventi una possibilità per questi ragazzi – ha aggiunto – cioè si trasformi in un momento da considerare ai fini di valutare un percorso di rieducazione e allontanamento, laddove possibile, dal circuito del penalmente rilevante. Soprattutto come procuratore minorile auspico che questo non sia un punto di arrivo ma di partenza per una azione doverosa da parte dell’autorità giudiziaria come espressione dello Stato e della società in generale”.

Andiamo dal pazzo…se tu non vai dal pazzo non hai le palle di andare e non sei uomo” esortava uno degli indagati. E’ quanto emerge dall’ordinanza del gip del Tribunale dei minorenni di Taranto con cui sono state disposte le misure cautelari odierne. La frase sarebbe stata riferita agli inquirenti da uno degli indagati. Sono 7 i provvedimenti cautelari di arresto a carico di 6 minorenni (rinchiusi nel carcere minorile) e di un maggiorenne in relazione ai maltrattamenti (reati ipotizzati tortura, violazione di domicilio e danneggiamento aggravati) ai danni di Stano. Ad altri due minorenni, già detenuti in un istituto in relazione alla prima vicenda, è stato notificato un provvedimento di collocamento in comunità con l’accusa di lesioni personali ai danni di un disabile di 53 anni della cittadina messapica, picchiato lo scorso 1° aprile fino a rompergli due denti incisivi. Di lesioni personali ai danni del disabile rispondono anche altri due maggiorenni: “Attirato di notte all’esterno della sua abitazione, l’uomo è stato colpito per ‘puro passatempo’ con calci e pugni fino a provocargli l’avulsione dei denti incisivi”.

Grazie all’esame ulteriore dei telefoni (video, messaggi chat, foto), alle dichiarazioni di alcuni degli indagati già coinvolti nella prima fase delle indagini è stata possibile l’identificazione di altri giovani protagonisti delle incursioni ai danni non solo del pensionato deceduto (morto in ospedale per alcune sue precedenti malattie con segni di percosse ed ecchimosi in varie parti del corpo) ma anche di altre due vittime, in particolare del 53enne, anche lui disabile psichico, picchiato lo scorso 1° aprile fuori della sua abitazione dopo essere stato deriso e provocato in modo da attirarlo all’esterno. Le nuove indagini hanno svelato in particolare le due incursioni (“particolarmente efferate”, ha spiegato Montanaro) ai danni di Cosimo Antonio Stano verificatesi l’ultima domenica e il martedì grasso di Carnevale (3 e 5 marzo).

Oltre alla già famigerata chat denominata ‘Comitiva degli Orfanelli’, ne è spuntata una nuova, ‘Ultima di Carnali’, come si autodefiniva il gruppo di indagati. Come ricostruito dalla polizia, l’attività di analisi sui telefoni sequestrati ha consentito di individuare una seconda chat dove “gli indagati odierni, così come avveniva nella prima, si scambiavano fotografie e filmati relativi alle loro aberranti imprese in danno di colui che erano soliti indicare come ‘lu pacciu'”. Dai contenuti, sottolinea la polizia, e dall’ascolto di altre testimonianze “sono emersi altri violenti attacchi alla casa di Antonio Stano, orrende scene di sopraffazione e violenza, il tutto al solo scopo di procurarsi materiale da far girare sulle chat telefoniche e sui social network per quel che viene definito dallo stesso gip un ‘malvagio divertimento'”. “Ci siamo divertiti non ci possiamo lamentare“, è una delle “raccapriccianti considerazioni” fatte.

Atti di “dileggio ed angherie di varia natura” come la “sottrazione di una bici” che la vittima aveva in casa solo per il gusto “di poterlo deridere e così ‘condividere’ l’ennesima impresa con gli altri complici”. “Qualche indagato – fa sapere la polizia – le ha definite ‘prove di coraggio’, semplicemente un modo per potersi sentire all’altezza degli altri, se non addirittura assumere il ruolo di leader”.

In un video, girato dai bulli di Manduria e finito sotto alla lente della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo, va in scena un copione identico a quello del filmato che aveva come protagonista Antonio Cosimo Stano. Stavolta i ragazzini fanno irruzione davanti all’abitazione di Fiorello Stano, ancora una volta di sera. Il 53enne, dietro al cancelletto di casa sua, viene chiamato ripetutamente per nome “Fioré.. Fioré”. “Viene provocato da voci fuori campo con la frase in dialetto ‘ Scopati la rumena!’ – si legge nell’ordinanza – deriso per la sua balbuzie quando (Stano ndr.) farfuglia ‘Chiamo la Polizia… Chiamo la Polizia… i Carabinieri!'”. Sembra di guardare un video precedente, quello in cui Cosimo Antonio Stano, il pensionato prima vittima dei bulli e morto il 23 aprile scorso, chiedeva ripetutamente e disperatamente aiuto, invocando l’intervento di polizia, carabinieri, guardia di finanza. Tornando a Fiorello Stano, nell’ordinanza si legge ancora: “Indotto a uscire sulla stradina, i tre ragazzini, avvicinandosi a lui e ritraendosi, subito lo irritano e lo sfidano finché il maggiorenne Antonio Spadavecchia gli sferra un calcio alle gambe e lo trascina per il collo per terra e lo percuote con pugni, tra le risate generali degli altri, che chiamandolo per nome gli ripetono più volte ‘Antò andiamocene Antò’. Le lesioni riportate dal 53enne, che le ultime immagini riprendono ancora accasciato al suolo nell’atto di rialzarsi a fatica, risultano in primo luogo – scrive il gip nell’ordinanza – confermate dalla badante rumena dell’uomo che, abitante nello stesso immobile e deputata alla sua cura h 24 in ragione delle conclamate problematiche neurologiche dalla nascita, dichiarava agli inquirenti di aver assistito alla scena e di aver soccorso Stano che perdeva sangue dal volto“.

“Se li vedono è grave… se li vedono so cazzi…“. La paura che i video delle aggressioni subite dalle vittime possano girare incontrollati arrivando alle forze dell’ordine è nelle chat dei bulli di Manduria. “Il concreto pericolo di inquinamento probatorio si deduce a piene mani dai contenuti della messaggistica testuale e vocale delle chat” scrive il gip Paola Morelli nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare. Sul gruppo ‘Comitiva degli Orfanelli’ alle 13,21 dell’8 aprile scorso uno dei minorenni raccomanda di non far vedere a nessuno i video de ‘lu pacciu'”. “Vagnù eliminate tutto” incalza un altro, mentre la sera seguente temendo di “incappare tutti” con i sequestri dei cellulari e i controlli della polizia già in corso dopo il ricovero di Antonio Cosimo Stano, “si ripromettono di non rispondere più a nessuno”. Paventando la morte del pensionato in coma, i ragazzini, “si impreca all’idea di essere scoperti – si legge nell’ordinanza – ‘se li vedono è grave… se li vedono so cazzi’ (…) ‘sono tantissimi e tutti brutti'”. Si preoccupano e si sfogano con le ragazze che partecipano alla chat, spiegando di essere nei video, che una foto li riprenderebbe a volto scoperto. “Parlano e accusano di ‘infamate’ chi può aver tradito il gruppo, uno minaccia di ‘scoprire’ e ‘stroppiare’ chi ha parlato contro di loro” e c’è chi dubita di uno di loro temendo possa cedere negli interrogatori”.

E’ il secondo atto di una storia agghiacciante“, ha detto il procuratore capo del tribunale di Taranto, Carlo Maria Capristo esprimendo “grande amarezza”, perché “si ripropone ancora una volta tutta una serie di interrogativi e di esigenze: la scuola, la famiglia, i servizi sociali, tutti aspetti sui quali continuiamo a mantenere accesi i riflettori e che non possono non contribuire alla crescita dei nostri ragazzi”. “Come già detto in occasione dei primi arresti – ha continuato – non si vuole assolutamente generalizzare. Perché, accanto a questi giovani sfaccendati che per puro divertimento, aggrediscono persone diversamente abili e poi si compiacciono di queste azioni al punto di comunicare tra loro la gioia di averle fatte, a Manduria ci sono tanti giovani seri e persone serie. Rimangono questi interrogativi ai quali noi cercheremo di dare risposte. Avevamo detto che non ci saremmo fermati e che avremmo proseguito e lo abbiamo fatto”, ha ricordato Capristo.