Il C.P.A./Consorzio dei Panificatori di Altamura alla deriva

Cronaca

Dopo le dimissioni nel 2014 del fondatore della DOP Giuseppe Barile tutto si è appiattito

Giovanni Mercadante

Giuseppe Barile Fondatore della D.O.P.

Già Presidente del Consorzio Panificatori di Altamura

Se qualcuno dovesse chiedere dov’è la sede del C.P.A./Consorzio dei Panificatori di Altamura, nessuno saprà dare una risposta. Fino al 2014, la sede era il  palazzo ottocentesco di don Peppino Berloco, a Porta Matera, oggi passato in proprietà a GIELLE, dove campeggiava un grande striscione con il logo divenuto il simbolo identitario di Altamura, Città del Pane e Capitale della Murgia.

Quali sono i programmi di valorizzazione del famoso Pane di Altamura DOP? Nessuno ne parla. Del resto non ci sono neanche brochure, locandine in giro a firma del C.P.A.

Prima delle dimissioni  dell’ex Presidente fondatore della D.O.P, le iniziative alla diffusione del Principe della tavola erano all’ordine del giorno.

La sua figura sempre presente alle maggiori manifestazioni nazionali nel campo dell’enogastronomia, con un occhio attento anche a partecipare a convegni sull’alimentazione e ai programmi televisivi sulle emittenti nazionali. Tutto questo è sparito. L’immagine di Altamura e del suo Pane nei circuiti nazionali e internazionali si è affievolita, anzi è diventata un ricordo. Fortunatamente funziona il passaparola tra le guide turistiche che portano nella città murgiana i tanti turisti-crocieristi  che si fermano per una toccata e fuga; tutto il resto è noia, come dice il testo di una nota canzone pop.

Le processioni di visitatori – in transito per la Città dei Sassi – che giornalmente si fermano ad Altamura per un paio di ore, giusto il tempo per visitare una porzione del centro storico, la cattedrale federiciana e qualche forno  dentro il borgo antico e ai margini dell’extramurale, vanno attirate con una progettazione più mirata.

Certamente non  può sostituirsi l’Amministrazione comunale, ma il Consorzio dei Panificatori ha il dovere morale e commerciale di attivarsi in qualche modo. I 35  anni di sacrifici di Giuseppe Barile sono finiti nell’oblio per futili motivi tra i consorziati; gelosia e mancanza di fiducia nei confronti dell’ex presidente, mentre è a lui che si deve la notorietà del Pane di Altamura, i cui  panificatori ne beneficiano oggi con una ricaduta economica.

Tutto questo si è tradotto praticamente nel nulla con la gestione attuale. Cosa significa?

Intanto si registrano lamentele sulla bontà del pane prodotto da alcuni panificatori locali, perché ignorano il disciplinare, nonostante la loro adesione al Consorzio. Su questo versante pourtroppo vanno fatte delle precisazioni.

In sede di un convegno di alcune settimane fa, a cui partecipava lo scrivente come moderatore, fu dichiarato che il panificatore è costretto a produrre il pane senza bollino, perché lo richiede il consumatore.  Non è vero!

Se  la differenza in più giustifica la qualità e i requisiti salutistici di grande rilevanza, utilizzando la semola rimacinata dei migliori grani del territorio unitamente al lievito madre e alla grande attenzione durante la  lavorazione, è giusto che si vada in questa direzione. Non sono i pochi centesimi a giustificare un prodotto che non rispecchia più la qualità e l’immagine di Altamura.

Inoltre, sul fronte della contraffazione, il Pane di Altamura si è fatto molti concorrenti, vista la notorietà raggiunta da questo povero, ma nobile prodotto.

Il pane spacciato per quello di Altamura raggiunge gli scaffali dei piccoli e grandi negozi alimentari del nord Italia. Viene segnalato in vendita anche in Europa. Cosa fa il Consorzio di Tutela? Dove sono gli agenti vigilatori? Sono attivi su questo fronte? In passato i falsi produttori venivano denunciati.

A livello locale invece  si utilizzano altri escamotage a discapito della D.O.P., abbassando in tal modo il grado di salubrità e  durabilità del pane.

Alla luce di questa situazione di grande disagio morale per chi lavora onestamente e poco edificante sul piano commerciale, l’ex Presidente Giuseppe Barile ha ritenuto opportuno di inviare  una lettera di diffida tramite il suo legale contestando il Consorzio “di non tutelare  fino ad oggi in alcun modo il Pane D.O.P., venendo meno alla sua funzione di tutela, di promozione, di valorizzazione, di informazione del consumatore e di cura generale degli interessi relativi alla denominazione di origine protetta”.

In passato, la pubblicità del Consorzio mirava anche a tutelare i produttori agricoli del territorio che coltivano il grano duro, a tutto vantaggio della filiera.

Purtroppo si è di fronte ad  una situazione scoraggiante.

Giovanni Mercadante

Corrisponde Alta Murgia