Femminicidio Maria Grazia Cutrone

Cronaca

Niente “tempesta emotiva” per il marito di Cutrone Mariagrazia
L’uomo è stato condannato a 18 anni di reclusione per omicidio e maltrattamenti in famiglia. 

Uno scenario radicalmente diverso da quello che emergeva nei primi momenti di quel maledetto 3 Novembre 2016, giorno in cui veniva assassinata Cutrone Maria Grazia con dieci coltellate all’addome, sotto gli occhi inermi del figlio di tre anni, è emerso dopo più di due anni di processo.

Secondo la ricostruzione dei fatti, avvenuta all’esito di un corposo rito abbreviato, alla base di tutto ci sarebbe stata la gelosia per una relazione extraconiugale, scoperta il giorno prima dal coniuge (di origine tunisina) e da cui sarebbe generato il femminicidio.

Mesi di litigi e maltrattamenti culminati con 10 coltellate. L’ennesima storia di femminicidio arriva da Bitonto, comune a circa 20 chilometri a nord di Bari. L’uomo, il 40enne Mustafà Ouslati, di origini tunisine, ha ammazzato la moglie, la 29enne di Bitonto, Maria Grazia Cutrone, colpendola prima alle spalle e poi, con altri 9 fendenti, all’addome usando un coltello da cucina con una lama da 20 centimetri. Ha poi tentato il suicidio, lanciandosi dal terzo piano della casa in via Nacci a Bitonto, dove la coppia abitava con i tre figli di 8, 6 e 4 anni, da alcuni mesi ospiti della madre di lei. In casa, al momento dell’aggressione, c’era il bambino più piccolo. Il bimbo giocava nella stanza accanto quando il padre ha accoltellato la mamma uccidendola

Tanti i quesiti sollevati nel corso di quella che è divenuta una vera istruttoria dibattimentale, su cui il G.U.P. di Bari – Dott.ssa De Palo–  motiverà nei prossimi giorni.

Nessun ruolo provocatore è stato riconosciuto alla relazione extraconiugale che ha impedito di individuare, nel caso di specie, quel criticato orientamento giurisprudenziale che vedeva nella “tempesta emotiva” una causa di attenuazione della pena.
In quel caso la pena fu ridotta da 30 anni, inflitti con il rito abbreviato in primo grado,  a 16 anni di reclusione in secondo grado per il solo femminicidio.

Alla luce delle ricostruzioni effettuate mediante le conclusioni rese dal P.M., dalle parti civili e dalla difesa dell’imputato, con un’arringa durata più di tre ore, nonché a fronte delle dichiarazioni confessorie rese dall’imputato subito dopo il tentativo di suicidio avvenuto successivamente all’accoltellamento della donna, il Gup ha dichiarato colpevole di omicidio volontario pluriaggravato e maltrattamenti in famiglia Oueslati Moustapha condannandolo, in primo grado, alla pena di anni diciotto di reclusione (il P.M. ne aveva richiesti venti), riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti a tutte le circostanze aggravanti contestate, che rendevano il femminicidio di Bitonto punibile con la pena dell’ergastolo.

I risarcimenti in favore delle parti civili, in particolar modo in favore dei tre figli, ammontano quasi a un milione di euro.

Il difensore dell’imputato, Avv. Francesco Ruggiero, dopo la lettura del dispositivo ha dichiarato “abbiamo concluso il primo grado di un processo assolutamente intricato e tecnico che ha imprevedibilmente svelato degli aspetti di elevata delicatezza e complessità con cui il Gup ha dovuto raffrontarsi prima di giungere alla sentenza appena pronunciata. Dopo aver letto le motivazioni a supporto della sentenza, valuteremo in che termini proporre  appello”.