Approvato il Def in extremis e in rotta di collisione tra Lega e M5S

Cronaca

Prevista l’applicazione graduale della Flat tax con l’ipotesi di Irpef a due aliquote del 15% e 20%

di Monica Montanaro

E’ stata redatta la versione definitiva del Def, il Documento di economia e finanza, che ha destato malumori e scontenti tre la due parti costituenti l’anima del Governo, al centro del dissidio tra Lega e M5S la famigerata e declamata Flat tax.

La presidenza del Consiglio diffonde un comunicato in merito al Def, dal quale si evince che il Documento di economia e finanza ricalca il piano di governo che attiene la legge di bilancio e altresì l’osservanza degli obiettivi stabiliti in sede di Commissione europea. Inoltre viene precisato e sottolineato che non vi è in programma e in previsione alcuna introduzione di nuova tassazione né di immissione di un’ulteriore manovra di tipo correttivo, mentre, sempre secondo tale comunicato stampa, la crescita del Pil per l’anno 2019 è determinata in base alla percentuale dello 0.2%.

Il testo del documento economico riporta che “l’obiettivo del Governo è di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e di snellire gli adempimenti relativi al pagamento delle imposte. Il concetto chiave è la Flat tax, ossia la graduale introduzione di aliquote d’imposta fisse, con un sistema di deduzioni e detrazioni che preservi la progressività del prelievo”.

Lo scontro tra le due componenti alleate assise al banco di governo, Lega e Movimento 5 Stelle, si è incentrato sul criterio da adottare per lanciare la Flat tax, mentre per i primi la tassa piatta è tale perche è fissa e immodificabile, per i secondi deve tutelare le classi più basse e non i ceti alti della società, ed essere altresì progressiva secondo i dettami della Carta costituzionale. Pertanto, dopo la prima fase di riforma fiscale immessa nel circuito economico e sociale del Paese, con la legge di bilancio 2019, in cui veniva fissata l’aliquota fissa del 15% applicabile ad uno scaglione prefissato di reddito secondo il cosiddetto “regime dei minimi”, nella fase odierna l’oggetto di riferimento all’interno del Def da disciplinare sono le persone fisiche.

Nel testo del Def  si legge: “Il sentiero di riforma per i prossimi anni prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni”. La Flat tax è stata inserita nel Def con un piano previsionale spalmato in un arco temporale dal 2019 al 2022.

L’altalenante rapporto di amore e odio intercorrente tra i due leader di partito nonché vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ormai notoria e costantemente al centro dell’attenzione mediatica, si riverbera anche nel solco della questione economica in atto della Flat tax, per appianare i dissidi interni all’area di governo i due esponenti, rispettivamente della Lega e del M5S, si affrettano a rilasciare le proprie dichiarazioni in merito al tema economico attualmente al vaglio del tavolo governativo.

Matteo Salvini puntualizza che nel Def è inclusa la Flat tax, misura propugnata strenuamente dal suo partito, prevista e descritta nella soluzione “di una modalità doppia”, inoltre dichiara: “Non si torna indietro su quota 100 e non ci sarà nessun aumento dell’Iva”.

Mentre il commento rilasciato da Di Maio: “Con l’inserimento della Flat tax nel Def indirizzata al ceto medio come avevamo chiesto, e non solo ai ricchi, vince il buonsenso, sono molto soddisfatto. Andiamo avanti così, facendo ripartire il Paese, spingendo sulla crescita e sostenendo le famiglie che hanno veramente bisogno”.

Intanto si attendono i riscontri che scatuiriranno in seguito all’indizione del Consiglio dei ministri, incentrato sui temi di cogenza economica.

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