“La Gazzetta del  Mezzogiorno” in profonda crisi una solidarietà controversa”

Cronaca

Ancora tante incertezze e non poca  apprensione per il futuro aziendale e lavorativo della storica e ultra centenaria testata giornalistica de “La Gazzetta del Mezzogiorno”,  creata oltre 130 anni or sono da un gruppo di imprenditori  capitanati dal giornalista Martino Cassano, prima con il nome de “Il Corriere delle Puglie” e successivamente con quello de  “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Dal 24 settembre u.s. “La Gazzetta del Mezzogiorno” è in amministrazione giudiziaria  a seguito del sequestro/confisca del 70% delle quote della proprietà editoriale, in mano sin dal 1997 all’imprenditore siciliano Ciancio Sanfilippo, da parte del Tribunale di Catania e la contestuale nomina di due commissari straordinari  che oggi  amministrano il più importante ed apprezzato quotidiano del Sud.

Le conseguenze di tale gravissimo provvedimento giudiziario rischiano di ripercuotersi pesantemente sul futuro della storica e prestigiosa testata giornalistica, di incidere sui livelli occupazionali e sull’assett del giornale che attraverso le sue sedi decentrate assicura un capillare servizio di informazione e comunicazione in tutte le Regioni del Sud oltre che a livello nazionale. Una delle prime conseguenze della grave crisi istituzionale è rappresentata dal fatto che ad oggi i giornalisti ed il personale sono  senza stipendio, hanno percepito solo il 40% delle spettanze economiche arretrate, mentre devono ancora percepire il salario relativo ai mesi di novembre e dicembre e la tredicesima; ad aggravare ulteriormente la situazione  ci hanno pensato i commissari giudiziari che hanno dichiarato che procederanno in tempi brevi ad una consistente riduzione del personale, il cui organico risulta oggi sottodimensionato a causa dei vari provvedimenti che hanno portato negli ultimi sei anni al  prepensionamento di  ben 36 unita tra giornalisti ed impiegati, alla dismissione di due redazioni, all’avvio del telelavoro ed all’inevitabile taglio della foliazione; tutti provvedimenti che rischiano di mettere a repentaglio la qualità del prodotto giornalistico, che vanta un marchio e una tradizione di radicamento in Puglia e Basilicata che andrebbe, invece, tutelato.

La situazione in cui versa “La Gazzetta del Mezzogiorno “ è veramente drammatica tant’è che da più parti si paventa il rischio della chiusura della testata che ha megafonato per oltre un secolo le problematiche del sud e del  mezzogiorno richiamando l’attenzione delle istituzioni, dei partiti politici del nostro Paese sulla necessità di intervenire  con provvedimenti anche di tipo straordinario per infrastrutturare il territorio e creare il giusto appeal affinchè gli imprenditori del nord potessero con fiducia  investire al sud creando posti di lavoro e sviluppo economico e sociale. Oggi pesa sull’intera vicenda  (motivo di seria perplessità accanto alle tante espressioni di solidarietà pervenute)  l’assenza di un piano industriale, che doveva essere approntato dall’establishment de “La Gazzetta del  Mezzogiorno” già da tempo ovvero subito dopo aver appreso il contenuto della sentenza del Tribunale di Catania a carico di Ciancio Sanfilippo, l’imprenditore siciliano  amministratore di maggioranza dell’Edisud S.p.A, società che gestisce “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Giustamente polemica la presa di posizione di Bepi Martellotta, Presidente dell’Assostampa di Puglia per il quale “non si può trattare un’azienda editoriale alla stregua di una fabbrica di bulloni, pretendendo un pareggio di bilancio che è impossibile, considerato che le uniche entrate di un giornale sono le vendite in edicola e i ricavi pubblicitari, da tempo in calo per tutta l’editoria”  Di fronte ad una situazione che definire drammatica è un mero eufemismo è scattata la solidarietà di tutte le altre testate giornalistiche italiane (tra questa non è mancata la sincera presa di posizione  e la solidarietà del nostro quotidiano on line “Il Corriere Nazionale” che in proposito ha pubblicato un lungo articolo sulla vicenda per informare i suoi lettori su quanto accaduto), dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti d’intesa con i Consigli regionali di Puglia e Basilicata, della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi),dei Magnifici Rettori dell’Università del Salento Vincenzo Zara e dell’Università di Foggia Maurizio Ricci, dei Sindacati, delle Associazioni di categoria, dei Partiti e Movimenti politici, della Confindustria e di numerosi altri organismi rappresentativi.

Alcuni giorni or sono l’Assemblea dei giornalisti della Gazzetta unitamente al Comitato di Redazione hanno inviato  una lettera all’attenzione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per lanciare un significativo grido d’allarme sulla situazione di instabilità e incertezza in cui versa il giornale. Sulla situazione in cui si trova la storica testata si è mobilitato anche il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha convocato nei giorni scorsi gli amministratori giudiziari, il Comitato di redazione de “La Gazzetta del Mezzogiorno“ e la task force regionale per le crisi industriali e occupazionali. “Nonostante il mio silenzioso lavoro di questi mesi inteso a trovare acquirenti per la Gazzetta del Mezzogiorno” ha comunicato Emiliano “constato una profonda incomprensione tra gli amministratori giudiziari che operano per conto della sezione misure di prevenzione antimafia del Tribunale di Catania, la redazione e la proprietà della Gazzetta del Mezzogiorno che sta mettendo a rischio quasi duecento posti di lavoro e la più antica e prestigiosa testata giornalistica della Puglia.

Ricordo a me stesso che la normativa sulle misure di prevenzione antimafia non deve mai provocare la perdita di valori economici, di posti di lavoro ed in questo caso di spazi informativi e democratici sacri per ogni comunità. Considero il rischio di chiusura della Gazzetta del Mezzogiorno una vera e propria calamità per Puglia” ha concluso il presidente della Regione, “ne consegue la mia decisione di convocare davanti a me chi ha la responsabilità di impedire un simile inaccettabile naufragio di valori fondanti della Costituzione quali il diritto al lavoro e il diritto-dovere di informare ed essere informati”.

Al giornale in queste  ultime settimane è pervenuta tanta solidarietà sincera e sentita accanto a quella, purtroppo,  di tipo demagogico e di opportunità elettorale. Ma dalla vicenda emergono anche non poche perplessità sui tempi ed il modo in cui l’intero Comitato di redazione  de “La Gazzetta del Mezzogiorno” ha affrontato in questi mesi la situazione di crisi. Un primo dato storicamente rilevabile e razionalmente incomprensibile è rappresentato dal fatto che non è chiara la ragione per la quale “La Gazzetta del Mezzogiorno” ed il suo establishment giornalistico e redazionale  abbiano parlato così poco del sequestro /confisca delle quote maggioritarie detenute da Ciancio Sanfilippo, come se la stessa non fosse direttamente e pesantemente interessata alla vicenda.

Viene spontaneo chiedersi se tale strategia è stata dettata da ragioni di rispetto e dall’opportunità di non interferire con le indagini in corso presso la procura di Catania oppure per ragioni di opportunità politica, stante la necessità di evitare che dal blitz giudiziario potessero scaturire conseguenze negative per i giornalisti ed il personale oltre a quelle  relative all’immagine del giornale con gli inevitabili danni morali e l’inevitabile contrazione delle vendite. Resta comunque il fatto che i vertici giornalistici della Gazzetta del Mezzogiorno non potevano non sapere e non conoscere in quali vicende giudiziarie si dibatteva il loro Presidente, peraltro, da tempo indagato “per concorso esterno in associazione mafiosa”.

Sarebbe stato sufficiente leggere gli atti ufficiali della Procura di Catania per apprendere che: “Il Tribunale, letti i documenti e ascoltate le argomentazioni dei P.M. e della difesa, ha ritenuto che Mario Ciancio Sanfilippo  sin dall’avvio della sua attività, nei primi degli anni ’70 e fino al 2013, abbia agito imprenditorialmente, nell’interesse proprio e nell’interesse di Cosa nostra, e che in ragione di ciò il suo patrimonio si sia implementato illecitamente, giovandosi anche di finanziamenti occulti e che anche il sodalizio mafioso si sia rafforzato grazie ai fortunati investimenti realizzati per il tramite del Ciancio.

Tale conclusione , per disposto di legge non consente al soggetto, ritenuto pericoloso, di continuare a detenere il patrimonio acquisito in ragione delle illecite cointeressenze, sicchè  il Tribunale ne ha disposto la confisca”. L’azione giudiziaria avviata dal Tribunale di Catania ha di fatto sgretolato l’impero di Mario Ciancio Sanfilippo proprietario oltre che de ”La Gazzetta del Mezzogiorno”  anche del quotidiano “Sicilia”, delle emittenti televisive Antenna Sicilia, Telecolor, ITIS e della Simeto Docks ed ha bloccato, nel contempo, numerosi conti correnti, polizze assicurative ed oltre 31 società intestate sempre al Sanfilippo. L’imprenditore era già da tempo nel mirino della Procura di Catania tant’è che nel 2017 all’imprenditore erano stati sequestrati i primi 17 milioni di euro di cui 12 depositati presso una banca Svizzera.

Francesco Boccia, economista del PD e candidato alla Segreteria Nazionale dello stesso, ha dichiarato che: “Non consentiremo a nessuno di distruggere un patrimonio culturale come quello che rappresenta la Gazzetta del Mezzogiorno. Le scelte dei commissari sono, oggettivamente incomprensibili, sul piano dei contenuti, delle procedure e delle politiche industriali che dovrebbero, invece, muoversi dentro i binari della legge. Per i lavoratori della Gazzetta servono risposte e, soprattutto, devono essere immediate.

Al di là della solidarietà che ciascuno di noi può dare e che io per primo esprimo nei confronti di tutti coloro che quotidianamente raccontano il Sud con il proprio lavoro, è necessario intervenire per restituire dignità a un giornale che da 130 anni rappresenta la voce del Sud. Non possiamo restare inerti di fronte alla crisi che si è abbattuta sull’editoria italiana e soprattutto su quella del Mezzogiorno. La nostra inerzia, infatti potrebbe aggravare la situazione di tutti quei lavoratori che rischiano, per errori commessi da altri, di diventare precari, aumentando così la platea di coloro che non hanno più un contratto.

Cerchiamo con tutti i mezzi a nostra disposizione di accompagnare e sostenere il giornale in questo difficile percorso verso un futuro che al momento appare molto incerto”.  C’è poi  la strana dichiarazione del parlamentare  De Lorenzis ( M5S)  che in nome della solidarietà al giornale in crisi dichiara: “Le nuove tecnologie e gli altri elementi dirompenti hanno certamente accelerato alcune crisi, ma prodotto anche innovazione e consentito a nuovi attori di emergere. Per questo sono convinto che lo spazio eventualmente lasciato dalla Gazzetta, potrà essere presto colmato da altri soggetti in grado di riassorbire i professionisti del settore, magari con un rilancio che permetta di mantenere  lo storico nome e consenta nuove assunzioni.

Ben venga quindi la campagna di sensibilizzazione per informare della grave crisi dei lavoratori; un gesto simbolico e concreto di vicinanza a tanti giornalisti e addetti che lavorano alla testata.

In sintesi per De Lorenzis  la Gazzetta può anche finire ai pesci con la sua storia centenaria di cultura ed informazione l’importante è  salvare i giornalisti che vi lavorano e creare altri posti di lavoro. Peccato, però, che De Lorenzis nella sua dichiarazione si sia dimenticato di spiegarci qual è la sua ricetta per salvare prima la Gazzetta e poi i posti di lavoro. La tristezza e le paure del momento sono, invece, ben rappresentate da Valentino Losito che evidenzia come “nelle pagine di un quotidiano passano le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di una terra  e davvero si può dire che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di questa nostra terra hanno sempre trovato eco in questo nostro giornale.

E poi le nostre storie, quelle della nostra comunità, di chi alla Gazzetta ha trascorso “i migliori anni della propria vita” pagine indimenticabili, storie grandi e piccole, dai direttori ai centralinisti. Notti, piombo, bozzoni, titoli, articoli, foto, freschi inchiostri all’alba. Uno straordinario romanzo popolare che le generazioni della Gazzetta si tramandano tra un ricordo, un sorriso e qualche lacrima”. Sergio Zavoli, Maestro di giornalismo, ha descritto la nostra terra come una civiltà, altera e prodiga, severa e barocca, marinara e agreste, incline a Levante e non chiusa a Ponente, con la fresca anzianità dei gesti e delle parole, gli squarci di paese come quinte di palcoscenico, gli alberi cavi dalle membra nodose e i manti argentei, i cieli così lunghi, così bianchi e a volte così infelici, la vecchiaia luttuosa e la gioventù ardente”.

Di fronte a questo scenario siamo, infine, sempre più convinti che nessuna iniziativa vada tralasciata per tentare di salvare la Gazzetta; nella giornata di ieri intanto si è conclusa l’iniziativa lanciata nei giorni scorsi dal Comitato di redazione di andare in edicola per prenotare una o più copie del giornale da acquistare in data 29 dicembre; l’iniziativa ha riscosso un grande successo. Fatto simbolico se vogliamo, di nessuna rilevanza economica  ma che non mancherà di stimolare una grande solidarietà sociale ed empatica di cui la Gazzetta oggi ha un gran bisogno coinvolgendo non solo i lettori tradizionali ma anche  i cittadini non lettori interessati comunque a salvare un pezzo della nostra storia, raccontata in tutte le sue sfaccettature dalla Gazzetta, compagna di viaggio, squarcio quotidiano sulla Puglia oggi conosciuta ed amata in tutto il mondo.

Non si potrebbe  commettere delitto più grande ed atroce nel lasciarla scientemente  andare alla deriva, né è pensabile che non ci siano imprenditori pugliesi illuminati pronti a mettere su una cordata per restituire alla Puglia ed al Mezzogiorno il suo mentore quotidiano.

Salviamo con tutto il nostro impegno di pugliesi  La Gazzetta del Mezzogiorno ma attenti a non farci colonizzare; da decenni ormai sappiamo camminare da soli.

Marcario Giacomo -Comitato di Redazione de “ Il Corriere Nazionale”