La fantasia di un romanzo che diventa realtà

Cultura & Società

Andrea Bizzotto, 33 anni, di Cittadella, provincia di Padova, papà malato terminale scrive un’autobiografia per la figlia di un anno e mezzo. Il libro verrà stampato alla Graphico di Cittadella. Andrea racconta della sua vita e soprattutto del suo amore con Maria, conosciuta in Germania: una relazione da cui è nata, appunto, Giulia. Elenca con rabbia le cose cui sarà costretto a rinunciare:  “Quello che più mi mancherà è la mia bambina, Giulia Grace. Nessuno merita un tumore incurabile a 33 anni. Io mi meritavo la possibilità di crescere e educare la mia piccola Giulia, portarla al primo giorno di scuola, prepararle il suo cibo preferito con amore, fare un viaggio da solo con lei. Mi meritavo almeno di lasciarle un ricordo reale di me, non un video o un libro”.

Ne hanno parlato diversi giornalisti, ne ha parlato lo scrittore Mauro Leonardi, nessuno sembra essersi accorto che la fantasia di un romanzo è diventata realtà. Evidentemente nessuno ha letto o, se lo ha letto, si è ricordato del romanzo “La ragazza delle arance” di Jostein Gaarder. E forse neppure Andrea Bizzotto sa dell’esistenza di questo libro. Jan, il protagonista, prima di morire scrive una lettera per suo figlio Georg di quattro anni, affinché la legga quando ne avrà quindici di anni. La lettera racconta del suo amore per la ragazza delle arance, una sconosciuta che Jan aveva incontrato per caso su un tram di Oslo quand’era diciannovenne. Sconosciuta della quale si innamora perdutamente e che poi sposa. Anche il protagonista del romanzo soffre al pensiero di dover lasciare il figlioletto, la moglie e le cose belle della vita.

Al personaggio reale, così come a quello di fantasia, vorrei dire che in realtà il pensiero che dovrebbe farci soffrire non è restare privi delle persone care, ma è che le persone care possano soffrire restando prive di noi. Il protagonista del romanzo non credeva nell’aldilà, ragione di più per non ritenere in vita, di restare privo di qualcosa dopo la morte.

Comprendo sin troppo la sofferenza di Andrea Bizzotto. Io che di anni ne ho davvero tanti, al pensiero che le care figlie e la consorte possano soffrire per la mia dipartita, spero sempre che sora morte corporale mi venga a trovare il più tardi possibile. La preoccupazione è più per loro che per me.

Renato Pierri