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Biden ufficialmente fuori di testa

Su questo blog ho sempre considerato l’elezione di Joe Biden un irrimediabile vulnus alla democrazia o almeno a quell’immagine di democrazia di cui l’occidente si compiace mentre prende abissali distanze da essa. Si potrebbe discutere sul fatto che in America ci sia mai stata veramente una democrazia nel senso pieno della parola, ma ora mettiamo questo problema da parte: l’elezione di Biden è stata una ferita sia per gli evidenti e massicci brogli elettorali compiuti all’ombra della pandemia, sia perché mandare alla Casa Bianca un uomo palesemente in preda a una decadenza senile precoce e drammatica, totalmente inadeguato al compito,  significa dire apertamente che in realtà il potere è in mano ad altri che stanno dietro le quinte e benché determinino il risultato elettorale sono estranei ad esso.

Naturalmente proprio per evitare che qualcuno miracolosamente incespicasse in questa evidente realtà, tutta l’informazione ha sempre trattato Biden come se fosse una persona mentalmente integra, solo con qualche piccolo vuoto di memoria. Chiunque osasse  dire il contrario è stato trattato come portatore di  razzismo anagrafico, anche quando avesse un’età pari o vicina a quella del presidente: il reato di “ageism”, veniva regolarmente contestato a chi vedeva l’imperatore nudo. Ma a un certo punto non è stato più possibile coprire le gaffes, la smemoratezza e la confusione: lo scorso maggio, un sondaggio del Washington Post-ABC News ha rilevato che solo il 32% degli intervistati credeva che Biden avesse “l’acutezza mentale” necessaria per essere efficace alla Casa Bianca e la settimana scorsa un sondaggio della NBC News ha rilevato che tre quarti degli elettori (76%), inclusa la metà dei democratici, affermano di essere preoccupati per la salute mentale e fisica di Biden. Forse vale la pena notare che questo ultimo sondaggio è stato condotto prima che l’America fosse a conoscenza di un rapporto del procuratore speciale Robert Hur, che ha indagato sull’archiviazione di documenti riservati da parte di Biden. Hur ha affermato di non ritenere che Biden debba essere perseguito per i documenti segreti scoperti nel suo garage, ma ha messo in rilievo “limitazioni significative nella sua memoria”.

Di fatto siccome si tratta di una documentazione legale questa vicenda diventa un atto ufficiale  contro la possibilità che Biden possa continuare a mantenere la massima carica degli Stati Uniti. Negli interrogatori con l’ufficio di Hur, Biden “non ricordava quando era stato vicepresidente”, ha chiesto in due casi  separati e allarmanti “era il 2013, quando ho smesso di essere vicepresidente?” e “nel 2009 ero ancora vicepresidente?”  Non ricordava, nemmeno dopo diversi anni, quando morì suo figlio Beau. E la sua memoria appariva confusa nel descrivere il dibattito sull’Afghanistan che un tempo era così importante per lui. Hur ha concluso che Biden è troppo anziano e smemorato per affrontare un processo, cosa che lo rende inidoneo a diventare presidente, ora o in futuro.

Questa verità nuda e cruda è stata enunciata da un arbitro neutrale, non da qualcuno politicamente partigiano, eppure il tentativo di insabbiamento continua ancora. Ora Hur è stato accusato di aver “denigrato” l’oggetto dell’indagine “con commenti critici estranei, infondati e irrilevanti”. Chiaramente il potere che sta dietro le spalle e soprattutto dietro la testa di Biden, non voleva che queste informazioni fossero rese pubbliche. Ma così come è stato irresponsabile mettere Biden al potere, altrettanto è irresponsabile mantenerlo lì. Non solo irresponsabile, ma irrazionale. Giovedì scorso quando gli è stato chiesto perché si candidasse di nuovo, Biden ha risposto con arroganza: “Sono la persona più qualificata in questo paese per diventare presidente degli Stati Uniti e finire il lavoro che ho iniziato”. Ma subito dopo nella stessa conferenza stampa si è riferito al  leader egiziano Abdel Fattah el-Sisi come al “presidente del Messico”, poi ha dimenticato il nome di Hamas e confuso il presidente francese Emmanuel Macron e l’ex cancelliere tedesco Angela Merkel con i loro lontani predecessori ora morti. Tutto questo ovviamente fa sembrare Trump che pure ha un’idea molto vaga di quel che c’è fuori degli States e probabilmente anche di quello che c’è dentro come una persona estremamente competente.

Non c’è dubbio che in questo contesto l’intervista a Putin è arrivata come una sorta di tsunami per il  milieu politico occidentale, tanto da diventare tema di censura. Però visti gli ascolti  altissimi si può dire che sia stato indirettamente il colpo di grazia per lo smemorato di Washington.

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