Principale Arte, Cultura & Società Olocausto e soggettività queer

Olocausto e soggettività queer

L’Omocausto e la necessità di preservare la memoria
L’ascesa di Hitler nel 1933 segnò l’inizio della tragica distruzione del movimento omosessuale tedesco, con una persecuzione spietata che si estese rapidamente.
Dall’autunno del 1933 si ha notizia dei primi internati omosessuali, identificati con il triangolo rosa a partire dal 1936.
Nel periodo tra il 1933 e il 1945, circa 100.000 persone furono arrestate per il Paragrafo 175, con 60.000 che scontarono la pena in carcere e 10.000-15.000 internate nei campi di concentramento.

Il Paragrafo 175
Il Paragrafo 175 era una legge tedesca introdotta nel 1871 e successivamente modificata durante il regime nazista.
Inizialmente, criminalizzava l’omosessualità maschile, ma nel corso degli anni ha subito diverse modifiche.
Durante il Terzo Reich, la legge è stata utilizzata per perseguire e imprigionare gli uomini omosessuali.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, diverse modifiche sono state apportate alla legge, ed è stata infine abrogata nel 1994.

Il massacro sistemico delle persone queer
È fondamentale rompere il silenzio sull’Omocausto e il massacro sistematico delle persone queer nei campi di concentramento nazisti.
La persecuzione delle persone queer persistette anche dopo il Terzo Reich, evidenziando quanto fossero considerate scomode. La criminalizzazione dei rapporti omosessuali attraverso il Paragrafo 175 fu abrogata solo nel 1994, dimostrando una lunga storia di discriminazione.
Le persone queer nei campi nazisti subirono non solo sterminio ma anche violenze e esperimenti pseudoscientifici per “correggere” il loro orientamento sessuale.
Le stime delle vittime variano, ma la brutalità degli atti rimane inaccettabile.
Questa memoria deve servire come monito contro ogni politica di sopraffazione del corpo.

Il ricordo delle donne perseguitate dal nazifascismo
Mentre commemoriamo le vittime dell’antisemitismo, del razzismo, dell’abilismo e delle dittature nazifasciste, è essenziale ricordare anche le vittime dimenticate.
Donne che sfidavano i canoni imposti dal regime nazista che subirono persecuzioni simili, lesbiche, bisessuali e transessuali: persone considerate minacce alla sopravvivenza del popolo.
Il ricordo di queste donne è imprescindibile, un segno che non può essere cancellato.
Dedicando attenzione, impegno e dedizione alla memoria, possiamo onorare tutte coloro che hanno sofferto.

Liliana Segre
«La politica che investe nell’odio è sempre una medaglia a due facce che incendia anche gli animi di chi vive con rabbia e disperazione il disagio dovuto alla crisi e questo è pericoloso. A me hanno insegnato che chi salva una vita salva il mondo intero, l’accoglienza rende più saggia e umana la nostra società.»
Viviamo in un Paese in cui la Senatrice a vita Liliana Segre, vittima delle leggi razziali del 1938, vive sotto scorta.
I paralleli tra gli orrori del passato e la realtà attuale sono evidenti, con il filo spinato, i forni a gas e i treni della morte che persistono sotto nuove forme.
L’indifferenza è il comune denominatore che Liliana Segre ha denunciato, sottolineando la necessità di conoscere, denunciare e reagire per evitare che tali orrori si ripetano.
«L’indifferenza è quando nessuno ti parla, nessuno ti vede, nessuno ti pensa, nessuno ti aiuta, tutti voltano la testa dall’altra parte. E invece appunto bisogna conoscere, denunciare, reagire.»

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