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Taranto: si sposta in provincia l’onda nera malavitosa Mafia, droga e voto di scambio

Un duro colpo inflitto alla delinquenza da parte della Guardia di Finanza, di Taranto, coinvolti, anche in questo caso, dopo quello della città di Taranto, i colletti bianchi. Arrestato il sindaco del piccolo comune di Statte, fino al 1° maggio 1993, frazione del Comune di Taranto, da cui ha ben imparato la lezione sul malgoverno e corruzione.

La piccola cittadina, tristemente famosa, ai suoi confini aveva in un capannone materiali radioattivi, per centinaia di fusti, erano della ex Cemerad di Statte, azienda che faceva stoccaggio e trattamento di rifiuti ospedalieri e industriali, con addirittura 57 fusti di materiale contaminato in seguito al disastro nucleare di Chernobyl. Ora Statte torna alla ribalta, a seguito del Maxi Blitz della G.d.F con 29 arresti fra cui il primo cittadino: Andrioli e due assessori Ivan Orlando e Marianna Simone, in custodia cautelare, più 60 indagati.  I

n aggiunta ai precedenti, anche un dirigente di Kyama Ambiente, Lucio Rocco Scalera, già inquisito per il famoso concorso sospetto, poi annullato. Le accuse vanno da associazione di stampo mafioso a quella di traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di cocaina e voto di scambio mafioso. Tra gli indagati anche Giulio Modeo, figlio del più noto Antonio detto il “ messicano “ che fu ucciso il 16 agosto del 1990, da un commando di una cosca rivale, quella di Salvatore manomozza  Anacondia. Furono anni terribili, la guerra fra le cosche, e fra gli stessi fratelli, causò molti morti, si sparava per strada quotidianamente. Scalera aveva promesso al Modeo il posto di lavoro, che sarebbe scaturito dal concorso che poi è stato sospeso.

Anche l’ex Comandante della Polizia Locale, Aristide Rotunno, figura fra le persone denunciate a piede libero, nell’operazione della G.d.F chiamata “ Dominio”. Per il principio di innocenza, le responsabilità dei sottoposti a indagini sarà definitivamente accertata solo in cui ci sia una sentenza irrevocabile di condanna.

Antonello Giusti

Comunicato della Guardia di Finanza

Nella mattinata odierna i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto, con il supporto di personale e di mezzi del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata, dei Comandi Provinciali di Bari, Lecce, Taranto e Brindisi e della Sezione Aerea di Bari, hanno dato esecuzione a un’ordinanza, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura della Repubblica -D.D.A.- salentina, applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 29 soggetti (26 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) e del sequestro preventivo di beni del valore complessivo di circa 6,4 milioni di euro.

I ristretti sono gravemente indiziati, a vario titolo, delle ipotesi di reato di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione e detenzione illegale di armi.

Le pertinenti indagini, anche di natura tecnica, coordinate in ogni loro fase dalla Procura della Repubblica di Lecce/Direzione Distrettuale Antimafia, hanno consentito alle Fiamme Gialle joniche di disvelare la presenza e l’operatività nei Comuni tarantini di Statte e di Crispiano di un presunto gruppo criminale.

Nello specifico, è stato rilevato come gli indagati, tra il 2020 e il 2021, avrebbero fatto parte di un’organizzazione di tipo mafioso, dotata di armi, e si sarebbero resi responsabili di numerose condotte illecite concernenti lo scambio elettorale politico-mafioso, la cessione di partite di stupefacenti, la detenzione di armi e l’intestazione fittizia di beni a “prestanome”, nonché l’esecuzione di efferate attività estorsive, di spedizioni punitive e di attentati incendiari.

Il “controllo del territorio” sarebbe stato esercitato da alcuni degli indagati anche attraverso il presunto condizionamento delle elezioni amministrative tenutesi a Statte (TA) nell’ottobre del 2021. In questo contesto sarebbe difatti emerso che uno degli indagati, attraverso propri fiduciari, si sarebbe concretamente adoperato per la raccolta di voti in favore di alcuni candidati, oggi amministratori di vertice del Comune, ottenendo in cambio somme di denaro, buoni pasto e schede carburanti, nonché l’impegno a favorire la concessione di autorizzazioni e di commesse pubbliche a imprese compiacenti.

Avrebbe contribuito all’illecita raccolta di voti anche un dirigente amministrativo di una società di servizi tarantina. A questo proposito sarebbe difatti emerso che il predetto, per il tramite di fiduciari, avrebbe interessato un componente della presunta associazione mafiosa perchè reperisse preferenze elettorali, promettendogli in cambio l’assunzione nell’azienda di servizi e l’affidamento di commesse.

Ancora, per eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali alcuni indagati avrebbero intestato fittiziamente a “prestanome” imprese, beni mobili e immobili ubicati a Taranto e a Statte.

A riscontro delle evidenze acquisite attraverso le indagini tecniche, nel novembre e dicembre 2021 il Nucleo PEF Taranto ha sottoposto a sequestro a carico di alcuni indagati ingenti quantità di sostanze stupefacenti, del tipo hashish e cocaina, somme in contanti per oltre 50 mila euro e diversi orologi Rolex di notevole valore economico.

In applicazione del provvedimento cautelare sono stati inoltre sottoposti a sequestro “per sproporzione”, ai sensi dell’art.240-bis c.p.p., anche beni di ingiustificata provenienza riconducibili ad alcuni indagati del valore complessivo di circa 6,4 milioni di euro, tra i quali appartamenti, locali commerciali e box, nonché quote societarie e compendi aziendali di imprese, con sedi a Taranto e in provincia, attive nei settori economici della ristorazione e del commercio di automobili e di frutta e verdura.

Contestualmente sono state eseguite perquisizioni locali e personali nei confronti di 30 soggetti, interessati dalle indagini in ordine alle ipotesi di reato di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

L’operazione di servizio, svolta in stretta sinergia con la Procura della Repubblica di Lecce -Direzione Distrettuale Antimafia – testimonia il costante impegno profuso dalla Guardia di Finanza di Taranto a contrasto della criminalità organizzata, al fine di intercettare e reprimere ogni forma di inquinamento dell’economia legale per salvaguardare gli operatori economici e i cittadini.

Per il principio di “presunzione di innocenza” la responsabilità delle persone sottoposte a indagini sarà definitivamente accertata solo nel caso in cui intervenga una sentenza irrevocabile di condanna.

Foto di TungArt7 da Pixabay

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