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Taranto e i centri di raccolta dei rifiuti urbani, ancora in alto mare?

La legge sui Centri di Raccolta dei rifiuti è del 2008, il prossimo 8 aprile sono 16 anni. Cosa è cambiato e perché a Taranto siamo ancora in alto mare?

La legge, poi arricchita con gli anelli mancanti nel D.M. 13 maggio 2009, introduce un elemento nuovo nel panorama degli impianti per la gestione dei rifiuti: non necessitano di autorizzazione e il responsabile del procedimento è il Comune.

Un effetto significativo della normativa fu che, tra prescrizioni e caratteristiche le vecchie isole ecologiche (ricordiamo che l’ex sindaca Di Bello ne creò 15 in tutta la città) venivano superate progressivamente.  Ora mi pare che siano praticamente quasi del tutto tutte scomparse.

Ma a cosa servono i Centri di Raccolta?

 Sorvolo sul processo di adeguamento normativo, la creazione nell’Albo gestori nella categoria 1 (centri di Raccolta) per arrivare al nocciolo del problema.

Tra le tipologie di rifiuti conferibili, pericolosi e no, si ritrovavano infatti, oltre agli imballaggi, la frazione organica umida, i farmaci e le batterie al piombo esauste, i rifiuti delle potature, le cartucce ed i toner esausti, i tubi al neon ed i RAEE, nonché i rifiuti assimilati ai rifiuti urbani sulla base dei vigenti regolamenti comunali.

Da specificare che questa riforma intervenne proprio per disciplinare i Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) che sono suddivisi in cinque categorie: R1 Apparecchiature per lo scambio di temperatura. R2 Altri grandi bianchi. R3 TV e monitor. R4 IT e consumer Electronics, apparecchi di illuminazione. R4 sez. A Pannelli fotovoltaici. R5 Sorgenti luminose.

Va da sé che nel centro che ho visitato (Paolo VI), come da immagine in articolo su 5 categorie solo due vengono gestite: i mini-Raee della categoria 4 ed R2 grandi bianchi. Le altre tipologie (televisori, frigoriferi, ecc), pur raccolte separatamente dal servizio pubblico (a richiestacol numero verde), vengono portati a un privato – sempre lo stesso – così il servizio raddoppia i costi.

Mentre se il servizio Raee viene gestito attraverso il coordinamento nazionale Raee non ha costi (!). Per non parlare della cannibalizzazione dei frigoriferi e cucine in istrada.

Il consorzio nazionale Raee ha creato un bando, sono 100 i soggetti pubblici a cui sono stati assegnati contributi economici destinati all’infrastrutturazione e all’adeguamento dei centri di raccolta e alla realizzazione di progetti di microraccolta e contestuale comunicazione.

La Misura A, pari al 17% dell’importo complessivo per un totale di 749.305,13 euro, è stata impiegata per la realizzazione di opere presso il centro di raccolta e/o per l’acquisto di beni per la sua operatività.

Per la Puglia ammessi il Comune Di Modugno, Comune Di Gioia Del Colle e Comune Di Martina Franca

La Misura B, pari al 35% della somma complessiva per un totale di 1.498.610,25 euro, è stata utilizzata per la realizzazione di nuovi centri di raccolta in Comuni in cui non ne risulti già uno iscritto al CdC RAEE. Nessun comune pugliese.

La Misura C, pari al 48% della somma complessiva comprensiva dei fondi comunicazione e microraccolta per un totale di 2.049.305,13 euro, è stata destinata alla creazione di progetti di microraccolta e contestuale comunicazione.

Per la Puglia il Comune Di Cerignola, Comune Di Castellaneta e Comune Di Melpignano,

Anche agli Allegati della legge sono state apportate alcune variazioni.

Anzitutto in riferimento alle tipologie di rifiuti ammesse nei centri: oltre alle 32 tipologie di rifiuti conferibili ne sono state aggiunte 13, tra cui, per le sole utenze domestiche, toner esauriti, mattoni e mattonelle provenienti da piccole ristrutturazioni ad opera del conduttore della civile abitazione e pneumatici fuori uso; potranno invece essere conferiti da utenze anche non domestiche le terre e rocce, i tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio (codice CER 20 01 21) nonché i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (codice CER 20 01 23*, 20 01 35* e 20 01 36).

Risultano poi introdotte alcune novità sul sistema di contabilizzazione dei rifiuti in ingresso e in uscita al fine della formazione di bilanci di gestione che si fondino anche su stime in assenza di pesatura, attraverso la compilazione del già previsto schedario.

Insomma, 45 tipologie di rifiuti conferibili a fronte delle 12 presenti nella scheda di Paolo VI-

Certo, ci sono problemi di struttura, intanto il centro non ha coperture strategiche come potrebbe essere in questa immagine

 

 

 

 

 

E non come si presentano i contenitori a Paolo VI

 

 

 

 

Difatti nel contenitore che raccoglie la frazione carta e cartone la situazione vede una copertura rotta.

La frazione di carta bagnata diventa ingestibile nei confronti della cartiera anche se, in assenza dell’impianto dell’Amiu di Pasquinelli, viene data al privato, quest’ultimo la porterà in discarica con addebito. Non si sfugge all’inanzione.

Un altro elemento, che rientra nella contabilizzazione dei rifiuti, è quello relativo agli ingrombanti (mobili, arredi in genere). Mi risulta che questi  – come si vede nell’immagine che segue – vengano messi nel contenitore con il ragno che li distrugge creando cascame legnoso ingestibile (anche questo finirà in discarica?).

il cascame legnoso nel contenitore

 

Essenziale, per il rispetto della normativa che i centri avessero questo aspetto che segue

 

 

 

 

 

Alberature intorno, altezza rete che racchiude l’area minima di 2 metri, mentre a Paolo VI l’altezza è un metro e settanta, pavimento industriale sempre a norma senza buche e canaline di scolo percolato sempre più pulite, insomma manutenzione a gogò altrimenti sono guai.

Insomma e chiudo qui per il momento, i centri di raccolta non devono sciommiottare le vecchie isole ecologiche, la legge che li istituiva aveva da regolare dieci anni di raccomandazioni europea, ma i sordi sono sempre al lavoro e Taranto insegna.

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