Principale Arte, Cultura & Società Lo scrittore, giornalista e “poeta di Ferrara” aveva 77 anni

Lo scrittore, giornalista e “poeta di Ferrara” aveva 77 anni

 
Poiché «Le foto si leggono», è con questa immagine che vede un Roberto Pazzi felice, abbracciato a  Vittorio Sgarbi e con accanto una soddisfatta prof. Cettina Fazio Bonina che abbiamo scelto di  ricordarlo: siamo nella splendida “Sala delle Muse” del circolo Unione di Bari, cinque anni fa, con loro due, anche amici oltre che entrambi scrittori assoluti, e la presidentessa dell’Associazione che dà il nome al prestigioso riconoscimento ormai divenuto oggetto di desiderio, oscuro o meno, dei migliori scrittori dell’inflazionato panorama letterario italiano. Ma, giusto rimanendo nella cronaca di allora e al momento fissato dallo scatto volutamente scelto così, era appena stata data lettura ufficiale del verdetto che proclamava Roberto Pazzi come vincitore del “Premio Nazionale Porta d’Oriente 2019” per il suo romanzo “Verso Sant’Elena” (Bompiani editore).
Un evento indimenticabile per Bari, ma anche per lo stesso premiato – e le istantanee non mentono mai – considerando che tanta felicità sul volto del vincitore la dice tutta e anzi di più: infatti finisce, se vogliamo, pure per divenire una certificazione dell’importanza di questo premio tra i tanti che si tengono a livello nazionale. A dimostrarlo, infatti, un dato: Pazzi ha collezionato nella sua carriera di scrittore, saggista e poeta ben 41 premi, tra nazionali ed internazionali, e tutti di altissimo livello e indiscutibile rinomanza per le sue opere tradotte persino in 26 lingue e a stampa delle migliori case editrici italiane. Impossibile dunque in un articolo citare tutti i premi e i titoli, senza in qualche modo rischiare di fare un torto o a un suo libro oppure al premio, o ai premi ricevuti da un suo lavoro. Mettiamola così: non vi è opera da lui scritta che, a seconda o anche a prescindere dai gusti, non valga la pena di essere letta. Imperdibile dunque il suo ultimo volume in libreria questo 12 dicembre prossimo, e cioè a pochi giorni dalla sua scomparsa, l’altro ieri, “La doppia vista” (La nave di Teseo editore) e già un best seller annunciato anche perché quasi un libro-testamento autobiografico: un libro dove, tra realtà e finzione, si parla di uno scrittore anziano che, ammalato, finisce col confondere i suoi personaggi di fantasia con le persone che ha amato effettivamente.
Ligure di nascita, ma ferrarese d’adozione e di elezione, nonché fondatore in questa sua città della scuola di scrittura creativa “Itaca”, Roberto Pazzi non è stato solo uno scrittore di grande successo: docente a Ferrara e a Urbino, è stato per anni anche un giornalista in esclusiva per Il Corriere della Sera e poi opinionista per QN Quotidiano Nazionale (Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione) e con collaborazioni anche con il New York Times. Intellettuale a tutto tondo, lascia un grande vuoto nel mondo della cultura e in chi l’ha conosciuto, ma indubbiamente resta il cospicuo lascito di opere senza tempo che gli sopravviveranno per sempre.
Ineludibile a questo punto per noi, anche per  averne potuto apprezzare carisma e “modestia dei grandi” insieme, non aggiungerci al ricordo di tutti, a cominciare dai colleghi della grande stampa, per un tributo dovuto anche per le emozioni che ha donato a chi era presente all’evento di cui è stato protagonista qui; ma non certo mettendo in second’ordine pure la gratitudine per il suo contributo, nella Giuria d’elezione di cui era entrato a far parte di diritto (quale vincitore) a far crescere il prestigio e la credibilità di un Premio che già col suo stesso nome, Porta d’Oriente, porta orgogliosamente in alto, e nel Mondo, anche il nome di Bari.
Enrico Tedeschi

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