Principale Arte, Cultura & Società Cultura accessorio: bonus cultura e musei gratuiti, cosa accade con la riforma

Cultura accessorio: bonus cultura e musei gratuiti, cosa accade con la riforma

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Cultura accessorio non è un titolo provocatorio.

Si è fatto un gran parlare, negli ultimi tempi, di Bonus cultura (18app) e della probabile abolizione dell’ingresso gratuito nei musei la prima domenica del mese.

Ora, sebbene al principio sembrava quasi che il Bonus Cultura per i diciottenni fosse destinato a scomparire, le ultimi dichiarazioni fanno riferimento, invece, a una riforma dello stesso, legandolo al reddito.

A tal proposito, in una nota del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, si legge:

“Il Parlamento darà massima priorità al sostegno della filiera culturale, come teatro, musica, cinema, editoria libraria e patrimonio culturale privato come le dimore storiche. La volontà del Parlamento è quella di revisionare la 18app e introdurre politiche di incentivo alla domanda di cultura più generali, che possano sostenere i consumi culturali nella crisi in corso. La sostituzione di 18app con una nuova ‘carta cultura’ è una misura volta a tutelare dallo snaturamento delle finalità dell’applicazione che viene largamente utilizzata per l’acquisto dei libri di testo. Per questo, riteniamo debba essere revisionata e potenziata concordando con le categorie produttive della cultura.”

Una manovra di welfare, dunque, più che culturale.

Ma, in fondo, anche lo stesso Bonus 18app, così per come si presenta ora, lo è. Difatti, al momento, più che per diffondere cultura, sembrerebbe essere stato creato a sostegno delle industrie, barattando cultura e commercio. Nulla di nuovo sotto il sole.

Al di là delle motivazioni che hanno spinto, all’epoca, all’ideazione e poi attuazione del Bonus Cultura destinato ai diciottenni, la verità è che quel denaro si è rivelato necessario per i ragazzi e le ragazze appartenenti a famiglie meno abbienti e in difficoltà. Ben venga, allora, che rimanga anche solo legato al reddito, anche se, con grande probabilità, sarà fautore di un’ulteriore e insensata guerra fra i poveri. Qualunque saranno i criteri legati al reddito, non è difficile comprendere che una grande fetta di giovani ne rimarrà fuori, talvolta anche per una differenza economica davvero bassa, necessaria per non superare la scrematura, ma non abbastanza alta per accedere a tutti i servizi contemplati da quella che è ancora oggi la 18app.

Inoltre “Poi, oggi ci si comprano i libri di testo e questo non può avvenire perché la carta è erogata dal Ministero della cultura e i libri di testo non sono ammessi. Ma, di fatto, così è diventata un ammortizzatore sociale”, sostiene sempre Mollicone.

A questo punto sorge un’obiezione.

Perché mai non dovrebbe essere possibile? Non sono, forse, i libri di testo parte fondante della cultura? Possibile che non ci si renda conto che famiglie facenti parte della fascia bassa o medio bassa, le quali non possono permettersene l’acquisto,  troverebbero, attraverso quel bonus, sollievo da un peso gravante sul bilancio familiare?

Si eroghi, allora, se con 18app non è possibile, per gli ISEE bassi una somma che copra l’intera somma spesa per l’acquisto dei libri di testo, se si parla di scuola pubblica, e non quei bonus emessi dai comuni coprenti una bassissima percentuale del denaro speso per tale acquisto e per di più a titolo risarcitivo.

Sempre in ambito cultura si presenta un altro problema: la possibile abolizione dell’accesso gratuito al museo durante la prima domenica del mese. Le motivazioni addotte dal Ministro San Giuliano, durante un’intervista rilasciata al TG1, sono le seguenti:

  • Depauperamento delle risorse pecuniarie del ministero e dei musei
  • Deprezzamento del valore delle opere

Seppur comprensibile la prima dichiarazione, soprattutto in un Paese in cui mancano le risorse per stipendiare ulteriori addetti ai musei, si continua a non tenere conto, anche in questo caso, delle fasce meno abbienti della popolazione. L’entrata gratuita sotto i 18 anni e un prezzo calmierato fino ai 25 e per i pensionati non basta.

In Italia il tasso di disoccupazione si aggira al 7,8% sul totale della popolazione e al 23,9% fra i giovani. Come si crede, dunque, che le persone che rientrano in queste categorie, e che non necessariamente rientrano fra under 18, under 25 e pensionati, possano permettersi di recarsi al museo?

Si è forse così ciechi da non comprendere che, se si versa in cattive acque, la cultura diventa accessorio?

Libri e musei, purtroppo, non possono sostituire pasti o medicinali, è inutile prendersi in giro.

Le persone che faticano ad arrivare a fine giornata, più che a fine mese, sono costrette a barcamenarsi e dover effettuare dei tagli che, per le motivazioni sopra elencate, il più delle volte ricadono proprio sulla cultura. Ecco l’utilità del mantenere invariati, almeno per queste fasce, 18app e domenica gratuita al museo. Altrimenti, la cultura tornerà ad essere a panaggio del ricco, mentre il figlio del povero rimarrà povero e privo di educazione, entrando in una dialettica da cui non c’è via di uscita.

Si faccia in modo che la cultura diventi centro e non accessorio. Si educhi alla cultura e si permetta a tutti, equamente, di accedervi.

 

Di Rosaria Scialpi

 

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