Principale Estero Come Pechino sta pianificando l’invasione di Taiwan

Come Pechino sta pianificando l’invasione di Taiwan

L’analista statunitense, Ian Easton, ha visionato i documenti interni dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Il piano prevede tre fasi: blocco e bombardamento, attacchi informatici mirati a internet e alle comunicazioni del governo taiwanese, e distruzione di infrastrutture chiave

di Eugenio Buzzetti

© Lin Jian / XINHUA / Xinhua via AFP
– Esercitazioni dell’Esercito popolare di liberazione cinese nelle acque intorno all’isola di Taiwan

 

AGI – Un piano che prevede l’impiego di almeno 300mila soldati, da realizzare in tempi strettissimi, e non privo di rischi.

È il “joint island attack campaign” che l’Esercito Popolare di Liberazione cinese aggiorna e mette costantemente a punto per l’invasione di Taiwan e studiato dall’analista Ian Easton del Project 2049 Institute della Virginia.

L’esperto statunitense, citato dal quotidiano Le Monde, studia da anni il rischio di un’invasione cinese di Taiwan, e ha analizzato documenti interni dell’Epl.

Gli ufficiali sono stati avvertiti che solo una massiccia e magistrale campagna militare consentirà loro di prendere Taiwan. L’operazione sarà estremamente difficile. Ci si aspetta una lotta prolungata e sanguinosa”, per la resistenza che potranno opporre i “separatisti” di Taiwan, come Pechino definisce l’attuale amministrazione dell’isola, guidata da Tsai Ing-wen, spiega Easton, autore di “The Taiwan invasion threat: Taiwan’s defense and American Strategy in Asia”.

Il piano prevede tre fasi: blocco e bombardamento in una prima fase, preceduta da attacchi informatici mirati a internet e alle comunicazioni del governo taiwanese, e che prevede la distruzione di infrastrutture chiave, come gli aeroporti, per terrorizzare l’isola e costringerla alla resa.

Questa fase deve essere compiuta molto rapidamente per non consentire agli Stati Uniti di entrare in guerra. La seconda fase riguarda lo sbarco delle forze anfibie in punti strategicamente importanti come le isole Kinmen e Matsu, molto vicine alle coste cinesi, prima di prendere l’arcipelago delle Penghu: non occupare queste roccaforti taiwanesi si rivelerebbe un errore che comporterebbe il rischio di ritardare l’invasione dell’isola principale.

La fase tre, infine, riguarda l’invasione dell’isola, con l’impiego di truppe aerotrasportate e battaglioni da cinquecento uomini.

Il tutto dovrebbe avvenire in due soli periodi dell’anno: tra fine marzo e fine aprile, o tra fine settembre e fine ottobre, ovvero quando le condizioni consentirebbero alle operazioni militari di affrontare al meglio il clima e la geografia dell’isola.

Taiwan ha più volte lanciato l’allerta, in tempi recenti, sul rischio che Pechino possa condurre, addirittura già entro il 2027, un’invasione dell’isola per “riunificare” Taiwan alla Cina (termine che Taipei non riconosce e parla, invece, di “unificazione”).

Per Pechino, che considera Taiwan parte integrante del proprio territorio nazionale, non si tratterrebbe di una “invasione”, ma di una “riunificazione”, appunto, con l’uso della forza, mai escluso da Pechino, nonostante dichiari di lavorare per una “riunificazione pacifica” dell’isola. Il piano non è privo di difficoltà per l’esercito cinese, conclude Easton, che vanno dalle carenze logistiche al livello di preparazione di Taipei.

La rete di allerta di Taiwan riduce la possibilità di un effetto sorpresa“, spiega il ricercatore, e in più “gli ufficiali cinesi sono convinti di non avere abbastanza informazioni su Taiwan”.

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