Principale Arte, Cultura & Società Quadrupedia, non volatilia: le abitudini alimentari dei monaci medievali

Quadrupedia, non volatilia: le abitudini alimentari dei monaci medievali

Miracolo dellabate Guido Stambiati, dettaglio, Refettorio Abbazia di Pomposa, Ravenna, 1310 -1320.

Per i monaci medievali il cibo ha un importante valore culturale. Nella sua presenza o assenza, si carica di contenuti spirituali. Per questo, nei confronti dell’alimentazione, c’era una attenzione altissima in virtù della quale vigeva una efficiente organizzazione e razionalizzazione.

Quando parliamo di generale astinenza dal cibo, congiunta ovviamente alla continenza, ci riferiamo ad un fenomeno monastico sviluppatosi non solo per la negazione corporea dell’umana esperienza ma anche, specialmente in relazione ad alcuni specifici cibi, al simbolico distacco dalla mondanità e dai suoi simboli.
Precisiamo: il digiuno non era praticato da tutti. Solitamente i confratelli più robusti e in salute ne erano i paladini, mentre ai più deboli e fragili erano consentite razioni più corpose e addirittura il consumo dei cibi proibiti.

Tra questi, ad esempio, c’era la carne. Essendo appannaggio del potere e delle aristocrazie militari, rappresentando un modello lontano da quello più vegetariano e “non violento” narrato dalle Scritture a proposito dello stato primigenio nell’Eden, fu caldamente sconsigliata. Solo con la regola benedettina si consentì il consumo di volatili, ritenuti più leggeri dei quadrupedi.

I monaci sostituivano la carne con il pesce d’acqua dolce, formaggi, legumi, cereali e verdure, accompagnando il tutto con del pane, bevendo vino o sidro.

È doverosa una precisazione sul modus operandi dei monaci in età carolingia: tra VIII e IX secolo, si adattarono completamente alla vita signorile, introducendo regolarmente alcuni cibi sconsigliati, tra i quali la carne. Da qui gli sforzi dei Riformatori, risoluti nel riportarli all’ordine, dunque al consumo di cibi più consoni.

A questo proposito, è indicativa la testimonianza costituita dalla Vita di Oddone, abate di Cluny, risoluto censore delle abitudini monastiche più sconvenienti.

Il cibo, sapientemente dosato e consumato, era la prima medicina: la salute, insomma, passava dalla tavola.
Inoltre, la tavola ed il cibo erano considerati elementi di coesione all’interno delle comunità monastiche medievali: il momento del desco era infatti simbolico della solidarietà monastica e dell’appartenenza al gruppo.

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