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Jus soli

Non è una novità che l’Italia sia ancora investita da un flusso migratorio non di rado drammatico. E’ la nostra stessa posizione nel bacino del Mediterraneo a favorire la fuoriuscita di genti disperate dall’Africa; ma non solo.

Le cronache, giornalmente, citano sbarchi della speranza e di salvataggi in una Terra che stenta a dare dignità di vita ai suoi stessi cittadini. Ma, tant’è, che la politica, per non stonare, avrebbe individuato un espediente “legale” per trasformare, col tempo, un certo numero di profughi in cittadini d’Italia. Sino a oggi, il diritto di cittadinanza è regolato dalla Legge 1992/91 (cittadinanza per diritto di sangue): Insomma, anche se non è il caso d’addentrarci nella burocrazia della normativa, la nostra cittadinanza si può acquisire se, almeno, uno dei due genitori è italiano.

De resto, può diventare, su domanda, cittadino italiano anche chi, al compatimento della maggiore età, ha sempre mantenuto, documentandola, la residenza regolare nella Penisola. E’ tornato d’attualità, quindi, il principio “IUS SOLI”. La questione, però, non è priva d’ostacoli anche burocratici. Però le condizioni per potersi avvalere del “IUS SOLI” non sono automatiche.

Queste, in sintesi, le condizioni già note. D’altronde, con questo Esecutivo di Centro/Destra, il problema della “cittadinanza” tornerà tra i provvedimenti a lunga pianificazione . La confusione normativa non è sfuggita neppure al cittadino comune pur se subissato da tanti altri problemi esistenziali nel quotidiano per i quali non c’è soluzione politica.

Giorgio Brignola

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