Principale Politica Oltre le percentuali

Oltre le percentuali

Il sistema economico italiano resta “imperfetto”. Chi non comprendere questa realtà illude se stesso ma, soprattutto, gli altri. Oggi, ogni soggetto economico vuole sopravvivere. Il senso del dovere è stato sostituito da quello del sacrificio imposto e, quindi, non sempre accettabile di buon grado.

Siamo rimasti indietro in tutto e, ora, andare avanti appare difficile. La nostra realtà non è solo figlia della negligenza politica, ma anche di una scarsa connessione sociale. La “guerra” tra poveri s’è trasformata in una, logorante, area d’attesa. Una replica fatalistica che, purtroppo, è nelle radici nazionali. Quando migliaia d’italiani non riescono a trovare un’occupazione, anche a tempo parziale, la dice lunga sulla nostra realtà. Non a caso, l’emigrazione è tornata d’attualità. Dal Bel Paese partono i giovani; ma non solo loro. Proprio per una serie di concause, anche l’interesse alla politica s’è ridimensionato.

I consumi, anche quelli quotidiani, restano bassi. Sul fronte della globalizzazione, la nostra competitività è crollata e l’iniziativa, quando è ancora possibile, si rivolge verso altri lidi con economie meno condizionate da un bilancio pubblico incerto. Le teorie del “Welfare” sono rimaste tali. Inapplicabili in una struttura, com’è la nostra ancorata alle “tradizioni”, più che alle “innovazioni”. Che, appunto perché tali, non possono produrre da subito riscontri di miglioramento. In fretta, abbiamo raggiunto un’economia, sempre più internazionale, che rigetta gli elementi incapaci. Le nostre, poche, possibilità restano vincolate a interessi politicizzati.

Dopo l’antagonismo, sin troppo sfruttato, si percorre la strada della personalizzazione del potere con la conseguente affermazione d’effetti mai definitivi. A questo punto, non è facile fare delle anticipazioni sull’Italia del futuro; anche perché non siamo più in grado di comprendere quella d’adesso. Come abbiamo già scritto, politica ed economia non riescono a trovare un’armonica convivenza. Ora siamo in una fase d’apertura complessa. IL nostro vincolo resta condizionato a quel “passato” che vorremmo annullare. Ma senza del quale il “presente” non potrebbe evolversi in “futuro”.

Giorgio Brignola

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