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Giornata Nazionale del Contemporaneo: incontro con l’artista Lino Sivilli nella Pinacoteca di Bari

Si è tenuto ieri l’incontro con l’artista nativo pugliese Lino Sivilli che – in occasione della diciottesima edizione della Giornata Nazionale del Contemporaneo, indetta dall’AMACI (Associazione Nazionale Musei d’Arte Contemporanea Italiani) – ha dialogato con Nicola Zito, storico dell’Arte, nella sede della Pinacoteca metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari.

È stata ripercorsa la carriera e produzione artistica di Sivilli a partire da ‘Mantello da viaggio’, sua opera esposta nella prima sala dell’Esposizione permanente dedicata a Pina Belli D’Elia, direttrice del contenitore culturale dal ‘74 all’88.

L’opera predetta è stata realizzata per una mostra collettiva itinerante, svoltasi nel 1986 nei Castelli di Barletta, Bari e Lagopesole (Potenza) e acquistata lo stesso anno dalla Pinacoteca di Bari. Si tratta di un vecchio panno per la raccolta delle olive, lungo circa sei metri, su cui il tempo ha lasciato i suoi inevitabili segni: è stato usato dall’artista con l’intento di simulare e reinterpretare l’illustre mantello dell’imperatore Federico II di Svevia, proponendo sul telo il simbolo del potere Imperiale, tratto dalla decorazione di un guanto, mediante frammenti di specchio che, legati con del fil di ferro, infrangono la luce e interferiscono con essa. L’installazione è stata completata, inoltre, da un’asse in ferro – posta in primo piano, su una base d’appoggio circolare – volutamente arrugginita per rappresentare lo scorrere del tempo, ma anche emblematica dei raggi solari, la cui direzione e intensità mostra il ciclo delle stagioni e la maturazione dei frutti d’olivo. L’opera esprime tutti gli elementi caratterizzanti la “poetica” di Sivilli e la sua riflessione/ideologia artistica: la sua terra di origine (in particolare, la piccola cittadina circondata di ulivi, Bitetto) e, quindi, il duro lavoro dei contadini, il sole e i suoi potenti raggi, la contrapposizione ricchezza-povertà e, infine, la rievocazione della figura storica di Federico II. «È come se l’Imperatore – ha spiegato l’artista – visitando i suoi Castelli pugliesi, dismettesse il fastoso mantello imperiale e indossasse l’umile mantello dell’itineranza, antropologicamente legato al territorio».

“Mantello da viaggio” di Lino Sivilli

Così, muovendo da uno dei lavori di Sivilli, si è aperto un discorso più ampio incentrato sulle tematiche a lui più care e che nel corso della sua carriera ha maggiormente approfondito tra cui l’ecologia e la sostenibilità, le quali vanno ad affiancarsi allo studio dell’arte del passato, della storia e delle tradizioni contadine pugliesi. Grande protagonista, infatti, è proprio stata la memoria e il legame stretto e inevitabile tra la natura, l’antichità stile romanico e la condizione popolare.

Lo storico Nicola Zito a tal proposito ha parlato delle molteplici suggestioni che animano sin dagli albori la ricerca artistica di Sivilli, definendola “una ricerca spinta dalla volontà di porre un argine al “disumanizzante processo” involutivo messo in atto dalla società moderna, che passa sopra e oltre la Storia e le storie degli uomini, e che oggi vanta di una rinnovata fiducia nel futuro, da creare nel presente attingendo a piene mani dal passato, dal classico e dall’agreste, un binomio che dobbiamo cercare, giorno dopo giorno, tra gli ulivi”.

Si è poi giunti, infatti, a richiamare altre opere: le Macchine selezionatrici di raggi solari. Realizzate a partire dalla metà degli anni ‘80, sono anche loro lavori esattamente in linea con gli elementi privilegiati dall’artista, ossia in primis la luce solare, da intrappolare in strutture di differenti forme. L’idea è stata quella di dar vita a uno studio di natura scientifico-ecologista, che si concretizza in sculture caratterizzate da una peculiare attitudine processuale, in cui – come ha affermato lo stesso Lino –: «La ruggine è viva e, mentre la scultura al Sole misura il Tempo, a sua volta viene misurata dal Tempo. Ed è per questo che il sole rappresenta per me un elemento di verità».

Negli anni, inoltre, Sivilli – quale Ispettore Onorario alla Sovraintendenza per la tutela dei beni ambientali e artistici pugliesi – si è preoccupato non solo di creare e perseguire la sua idea di Arte, ma anche di ricercare i luoghi in cui poterla opportunamente ospitare. A riguardo è stato citato il singolare rapporto “platonico” tra Lino e Pino Pascali, uno tra i più grandi artisti pugliesi e senza dubbio il più celebre a livello internazionale di tutto il Novecento. Pascali, in effetti, è stato ed è tutt’oggi il riferimento artistico di Sivilli, proprio per l’utilizzo nelle sue opere di elementi naturali che sposano perfettamente la dimensione agricola. Purtroppo non si sono mai conosciuti, ma Lino – grazie al ritrovamento di una serie di istruzioni scritte da Pascali stesso, morto prematuramente – ha avuto la possibilità di realizzare una sua opera (“La balena”) e di esporla in suo onore nell’attuale Liceo Artistico Pascali di Polignano a Mare (BA), stringendo in tal modo un vincolo eterno con lui.

L’incontro è terminato con l’intervento di Christine Farese Sperken, storica dell’arte e professoressa associata (ora in pensione) di Storia dell’Arte contemporanea all’Università di Bari e membro del Comitato scientifico della Pinacoteca metropolitana, la quale ha ricordato la direttrice Pina Belli D’Elia e quanto quest’ultima fosse rimasta affascinata dalle opere di Lino Sivilli, essendo molto sensibile all’arte contemporanea, che, però, ai tempi della sua presidenza non era ancora mai entrata all’interno della Pinacoteca. Fu lei, infatti, a introdurla per la prima volta nel museo storico barese.

«Fare arte mantiene giovani, perciò fate arte!» – ha concluso Sivilli.

http://www.pinacotecabari.it/

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